mercoledì 30 marzo 2011

La Giusta Distanza

Titolo originale: La Giusta Distanza
Regia: Carlo Mazzacurati
Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Carlo Mazzacurati, Marco Pettenello, Claudio Piersanti
Nazionalità: Italia
Anno: 2007
Durata: 106'
Interpreti principali: Valentina Lodovini, Giovanni Capovilla, Ahmed Hafiene, Giuseppe Battiston, Fabrizio Bentivoglio, Marina Rocco, Natalino Balasso, Ivano Marescotti

TRAMA: In paesino della pianura veneta arriva la nuova maestra della scuola, Mara (Lodovini), cosa che suscita l'interesse di alcuni abitanti e l'indifferenza di altri, non abituati alle novità all'interno della ristretta cerchia rurale. Le maggiori attenzione le verranno da Giovanni (Capovilla), giovane aspirante giornalista, e Hassan, il meccanico del paese che la spia nella notte.

CONSIDERAZIONI: Carlo Mazzacurati (L'amore ritrovato, 2004; A cavallo della Tigre, 2002) costruisce una pellicola ambientata in un paesino della pianura rurale veneta, luoghi già cari al regista padovano nei quali girò nel 1987, Notte Italiana, suo film di esordio. Fin da subito è percepibile una doppia realtà legata a quei luoghi: da un lato la "purezza" di una vita svolta nella semplicità, dall'altro la mentalità chiusa e immobile che estranea gli abitanti da quello che avviene fuori dal loro circondario. Il primo segno di insofferenza è rappresentato da Giovanni, un ragazzo che ha nel cassetto il sogno di diventare giornalista, obiettivo difficile in un ambiente chiuso come quello in cui vive. L'arrivo di Mara (interpretata da una bellissima e bravissima Lodovini) porta in paese una ventata di novità, che non tutti però riescono a gestire con buon senso: Hassan, il meccanico, inizialmente finirà per spiare la donna mentre è in casa la sera, cercando così di combattere il senso di solitudine che accompagna la sua vita, lontano dalla sua casa e da un ambiente che lo accetti senza riserve; Giovanni amplificherà la sua curiosità morbosa (perfetta per un aspirante giornalista) leggendo segretamente le mail della maestra mentre Amos, il ricco tabaccaio del paese, non disdegnerà di far emergere con la donna quell'atteggiamento di chi pensa di poter conquistare tutto e tutti con i soldi. Mara, prossima ad un trasferimento in Brasile, prende il suo soggiorno nel paese come un momento per rilassarsi e cambiare un po' un suo stile di vita più legato all'ambiente cittadino, non nascondendo il suo interesse per il belloccio del paese, l'autista di corriere Guido, e scoprendo, dopo le iniziali incomprensioni, il buon feeling con Hassan. Il film si presenta così come una piacevole commedia che scorre, condita di elementi romantico/drammatici, narrazione di una realtà molto più vera di quanto si possa pensare. Ma l'effetto a sorpresa arriva a tre quarti della pellicola, quando il tutto si tinge di giallo, e la morte della giovane maestra diventa teatro di una tragedia annunciata. L'omertà degli abitanti del paesino e i pregiudizi verso il tunisino Hassan porteranno la vicenda a drammatiche conseguenze. Soltanto Giovanni, l'unico abitante lontano dalla mentalità dei compaesani e interessato più alla verità che al quieto vivere, farà emergere la verità.
Si può parlare di questo film come un interessante mix di generi, molto lontano da quello che è il classico stile del cinema italiano. I risvolti della narrazione pesano sullo spettatore come macigni, e non possono che far emergere un forte senso di rabbia e dispiacere per la situazione che viene raccontata nel finale. Mazzacurati riesce a far procedere tutta la storia con una scioltezza e fluidità che non fanno mai guardare l'orologio, anche grazie all'alternarsi efficace di momenti narrativi e parentesi ironiche.. Le interpretazioni sono complessivamente convincenti e il dialetto veneto (così poco presente nei film nostrani che ormai pullulano soltanto di attori e contesti romani o toscani) conferisce un piccolo tocco di originalità al cinema di casa.
Un ottimo film, al quale forse, si può soltanto annotare una veloce risoluzione del giallo finale, non di certo così penalizzante da far cambiare il giudizio su una pellicola che merita di essere vista.

VOTO: 3,5/5

domenica 13 marzo 2011

Il Cigno Nero

Titolo originale: Black Swan
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Andres Heinz, Mark Heyman, John J. McLaughlin
Nazionalità: USA
Anno: 2010
Durata: 108'
Interpreti principali: Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Winona Ryder, Barbara Hershey

TRAMA: Nina (Portman) si impegna con tutta se stessa per essere una ballerina perfetta: spinta dalla madre oppressiva (Hershey) riesce ad ottenere il posto di prima ballerina per la riproposizione del celebre Il Lago dei Cigni del suo coreografo Thomas Leroy (Cassel). L'ossessione per l'interpretazione del Cigno Nero la porterà ad una profonda crisi interiore...

CONSIDERAZIONI: Il film di Aronofsky (The Wrestler, 2008 ; Requiem For A Dream, 2000) è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2010. Già da quel momento si era parlato di una strepitosa interpretazione di una Natalie Portman in stato di grazia. E avevano ragione. Un oscar meritatissimo consacra l'attrice come assoluta protagonista perfetta di una pellicola inquietante e ossessiva. Il mondo della danza classica viene descritto in modo realistico, dove tutti cercano di dare se stessi e dove nascono invidie e risentimenti. Ore di duro lavoro alla sbarra e selezioni durissime, spesso inique, per ottenere un posto in una produzione. Ma i riflettori nel film sono tutti puntati sulla Portman, che interpreta una ballerina così determinata e fragile da non essere in grado di avere una vita propria (schiacciata dalla soffocante presenza della madre) e da scaricare la tensione creando una doppia personalità autolesionista. In realtà la ragazza trasformata in cigno de Il Lago dei Cigni rispecchia perfettamente la condizione della giovane Nina che si troverà anche lei a dover fare i conti con il suo lato oscuro (nel caso dell'opera una gemella cattiva, il Cigno Nero) che finirà per tradirla e portarla all'inevitabile fine, proprio come nella storia del balletto. Nina vive con la madre in un rapporto quasi simbiotico, dal quale però cerca disperatamente di uscire, inizialmente in modo silente, poi ribellandosi all'oppressione della madre (forse giustificata dall'autolesionismo della figlia?) in modo deciso e violento. Allo stesso tempo è ambiguo il rapporto con il coreografo Leroy (interpretato da un buon Cassel) dal quale è evidentemente attratta, forse più dal suo ruolo che dalla sua persona. Il film mostra chiaramente il percorso della ragazza alla ricerca del suo lato oscuro che, senza rendersene conto, alberga già dentro di lei. Winona Ryder interpreta (poco più che un cameo) la parte di Beth, ballerina al tramonto della carriera che non riesce ad accettare di essere messa da parte, esempio dell'inevitabile crudeltà che un mondo chiuso ed esigente porta in emersione. Il finale lascia per un attimo spiazzati, anche se a mente fredda si riesce a capire che l'epilogo era inevitabile.
Il regista, che già con The Wrestler aveva saputo analizzare un ambiente difficile, riesce a confezionare un ottima pellicola, con una regia decisamente particolare, fatta di riprese con telecamera a spalla e tagli molto realistici, aiutato senza alcun dubbio nella riuscita da una Portman perfetta. Alcuni momenti forse un po' lenti rischiano in certi punti di rendere il film poco scorrevole, anche se gli elementi horror riescono allo stesso modo a rianimare i cali di tensione. In tutto il film sono presenti moltissime scene erotiche: diventata ormai celebre la scena di sesso orale tra Natalie Portman e Mila Kunis, che ha interpretato la parte di Lily, rappresentazione più trasgressiva e meno fondamentalista della ballerina classica. Candidato a cinque premi oscar (miglior film, miglior regia, miglior fotografia, miglior montaggio e miglior attrice protagonista) è riuscito a ad accaparrarsi quello per la miglior attrice protagonista.

VOTO: 3,5/5

domenica 6 marzo 2011

Piranha 3D

Titolo originale: Piranha 3-D
Regia: Alexandre Aja
Sceneggiatura: Alexandre Aja, Josh Stolberg, Pete Goldfinger, Gregory Lavasseur
Nazionalità: USA
Anno: 2010
Durata: 84'
Interpreti principali: Elisabeth Shue, Adam Scott, Jerry O' Connell, Ving Rhames, Jessica Szhor, Steven R. McQueen, Christopher Lloyd, Richard Dreyfuss, Dina Meyer,

TRAMA: Dopo un terremoto nella zona del Lago Vittoria, in Arizona, un branco di piranha preistorici si risveglia e torna ad infestare le acque del bacino. La cittadina ai piedi del lago, proprio in quel periodo, si trova ad ospitare il mega-party a base di sesso, alcol e musica per le vacanze primaverili. Quando iniziano ad avvenire le prime morti lo sceriffo Julie Forester (Shue) inizia a capire che qualcosa non va. Ma l'allarme viene ignorato dai giovani in festa. Sarà un massacro.

CONSIDERAZIONI: Di certo non si va a vedere questo film pensando di vedere un capolavoro. E infatti non lo è. C'è da dire però che è lontano anni luce anche da essere un buon film. Addirittura lontano dall'essere discreto. Si potrebbe definire un porno-splatter con poco gusto. I dialoghi sono spesso ironici, ma talvolta privi di qualsiasi logica e moltissime parti della pellicola sembrano una vetrina dove si esibiscono giovani ragazze e ragazzi dai fisici perfetti e dai comportamenti stereotipati in stile belli e stupidi. Il protagonista è un completo imbecille e tutte le situazioni che lo coinvolgono sono assurde e irreali: prima lascia i fratelli di cui dovrebbe essere baby-sitter su un pontile e poi se ne va dicendo "mi raccomando tornate a casa", quando i bambini non avranno avuto neanche dieci anni, poi si lancia nel fare da guida turistica ad un improbabile giovane regista porno essendo l'uomo più imbranato e goffo del pianeta (le situazioni con Kelly, interpretata da una pessima Szohr, sono banali e irritanti). Lasciano perplessi moltissime cose, come l'inettitudine della polizia nel farsi rispettare ("tutti fuori dall'acqua" con barche e megafoni mentre i ragazzi appena sentono comunicazione si tuffano), lo sparare dei poliziotti con i fucili a pompa contro i pesci (tra l'altro uccidendoli), o le pessime condizioni in cui i piranha riuscivano a lasciare alcuni individui che non si sa come riuscivano ancora a parlare, camminare e quant'altro (il regista ridotto ad uno stuzzicadente muore dopo una vita e la prima cosa a cui pensa è il pene perso, sul quale verrà costruita una scena davvero di cattivo gusto). Il film è ottimo per chi vuole vedere un po' giovani corpi nudi in stile playboy (spesso anche in integrale), ma sappiamo bene tutti che per questo non c'è bisogno di buttare più di 7 euro per un biglietto. Unico spunto interessante è il cameo di Christopher Lloyd che riesce sempre a risollevare un po' il morale, anche se sembrava di rivedere il Doc di Ritorno al futuro. Tecnicamente ci si trova davanti ad un 3D pressoché inutile, che regala qualcosa di interessante soltanto nella discesa dei sommozzatori nel lago. Concordo nel dire che non è un film che vuole prendersi sul serio, ma questa non può sempre essere una giustificazione per valutare qualcosa positivamente. Un film davvero brutto.

VOTO: 0,5/5