giovedì 31 gennaio 2008

Il Signore Del Male

Titolo orginale: John Carpenter's Prince Of Darkness
Regia: John Carpenter
Sceneggiatura: John Carpenter
Nazionalità: USA
Anno: 1987
Durata: 102'
Interpreti principali: Donald Pleasence, Jameson Parker, Victor Wong, Lisa Blount, Dennis Dun, Susan Blanchard, Anne Marie Howard, Ann Yen, Ken Wright, Dirk Blocker, Jessie Lawrence Ferguson, Peter Jason, Robert Grasmere, Thom Bray

TRAMA: Per secoli la Setta del Sonno ha nascosto la verità sulla Chiesa e su Satana. In un sotterraneo di una chiesa abbandonata viene ritrovato da un prete (Pleasence) un cilindro contenente un liquido verde, che era sempre stato nascosto dai membri della setta. Il prete chiede aiuto al professor Birack (Wong) per venire a capo del mistero. Dopo essersi chiusi nella chiesa per studiare il fenomeno, il professore e alcuni suoi studenti scopriranno che all'interno del cilindro è contenuto Satana stesso. Intanto un gruppo di barboniimpossessati dal male circodano l'edificio.

CONSIDERAZIONI: Questo secondo capitolo della cosidetta "Trilogia Dell'Apocalisse", di cui fanno parte anche il precedente La Cosa (1982) e Il Seme Dela Follia (1995), appare complesso nella trama e abbastanza ben realizzato, da quello che è considerato uno dei maestri del cinema horror. L'idea di Satana chiuso dentro un cilindro pieno di liquido è decisamente originale, come la provenienza extraterrestre di Gesù e del diavolo, che a sua volta sarebbe figlio di un'entità ancora più malvagia, intrappolata in un'altra dimensione. Il ritmo nella parte iniziale del film è molto lento, e la trama un po' troppo macchinoso, ma riesce poi ad accelerare inserendo una notevole dose di suspance. Buone le interpretazioni dei protagonisti. Anche le musiche del film sono state composte, come in motissime altre occasioni, dallo stesso Carpenter. Il film inizialmente non aveva avuto un giudizo molto positivo da parte della critica, che però con il tempo ha imparato ad apprezzarlo, fino a considerarlo ad oggi uno dei migliori risultati del regista americano.

VOTO: 3/5

martedì 29 gennaio 2008

Don Juan De Marco - Maestro D'Amore

Titolo originale: Don Juan De Marco
Regia: Jeremy Leven
Sceneggiatura: Jeremy Leven
Nazionalità: USA
Anno: 1995
Durata: 97'
Interpreti principali: Marlon Brando, Johnny Depp, Faye Dunaway, Gèraldine Pailhas, Bob Dishy, Talisa Soto.

TRAMA: Il dottor Mickler (Brando), psichiatra ad un passo dalla pensione, inizia a seguire, contro il paere dei suoi colleghi, il caso di un giovane che dice di essere il grande amatore Don Juan De Marco (Depp). Lo psichiatra inizia così ad ascoltare la storia raccontata dal ragazzo, con lo scopo di capire cose sia realtà e cosa finzione.

CONSIDERAZIONI: Tratto molto liberamente dal poema di Byron, il film risulta abbastanza originale, ma a tratti decisamente troppo lento. Non si possono rimproverare cattive interpretazioni, con un Johnny Depp sempre impeccabile e un Marlon Brando forse un po' stanco, ma pur sempre convincente. Belle le atmosfere create nella narrazione della storia di Don Juan, ma un po' fiacca la parte ambientata ai giorni nostri. Il finale, poi, non risulta essere del tutto chiaro. Non si capisce infatti se Don Juan ricordi realmente quella che è la sua, apparentemente vera, identità o se, davanti al giudice, racconti quello che gli aveva detto il dottore solo per farsi rilasciare. Il colpo finale alla chiarezza arriva quando sulla spiaggia Don Juan e la donna amata si incontrano. Molto probabilmente Leven ha giocato volutamente la carta della risoluzione ad interpretazione, volendo lasciare allo spettatore la facoltà di credere o meno al giovane.

VOTO: 2/5

Creepshow 2

Titolo originale: Creepshow 2
Regia: Michael Gornik
Sceneggiatura: George A. Romero
Nazionalità: USA
Anno: 1987
Durata: 89'
Interpreti principali: Domenick John, Tom Savini, George Kennedy, Philip Dore, Frank Salsedo, Dorothy Lamour, Jeremy Green, Daniel Beer, Lois Chiles, Page Hannah, Paul Satterfield, Tom Wright

TRAMA: Il film è diviso in tre episodi. Nel primo Vecchio Capo Testa Di Legno, due anziani vengono derubati e uccisi da un gruppo di giovani malviventi. Ci penserà la statua di un capo indiano, tanto amata dal negoziante, a prendere vita e vendicare la coppia. Nel terzo episodio La Zattera, degli amici raggiungono, per la giornata di Halloween, un lago in mezzo al bosco, al centro del quale è situata una piccola zattera. Dopo averla raggiunta a nuoto i ragazzi si rendono conto che sono seguiti da un'anomala chiazza d'olio nell'acqua. Nell''ultimo eisodio, L'autostoppista, una donna, dopo essere stata con l'amante, investe un autostoppista nella fretta di arrivae a casa prima del marito. La donna, che non si ferma a prestare soccorso all'uomo, inizia ad essere perseguitata dal suo cadavere ,che la tormenta fino all'arrivo a casa, dove farà una brutta fine.

CONSIDERAZIONI: Continuano, a cinque anni di distanza dal primo, i racconti di Creep, simpatico (quanto mostruoso) narratore di fumetti. Romero torna in veste di sceneggiatore per questo secondo episodio della serie Creepshow, lasciando la regia a Michael Gornik. Le storie sono state scritte sempre da Stephen King, che fu sceneggiatore e soggettista del film del 1982. Le pretese di questo film sono più modeste rispetto al primo, avendo anche a disposizione un budget molto ridotto. Il capitolo migliore è certamente il terzo, anche per la gentilezza con cui l'autostoppista ormai demolito continua a ringraziare il per il passaggio che non gli è mi stato dato. Un po' mal realizzati gli effetti del primo episodio, dove la statua non presenta dei movimenti molto convincenti. Interesante, ma molto classico, il secondo episodio, dove il male si nasconde dietro cose molto banali, come può essere una chiazza strana in mezzo all'acqua. Chi non ha mai visto qualcosa galleggiare al lago o sulla superficie del mare?
Simpatico il breve cameo di King nei panni di un camionista nel terzo episodio. Continua il connubio di animazione e realtà.

VOTO: 2,5/5

lunedì 28 gennaio 2008

Casinò Royale

Titolo originale: Casinò Royale
Regia: Martin Campbell
Sceneggiatura: Neal Purvis, Robert Wade, Paul Haggis
Nazionalità: Gran Bretagna, USA, Repubblca Ceca, Germania
Anno: 2006
Durata: 144'
Interpreti principali: Daniel Craig, Eva Green, Judi Dench, Mads Mikkelsen, Jeffrey Wright, Giancarlo Giannini, Caterina Murino. Simon Abkarian

TRAMA: Dopo aver guadagato il doppio zero che gli conferisce la licenza di uccidere, a James Bond (Craig), agente segreto dell'MI6, viene affidata da M (Dench), capo dello spionaggio inglese, una misione particolare. Dovrà battere ad una milionaria partita di poker al Casinò Royale in Montenegro, il banchiere privato LeChiffre (Mikkelsen), finanziatore di diversi terroristi internazionali. Vincedo la partita costringerebbe il criminale, ormai sull'astrico, a chiedere asilo politico e a dare ai servizi segreti le informazioni che cercano. A 007 viene affiancata una contabile del tesoro, Vesper Lynd (Green), che deve vigilare sull'operato di Bond.

CONSIDERAZIONI: Difficile non aver sentito il polverone sollevato attorno a questo film. Dopo il congedo forzato dato a Pierce Brosnan (per problemi d'età), la scelta sull'interprete dell'ormai inossidabile agente 007 è ricaduta su Daniel Craig. I fans di tutto il mondo si sono rivoltati. Come può un muscolosissimo, biondo e con l'aria da cattivo Craig, interpretare James Bond? Eppure per chi si è trovato al cinema la sorpresa non può che essere stata gigantesca. Non solo Craig si è dimostrato all'altezza del ruolo, ma ha anche alla lunga superato altri attori che avevano interpretato il personaggio. Vero che lo smoking non gli calza a pennello come fu per Sean Connery, ma i modi rudi e un po' sgaziati sono la carta vincente per interpretare questo Casinò Royle. Infatti il romanzo omonimo fu il primo scritto da Ian Fleming sulle avventure dell'agente segreto inglese al servizio di sua maestà. La sua tecnica e il suo stile non sono infatti ancora affinati, come non è ancora ben affinata la distinzione necessaria tra lavoro e vita privata. Nel libro, come nel film, il cuore di 007 viene spezzato dall'unica donna che nel corso della sua carriera lo ha fatto davvero innamorare. E come non farlo davanti alla bellezza e dolcezza di una Eva Green in ottima frma e perfettamente a suo agio con il personaggio?
Molte le differenze con il romanzo. Tutta la parte iniziale (spettacolare quanto prettamete cinematografica) con le rincorse ai terroristi non sono infatti presenti nel romnzo di Fleming. Il Casinò Royale è situato in Francia nel libro, come il gioco su cui si basa la partita è il baccarà,non il poker. Cinematografica anche la parte girata a Venezia, completamente assente nella storia originale.
Il film vanta anche due interpreti principaliitaliani come Giancarlo Giannini (sempre all'altezza della situazione) e la sarda Caterina Murino.
Decisamente azzeccata la canzone dei titoli di testa You Know My Name di Chris Cornell, cantante di Audioslave e Soundgarden.
Strepitoso incasso al botteghino con quasi 600 milioni di dollari, guadagnandosi così il quarto posto tra i film più visti del 2006.


VOTO: 4/5

domenica 27 gennaio 2008

Il Prescelto

Titolo orginale: The Wicker Man
Regia: Neil LaBute
Sceneggiatura: Neil LaBute
Nazionalità: USA, Germania
Anno: 2006
Durata: 102'
Interpreti pncipali: Nicolas Cage, Ellen Burstyn, Kate Beahan, Molly Parker, Erika-Shaye Gair

TRAMA: Dopo aver assistito ad un terribile incidente, nel quale non è riuscito a salvare una bambina, Edward Malus (Cage), poliziotto della California, cade in depressione. Un giorno riceve una lettera dalla donna con cui in passato stava per sposarsi (Beahan), che lo prega di raggiungerla a Summer Island, un'isola situata sulla costa est degli Stati Uniti, per indagare sulla scomparsa di sua figlia Rowan (Gair). Edward, pur continuando ad essere tormentato dall'incidente, raggiunge l'isola , dove scoprirà che nulla è come sembra.

CONSIDERAZIONI: Candidato nel 2006 per i Razzie Awards come peggior film, non avrebbe sfigurato davanti ad una vittoria. I dialoghi sono completamente vacui e distrarsi durante la visione del film diventa una cosa necesaria. LaBute non riesce a far decollare un film che già dalla trama non ha le carte in regola per essere all'altezza. Le poche scene d'azione presenti riescono ugualmente ad annoiare e a creare nello spettatore il totale disinteresse. Raggiungono perfino la comicità le scene in cui Cage picchia le donne della comunità, capaci di incassare meglio di un uomo. Sinceramente, vedendo la trama, non si capisce il perchè di questo remake tratto da un precedente film di Robin Hardy. Il banale femminismo esibito rasenta il ridicolo. Uniche note positive sono l'ambientazione dell'isola e l'ideale di comunità che ricorda molto quella degli Amish, che già un buon flm come Witness - Il Testimone (1985) di Peter Weir ci aveva fatto conoscere.
Per il resto, noia profonda.

VOTO: 0,5/5

Irina Palm

Titolo originale: Irina Palm
Regia: Sam Garbarski
Sceneggiatura: Philippe Blasband, Sam Garbarski, Martin Herron
Nazionalità: Belgio, Lussemburgo, Gran Bretagna, Francia, Germania
Anno: 2007
Durata: 103'
Interpreti princpali: Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan Hewlett, Crey Burke, Dorka Gryllus, Steve Kingett, Tim Plester

TRAMA: Maggie (Faithfull) è una vedova di mezz'età che vive in un paesino limitrofo di Londra. Il suo nipotino è gravemente malato e il medico che lo segue consiglia a genitori (Bishop e Hewlett) di portarlo in Australia per provare una nuova cura. Non avendo i soldi per sostenere le spese, Maggie, all'isaputa di tutti, si mette alla ricerca di un lavoro. Dopo estenuanti ricerche si imbatte in un club a luci rosse di Londra, dove un cartello appeso fuori dice cercasi hostess. Fraintendendo l'annuncio Maggie conosce il proprietario Miki (Manojlovic) che la convince a lavorare nel suo locale, sfruttando le sue mani morbide, in un masturbatoio a monetine. Maggie con l'andar del tempo diventa famosa in tutta Londra come Irina Palm.

CONSIDERAZIONI: Il film tratta un argomento scabroso con ironia. Questo è il suo punto forte. Le difficoltà di una donna che cerca di salvare il nipote dalla morte vengono raccontate in modo drammatico, ma quando l'atmosfera si fa più pesante nell'abito del lavoro, decisamente squallido, il regista inserisce degli elementi che riescono a renderlo godibile. Ottima l'interpretazione di Manojlovic che conferisce il giusto tono al suo ruolo. Commovente la scena finale dove il duro proprietario del locale, innamorato, corre a baciare la protagonista, altrettanto innamorata. Bellissima anche la scena in cui Maggie viene addestrata dalla sua collega. L'ambente in cui vive la protagonista è il classico paesino con poche anime, dove tutti conoscono tutti e dove il pettegolezzo sta alla base della vita quotidana. Divertente la scena in cui Maggie racconta il suo lavoro alle pseudo amiche impiccione.
Il punto debole del film risiede certamente nell'aspetto tecnico. Il montaggio è un po' carente, dove in certi punti tagli improvvisi non riescono a conferire fluidità alla scena. Lo stesso vale per l'effetto dissolvenza in alcune scene, tecnica forse un po' superata, ma sopratuttto fastidiosa.
Irina Palm fu presentato nel 2007 al 57° Festival di Berlino dove ha riscosso numerosi consensi. Il film è arrivato nelle sale italiane nel dicembre del 2007.

VOTO: 3/5

venerdì 25 gennaio 2008

L'Arte Del Sogno

Titolo originale: La Science Des Reves
Regia: Michel Gondry
Sceneggiatura: Michel Gondry
Nazionalità: Francia, Italia
Anno: 2006
Durata: 105'
Interpreti principali: Gael Garcia Bernal, Charlotte Gainsbourg, Alain Chabat, Miou-Miou, Emma de Caunes

TRAMA: Stephan (Bernal) è un ragazzo che non riesce a distinguere la realtà dal sogno. Vive da solo sempre in bilico tra la finzione e la vita reale. Dopo aver trovato lavoro grazie alla madre (Miou-Miou), conosce la nuova vicina di casa, Stephanie (Gainsbourg), con la quale inizia ad instaurare un difficile rapporto di amicizia.

CONSIDERAZIONI: Dopo averci stupito nel 2004 con Se Mi Lasci Ti Cancello, Gondry confeziona un film di buon livello. Le immagini surrealiste tratte dalla vita/sogno del protagonista sono decisamente ben riuscite. La simpatia drammatica del protagonista fa parteggiare lo spettatore per lui fin dall'inizio. Lui stesso, infatti, non è cosciente del suo problema e finisce il più delle volte per non rendersi davvero conto di ciò che ha fatto realmente. La cosa strana è che tutti intorno a lui sembrano non capire il suo problema. La madre stessa ricopre un ruolo ambiguo: è cosciente del problema del figlio, ma non sembra esserne molto preoccupata. Toccante il momento in cui, innamorato della vicina, non riesce a controllare la situazione finendo più volte per mettere a rischio il suo rapporto con la ragazza. Deliranti le scene in ufficio, dove i colleghi finiscono per diventare oggetto delle fantasie oniriche del protagonista. Non è certamente un film dove il ritmo la fa da padrona, ma il coinvolgimento che riesce a creare non ne fa sentire la mancanza.

VOTO: 3/5

Creepshow

Titolo originale: Creepshow
Regia: George A. Romero
Sceneggiatura: Stephen King
Nazionalità: USA
Anno: 1982
Durata: 120'
Interpreti principali: Leslie Nielsen, Ed Harris, Stephen King, Ted Danson, Adrienne Barbeau, Robert Harper, Hal Holbrook, Gaylen Ross, Fritz Weaver, Carrie Nye, E.G. Marshall, Warner Shook, Viveca Lindfors, Elisabeth Reagan

TRAMA: Cinque episodi. Nel primo una ricca famiglia è vittima della vendetta di uno zombie, che con la sua morte aveva portato la ricchezza in quella casa. Nel secondo un contadino ritardato (King) trova un meteorite che cade nella sua terra e si contamina. Nel terzo un ricco marito tradito (Nielsen) uccide la moglie e l'amante in modo atroce: questi però torneranno per vendicarsi. Nel quarto un professore universitario utilizzerà una spaventosa creatra contenuta in una cassa per liberarsi dell'odiosa moglie. Nell'ultimo episodio un riccone con la mania della pulizia viene perseguitato dagli scarafaggi.

CONSIDERAZIONI: Romero riesce sempre a regalarci un po' del suo genio. Questo film vuole ricalcare lo stile dei fumetti pubblicati nella seconda metà degli anni '50 negli Stati Uniti dalla EC Comics. Questi fumetti subirono forti pressioni censorie, cosa che portò la fondazione di un'associazione autocensoria dei fumettisti.
L'umorismo grottesco e le scene splatter patinate classiche dei B-movie anni '80 creano un'atmosfera davvero particolare. L'esagerazione contenuta nel film gli fa raggiungere il suo obiettivo. Geniali gli intermezzi grafico-fumettistici con riquadri colorati che contornano le scene. Esagerate le interpretazioni, esageratamente finti i mostri che compaiono nel film. Ed è proprio questo aspetto a renderelo geniale, perchè volendo ricalcare la finzione del fumetto ogni esagerazione è lecita.
Davvero divertente l'interpretazione di un giovanissimo Stephen King anche autore della sceneggiatura e del soggetto. Il personaggio del contadino ritardato e del meteorite è uno stereotipo che si ripete anche in altri frangenti, come una vecchia storia di Dylan Dog, o il contadino mutante in Men In Black (1997). Leslie Nielsen invece fa la parte del cattivo, cosa che si disstanzia di molto da quei personaggi che interpreterà in futuro.
Quindi complessivamente un buon film. Gli episodi non sono tutti allo stesso livello. Quello di Nielsen e King sono i migliori. Il peggiore è di certo l'ultimo, che, ad essere sinceri, non è stato poi così chiaro.
Nella distribuzione tedesca del film è stato tolto l'ultimo episodio, mentre in quella italiana fu tolto proprio l'episodio di King. Forse in Italia vedevano l'episodio i King come un insulto alla realtà contadina? O forse, più probabile, il semplice fatto che ritenevano il film troppo lungo per un horror. Il bambino al quale viene sottratto il fumetto dal padre all'inizio del film è Joe, il filgio di King.

VOTO: 3,5/5

giovedì 24 gennaio 2008

L'Ultimo Caso Di Umney

Titolo Originale: Nightmares And Dreamscapes: From The Stories Of Sthephen King - Umney's Last Case
Regia: Rob Bowman
Nazionalità: Australia, USA
Anno: 2006
Durata: 50' ca.
Interpreti principali: William H. Macy, Jacqueline McKenzie, Tory Mussett

TRAMA: Los Angeles 1938. L'investigatore privato Clyde Umney (Macy) vive la sua vita come se fosse un racconto: indomabile rubacuori, frasi ad effetto, furbizia sempre in tasca e coraggio da leoni. Ma un giorno vede la vita intorno a lui cambiare. Finchè tornando nel suo ufficio non si trova faccia a faccia con Sam Landry (Sempre Macy), lo scrittore che nel futuro sta scrivendo proprio i racconti che vedono come protagonista l'investigatore privato.

CONSIDERAZIONI: Nella prima parte del film sembra di vedere uno spot pubblicitario sugli stereotipi riguardanti la figura dell'investigatore privato anni '40. Sembra tutto patinato dall'alone della perfezione. Poi la vita si ribalta e lo spaesamente di Umney è inevitabile. Quando poi si trova di fronte al suo scrittore tutto torna. Si capiscono gli stereotipi della vitaideale rappresentata nel film.
Questo film non può che ricordarmene altri, come Vero Come La Finzione (2006) di Marc Forster e Il Tredicesimo Piano (1999) di Jeff Rusnak, soprattutto per quanto riguarda lo scambio dei ruoli. Il film è sempre in bilico tra finzione e realtà, e, devo essere sincero, non avendo letto il racconto di King, pensavo di trovarmi di fronte ad una pellicola inutile. Poi, dall'arrivo dello scrittore, ha saputo farsi piacere. Ottima l'interpretazione dell'onnipresente Macy.

VOTO: 2,5/5

mercoledì 23 gennaio 2008

La Casa Dalle Finestre Che Ridono

Titolo Originale: La Casa Dalle Finestre Che Ridono
Regia: Pupi Avati
Sceneggiatura: Antonio Avati, Pupi Avavti, Gianni Cavina, Maurizio Costanzo
Nazionalità: Italia
Anno: 1976
Durata: 110'
Interpreti Principali: Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Giulio Pizzirani

TRAMA: Stefano (Capolicchio) è un talentuoso restauratore che giunge in un paesino della provincia di Ferrara per lavorare ad un affresco del pittore Bruno Legnani. Mentre svolge il suo lavoro nota delle cose molto strane legate al dipinto e al paesino dove si trova. Con il passare del tempo emergono nuove terrficanti verità sul pittore, al quale sembrano collegate diverse morti e sparizioni. Con l'aiuto della giovane nuova maestra del paese (Marciano), del quale si innamora, cercherà di mettere luce sui sinistri avvenimenti e sulla verità rigurado al Legnani, che tutti sembrano voler tenere nascosta.

CONSIDERAZIONI: Pupi Avati costruisce un film sull'orlo della perfezione. La storia è avvincente e l'alone di mistero che si crea sul personaggio di Bruno Legnani e della sua famiglia non può che coinvolgere lo spettatore. La caratterizzazione del protagonista è efficace come quella di tutti glia abitanti del paesino che riescono singolarmente a comunicare un senso di attesa che sembra non essere mai soddisfatto, se non nel finale a dir poco eccezionale. La sensazione che ci avvolge fin dal primo momento è quella di un paesino rurale malato, dove l'apparente calma e tranquillità non è altro che la maschera di una società corrotta dalla perversione e dall'ipocrisia.
Unica pecca, se proprio ne vogliamo trovare una, è la recitazione non sempre brillante degli interpreti.

VOTO: 4/5

Billy Bathgate. A Scuola Di Gangster

Titolo Originale: Billy Bathgate
Regia: Robert Benton
Sceneggiatura: E.L. Doctorow, Tom Stoppard
Nazionalità: USA
Anno: 1991
Durata: 107'
Interpreti Principali: Loren Dean, Dustin Hoffman, Nicole Kidman, Bruce Willis, Steven Hill, Steve Buscemi

TRAMA: Nel Bronx vive il giovane Billy (Dean), ragazzo che passa le giornate con gli amici in strada e sperando che un giorno le cose possano cambiare. Quando un giorno viene notato da Dutch Schultz (Hoffman), gangster sull'orlo del tramonto, Billy sente che, entrando nel suo gruppo, il futuro potrà cambiare. Da quel momento la sua carriera nella malavita ha inizio.

CONSIDERAZIONI: Benton confeziona un film decisamente fiacco, tratto dall'omonimo romanzo di E.L. Doctorow, che fatica ad alzarsi dalla mediocrità. Il film risulta essere fin troppo lento e poco incisivo. Il personaggio interpretato da Hoffman sembra essere più vicino a qualcuno fuggito da un manicomio rispetto ad un boss con regole d'onore. Il protagonista risulta essere la parte peggiore del film: l'antipatia Dean di cui Dean carica il suo personaggio sarebbe capita solo nel momento in cui fosse stata richiesta. Purtroppo non è stata così presente la parte relativa all'educazione mafiosa impartita al ragazzo, cosa che nel libro (che io sinceramente non ho letto!) ho sentito essere molto più ampia e articolata. Solo per chi ama incondizionatamente il cinema gangsteriano.

VOTO: 1,5/5

martedì 22 gennaio 2008

Tokyo Decadence

Titolo Originale: Topàzu
Regia: Ryu Murakami
Sceneggiatura: Ryu Murakami
Nazionalità: Giappone
Anno: 1991
Durata: 92' (versione italiana)
Interpreti Principali: Miho Nakaido, Sayoko Amano, Tanmei Kano, Kan Mikami

TRAMA: In una Tokyo immersa di cinismo e squallore, Ai (Nakaido) è una ragazza poco più che ventenne che vive facendo la prostituta specializzata in tecniche sadomaso. Tra un incontro con un cliente e l'altro, il dramma di una ragazza che cerca invano il suo primo amore tra le umiliazioni e il dolore di una misera esistenza.

CONSIDERAZIONI: Tokyo Decadence è quello che può definirsi il prodotto di un solo uomo. Infatti Murakami non solo dirige il film, ma lo fa dopo essere stato autore del medesimo romanzo. Non si può certo negare che lo spaccato di società giapponese che viene rappresentato nel film non è dei più floridi. Uomini pieni di denaro e successo sempre sull'orlo di un burrone emotivo pagano giovanissime ragazze squillo per poterle umiliare e disprezzare a proprio piacimento. L'immagine che nederiva è decisamente quella di un Giappone malato. Ma una malattia che che è ormai diventata un tutt'uno con la realtà. Tutto ciò che accade nel film viene visto come un qualcosa da diprezzare ma allo stesso comprendere, come a voler giustificare l'inevitabilità dello squallore rappresentato. Purtroppo la versione italiana è orfana di buona parte del finale (circa 20 minuti) dove non appaiono addirittura diversi personaggi. Famossissima la scena in cui Ai si abbassa e alza gli slip davanti alla vetrata di un grattacielo per il piacere del suo cliente. Un film perverso e fin troppo duro.

VOTO: 2/5

Io Sono Leggenda

Titolo Originale: I Am Legend
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Akiva Goldsman e Mark Protosevich
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 101'
Interpreti principali: Will Smith, Salli Richardson, Alice Braga, Paradox Pollack, Charlie Tahan
TRAMA: Anno 2012. Robert Neville (Smith) è un ufficiale medico dell'esercito americano, unico sopravvissuto all'epidemia che ha sterminato la razza umana. Il vaccino che si pensava potesse sconfiggere il cancro ha in realtà ucciso il 90% della popolazione e mutato il 9% in una sorta di vampiri. Il restante 1% è quello degli immuni, di cui Robert è l'ultimo superstite. La vita dell'uomo si svolge in una New York deserta e con la compagnia di un solo cane. Di giorno vive e di notte si nasconde dai vampiri mutanti. Nel frattempo, spera di trovare una cura per la mutazione.
CONSIDERAZIONI: Il film non è il primo lungometraggio tratto dal famoso romanzo di Richard Matheson. Ci avevano già pensato, prima di Lawrence, anche Ubaldo Ragona nel 1964 con L'Ultimo Uomo Sulla Terra e Boris Sagal nel 1971 con 1975: Occhi Bianchi Sul Pianeta Terra.
Francis Lawrence si mostra abile nel confezionare la prima parte del film. Un occhio sulla vita di Neville può essere adirittura accattivante. Ci viene mostrata una New York vuota e completamente "al servizio" di un unico sopravvissuto che vive la sua vita come una sorta di Tarzan in una giungla metropolitana.
La seconda parte del film, invece, vira in una traiettoria, ahimè, molto, forse troppo, americana. Iniziano avenir sbandierati temi come "è l'uomo che fa il proprio male, non Dio", il "fallimento della scienza" e, cosa più assurda, un fantomatico messaggio di Dio ad un altra sopravvissuta che la incita a cercare l'unica colonia ancora attiva nel Vermont. Insomma, come spesso accade nei film americani, si può tirare una somma di pro e contro abbastanza equa. L'interpretazione di Will Smith è decisamente sopra la media e risulta essere, per tre quarti del film, una specie di one man show. Francis Lawrence, regista anche dell'ottimo e sfortunato Constantine (2004), sembra partire bene ma non riuscire poi a concludere allo stesso modo.
VOTO: 2,5/5

lunedì 21 gennaio 2008

Un' Ottima Annata

Titolo originale: A Good Year
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Marc Klein
Nazionalità: USA
Durata: 118'
Anno: 2006
Interpreti principali: Russell Crowe, Albert Finney, Marion Cotillard, Abbie Cornish, Didier Bourdon, Tom Hollander, Freddie Highmore
TRAMA: Max Skinner (Crowe) è uno dei migliori brooker di Londra. Quando gli giunge la notizia della morte della zio Henry (Finney), resosi conto di essere l'unico erede, decide di partire per la Provenza per vedere quanto può ricavare dalla vendita del magnifico chateau. Arrivato a destinazione gli tornano in mente i momenti dell'adolescenza trascorsi in quei luoghi. Un giorno l'arrivo di una ragazza americana, Christie (Cornish), che sostiene di essere la figlia del defunto zio, mina le certezze sull'eredità che Max pensava di avere. Inoltre l'attrazione per Fanny Chenal (Cotillard), proprietaria di un bistrot del paese, mette in discussione quello che è il suo stile di vita legato a soldi e successo.
CONSIDERAZIONI: Il film, tratto dal romanzo di Peter Mayle, riunisce la coppia Scott-Crowe dopo il successo de Il Gladiatore (2000) Il regista non sembra trovarsi a disagio con quello che non è il suo genere usuale. Di certo la qualità del film è ben lontana da risultati quali Alien (1979), Blade Runner (1982) o, per l'appunto, Il Gladiatore. Non si può certo dire, comunque, che nel suo trascorso Scott non abbia "provato" generi diversi. Pur avendo fatto nella sua carriera scelte molto discutibili raramente davanti ai sui lavori ci si è trovati completamente insodisfatti. Un'Ottima Annata è certamente uno di questi. La storia è classica. Il connubio tra romanticismo e
commedia non è sicuramente qualcosa di inedito. Però è ben diretto. Alla fine del film a nessuno verrà in mente di gridare al capolavoro, ma la sensazione è quella di aver passato due ore in modo piacevole. Impossible non restare affascinati dall'incantevole fotografia della Francia Provenzale.
C'è da dire che il film, a fronte di un bufget di 35 milioni di dollari, non è riuscito a dare i frutti che i produttori (tra cui lo stesso Crowe) speravano raccimolando soltanto 42 milioni.
VOTO: 2,5/5