martedì 10 maggio 2011

Machete

Titolo originale: Machete
Regia: Robert Rodriguez, Ethan Maniquis
Sceneggiatura: Robert Rodriguez, Rebecca Rodriguez
Nazionalità: USA
Anno: 2010
Durata: 105'
Interpreti principali: Danny Trejo, Robert De Niro, Jessica Alba, Michelle Rodriguez, Lindsay Lohan, Jeff Fahey, Don Johnson, Steven Segal

LINK DI COMMENTO (solo se scritti da me): http://www.horrorcomitalia.com/machete.htm

VOTO: 3,5/5

martedì 3 maggio 2011

Thor

Titolo originale: Thor
Ragia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Ashley Edward Miller, Zack Stentz, Don Payne
Nazionalità: USA
Anno: 2011
Durata: 114'
Interpreti principali: Chris Hemsworth, Natalie Portman, Anthony Hopkins, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgard

LINK DI COMMENTO (solo quando ne sono autore): http://fantascienza.b1og.net/thor/

VOTO: 2/5

mercoledì 27 aprile 2011

Mia Moglie Per Finta

Titolo originale: Just Go With It
Regia: Dennis Dugan
Sceneggiatura: Allan Loeb, Timothy Dowling
Nazionalità: USA
Anno: 2011
Durata: 116'
Interpreti principali: Jennifer Aniston, Adam Sandler, Brooklyn Decker, Nicole Kidman, Dave Matthews

TRAMA: Danny (Sandler) è un chirurgo plastico che dopo aver avuto una delusione da giovane, ad un passo dal matrimonio, rimedia relazioni occasionali fingendo di essere sposato e in crisi . Quando però vuole iniziare una relazione seria con Palmer (Decker) questa pretende di conoscere la sua ex-moglie. Così convince la sua assistente Katherine (Aniston) a fingere di essere la sua ex. Finirà per coinvolgere anche i figli di lei nella farsa.

CONSIDERAZIONI: Il regista de Un Weekend Da Bamboccioni (2010) e Zohan - Tutti Le Donne Vengono Al Pettine (2008) torna a dirigere una pellicola leggera e dalla risata facile. Adam Sandler riesce come sempre a strappare sorrisi in gran quantità e ad essere protagonista di situazioni assurde e ridicole nel quale è sempre a suo agio. Jennifer Aniston gli fa da spalla con una buona riuscita. Il problema di fondo delle commedie romantiche recenti, nelle quali possiamo identificare questo nuovo film, è la mancanza di una trama credibile e di una freschezza che possa distinguerle l'una dall'altra. Tutte le manovre di Danny/Sandler costruite con la finalità di riuscire a portare dalla sua parte la bella Palmer, difficilmente avrebbero trovato appoggio nella collaborazione di un'altra donna, disposta anche a coinvolgere i propri figli ancora bambini all'interno di una grossissima messinscena soltanto per raggiungere lo scopo. Non importa l'amore che può esserci da una parte o dall'altra: la situazione di base è a dir poco irreale. Molti potrebbero dire "è solo un film". Ma quando si vuol fare una pellicola le idee di base devono essere solide. L'irrealtà e assurdità dovrebbe essere di casa soltanto in alcuni generi, che non hanno pretesa di voler essere moralmente realistici. Immancabili nel corso del secondo tempo i discorsi melensi e zuccherosi al limite del diabete, simbolo di un cliché che spesso inizia a stancare. Simpatico il ruolo di una Kidman che sembra comunque arrivata ad un punto critico di una carriera ormai in discesa. Insomma, due ore da affrontare senza la minima pretesa, accontentandosi di ridere senza farsi troppe domande. Non troverebbero risposta.

VOTO: 1,5/5

mercoledì 20 aprile 2011

Manhattan

Titolo originale: Manhattan
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen, Marshall Brickmann
Nazionalità: USA
Anno: 1979
Durata: 90'
Interpreti principali: Woody Allen, Diane Keaton, Michael Murphy, Mariel Heminghway, Maryl Streep, Anne Byrne

TRAMA: Isaac Davis (Allen) è uno sceneggiatore televisivo oltre i quaranta appena divorziato, che ha una relazione con Emily (Byrne), una ragazza di diciassette anni. Frequentando il suo amico Yale (Murphy) conosce la sua amante, Mary (Keaton), con la quale sente un particolare feeling.

CONSIDERAZIONI: Questo è forse considerato il film più famoso di Allen, che con questa pellicola era alla sua decima opera da regista. Celebrato da una romantica fotografia in bianco e nero di una Manhattan senza tempo, costruisce (assieme allo sceneggiatore Brickmann) un intellettuale intreccio riflessivo sull'amore e sui rapporti di coppia ai giorni nostri (che ormai han più di trent'anni e non sembrano affatto cambiati) già portato in scena con Io e Annie (1977). Sulla cornice della sua amata Manhattan, Allen rimette in scena il suo famoso (e forse un po' copia e incolla) personaggio nevrotico e cinico, diventato simbolo delle sue interpretazioni da attore. Un inconfondibile e logorroico fluire di discorsi con e senza senso allo stesso tempo, diventano funzionali ad una narrazione che non vuole nascondere la confusione e leggerezza spesso contraddittoria di rapporti che sembrano costruirsi su fitte reti di bugie e giochi di ruolo. La sfiducia sui rapporti fra uomini e donne dell'Allen di questo periodo rimbomba ossessiva nei continui cambi di direzione che contraddistinguono le relazioni nel film: lo stesso Ike salta in continuazione tra Emily e Mary, che a sua volta salta tra lui e Yale che a sua volta salta fra Mary e la moglie Tracy, unica che stoicamente accetta la scappatella del marito come un inevitabile compromesso per mandare avanti un matrimonio. D'effetto il finale dove l'unica persona a credere ancora nella necessità di fidarsi degli altri è proprio la giovane Emily, ancora vergine rispetto alle problematiche degli adulti e rappresentante di una generazione che forse avrebbe potuto cambiare la visione di una società in decadenza. In questo film spesso si sorride, ma difficilmente si riesce a ridere. Allen inserisce dialoghi e battute caratteristici del suo stile, con critiche sottili che toccano i classici temi cari alla comicità dell'attore, come religione, società e sessualità.
La regia risulta essere molto originale e sperimentale (come fu per Io e Annie), dove la scelta delle inquadrature e la fotografia carica spesso di poetici chiaroscuri poco convenzionali, danno un tocco decisamente artistico anche all'aspetto tecnico. Una pellicola che merita di essere vista, data anche l'importanza storica che riveste nella filmografia di un genio della settima arte che riesce sempre a sfruttare situazioni e spaccati di vita quotidiana per sviscerare e, molto più semplicemente, raccontare dinamiche che influenzano la società moderna.

VOTO: 3,5/5

martedì 19 aprile 2011

Scream 4

Titolo originale: Scream 4
Regia: Wes Craven
Sceneggiatura: Kevin Williamson
Nazionalità: USA
Anno: 2011
Durata: 103'
Interpreti principali: Neve Campbell, Courtney Cox, David Arquette, Emma Roberts, Hayden Panettiere, Mary McDonnell

TRAMA: Proprio quando Sydney (Campbell) ritorna a Woodsboro per promuovere il suo libro sull'auto-aiuto, qualcuno vestendo nuovamente i panni di ghostface torna a seminare il panico nella cittadina, prendendo di mira gli amici della cugina Jill (Roberts). Qui Sydney ritroverà i vecchi compagni di disavventure Gale (Cox) e Linus (Arquette), ora coniugi Riley.

CONSIDERAZIONI: Nel caso di questa pellicola le cose non seguono la solita regola dei sequel: più avanti si va con i numeri dopo il titolo più la qualità cade in picchiata. Ma abbiamo di fronte questo Scream 4, sequel che arriva più o meno inaspettatamente dopo dieci anni dallo stesso team costituito da Craven-Williamson che aveva reso famosa la saga negli anni '90 , che risulta essere il seguito migliore dei tre. Dopo il guardabile secondo capitolo e il terribile terzo, che sembrava aver scritto definitivamente la parola fine con la trilogia Sydney/Campbell torna ad essere perseguitata dall'onnipresente ghostface, che pur cambiando l'identità sotto la maschera conserva il leggendario costume che ha ormai fatto storia. Come da copione i cliché dei film slasher vengono caricati all'ennesima potenza così da ricreare anche in questo caso una pellicola tributo al genere. Stiamo parlando senza dubbio di una pellicola meta-cinematografica, che fa cinema parlando di cinema. I protagonisti storici della saga accompagnano volti decisamente più giovani, che danno una ventata di novità al contesto, dimostrando di trovare un perfetto equilibrio tra i due gruppi. Il film si cita da solo in continuazione, soprattutto con i continui riferimenti (se non addirittura la riproposizione delle medesime situazioni) al primo capitolo della serie. Ma cosa di fondamentale importanza, la storia riesce a confondere fino alla fine, cercando sempre di disorientare lo spettatore su chi sia realmente il killer, del quale sembra impossibile fino all'ultimo secondo l'identificazione. Non farò spoiler eccessivi, visto che la forza di questo film sta proprio nel restare in sospeso fino alla fine, ma sappiate che tutto ciò che sembra scontato in realtà non lo è per niente. Non manca la violenza che risulta sempre essere un po' patinata e standardardizzata dal genere.
Si vocifera di una nuova trilogia, forse soltanto di un caso isolato: quel che è certo è che Craven questa volta ha decisamene riportato in vita qualcosa che si pensava giunto al capolinea.

VOTO: 3/5

lunedì 18 aprile 2011

Drive Angry

Titolo orginale: Drive Angry
Regia: Patrick Lussier
Sceneggiatura: Todd Farmer, Patrick Lussier
Nazionalità: USA
Anno: 2011
Durata: 104'
Interpreti principali: Nicholas Cage, Amber Heard, William Fichtner, Billy Burke

LINK DI COMMENTO (solamente quando ne sono autore)

http://www.horrorcomitalia.com/drive-angry.htm#more-209

VOTO: 3/5

sabato 16 aprile 2011

Codice Mercury

Titolo originale: Mercury Rising
Regia: Harold Becker
Sceneggiatura: Lawrence Konner, Mark Rosenthal
Nazionalità: USA
Anno: 1998
Durata: 108'
Interpreti principali: Bruce Willis, Alec Baldwin, Miko Highes, Chi McBride

TRAMA: Simon (Hughes) è un bambino autistico che riesce a decifrare il più segreto dei codici della NSA, il codice Mercury, sviluppo del quale era stato guidato dal tenente colonnello Kudrow (Baldwin). L'agente dell'FBI Art Jeffries (Willis) cercherà di proteggere il bambino che la sicurezza nazionale vuole morto per proteggere il codice, andando contro gli ordini dei suoi superiori.

CONSIDERAZIONI: Non è la prima volta che sullo schermo i "cattivi" servizi segreti americani sono disposti a tutto pur di non rischiare di compromettere la sicurezza nazionale. Nonostante questo la storia calzava abbastanza bene per un film d'azione senza troppe pretese in cui un Bruce Willis non al suo massimo (vincitore per questa pellicola di un Razzie Award per la peggior interpretazione) non doveva far altro che interpretare per l'ennesima volta il poliziotto, federale o un esponente delle forze dell'ordine che si voglia senza macchia e con un forte senso della giustizia e del dovere. E fin qui tutto poteva anche andar bene. Ma molte delle situazioni che si susseguono durante la pellicola diretta da Becker (Malice - Il Sospetto, 1993; Unico Testimone, 2001) sono abbastanza assurde e logicamente poco credibili. Che dire di un sicario dei servizi segreti che se ne va in giro in un ospedale, strade affollate o qualsiasi altra situazione in cui non farsi notare è impossibile, armato di pistola con silenziatore spianata? O magari nella scena finale un intera sezione di agenti speciali e tiratori dell'FBI incapace di far fuori un solo uomo? Non possiamo inoltre soprassedere al comportamento del ten.col. Kudrow che anche quando ormai tutto viene a galla continua a cercare di eliminare il bambino, come se questo potesse cambiare qualcosa, dopo che gli stessi servizi segreti e l'FBI hanno scoperto quanto è accaduto. Insomma, nonostante il ritmo abbastanza accattivante i buchi e le assurdità emergono da tutti lati. Buona l'interpretazione di Hughes che per vestire i panni di Simon Lynch è stato seguito da uno psichiatra infantile e messo a contatto con numerosi bambini autistici.
Sotto l'aspetto puramente intrattenitivo, alla pellicola non manca nulla: il ritmo è buono e la storia nella media delle pellicole basate sugli intrighi politici, ma ad un occhio maggiormente critico non possono sfuggire delle ingenuità che portano il film ad essere poco più che sufficiente.

VOTO: 2/5