
giovedì 28 agosto 2008
mercoledì 20 agosto 2008
Criminali Da Strapazzo
Titolo originale: Small Time CrooksRegia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Nazionalità: USA
Anno: 2000
Durata: 94'
Interpreti principali: Woody Allen, Jon Lovitz, Michael Rapaport, Carolyn Saxon, Tracey Ullman, Hugh Grant
TRAMA: Ray (Allen) decide di affitare con degli amici una pizzeria per poterci scavare un tunnel che porti dritto al caveau di una banca. Come copertura fa aprire alla moglie Franchy un negozio di biscotti all'interno della pizzeria per distrarre i curiosi dai suoi veri intenti. Meentre il piano per la rapina va di male in peggio il commercio dei biscotti va a gonfie vele.
CONSDERAZIONI: Come per tutti i film di Woody Allen, una trama apparentemente leggere nasconde sempre dei risvolti moralistico-riflessivi. Il passaggio di Ray e della moglie Franchy da poveri sfortunati a ricchi magnati dell'industria dei biscotti sarà tutt'altro che indolore: la volontà di Franchy di diventare qualcosa che non è in grado di essere, cioè una raffinata donna dell'alta società, incrina i rapporti con il marito che, invece, non riesce ad abituarsi al nuovo status sociale, preferendo la vita che conduceva in precedenza. Quando Franchy si accorgerà dell'errore commesso infatuandosi di un elegante sapientone interessato solo al suo denaro, tornerà tra le braccia del marito che, rimasto puro nell'animo e nei sentimenti, riaccoglie la moglie tra le proprie braccia. La morale che Allen vuole ricavare è il sapersi adeguare al proprio io senza voler necessariamente sembrare altro; non necessariamente, infatti, il passaggio ad un rango sociale più alto comporta una reale felicità o un automatico miglioramento della vita. A volte raggiungere in modo troppo repentino un obiettivo tanto agognato può catapultare in una realtà alla quale non si è pronti a vivere, fatta di persone con le quali ci si trova a condividere poco o nulla.
Si ride abbastanzain questa ennesima pellicola dell'instancabile Woody che non raggiunge comunque i suoi appici artistici. Il film scorre leggero senza mai essere pedante, anche se le dinamiche sono talvolta troppo ripetitive. Grant riesce credibilmente nel ruolo dell'rampollo opportunista. Carino per un'ora e mezzo di rilassamento.
VOTO: 3/5
Il Cavaliere Oscuro
Titolo originale: The Dark KnightRegia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Nazionalità: USA
Anno: 2008
Durata: 152'
Interpreti principali: Christian Bale, Heath Ledger, Maggie Gyllenhaal, Gary Holdman, Aaron Eckhart, Morgan Freeman, Michael Caine, Nestor Carbonell
TRAMA: Un criminale truccato da pagliaccio che si fa chiamare Joker (Ledger) ruba i soldi della mafia di Gotham City per ricattarla e ottenere un ingaggio finalizzato all'eliminazione del principale problema della criminalità nella città: Batman (Bale). Nel frattempo il procuratore di Gotham, Harvey Dent (Eckhart) e la sua assistente/compagna Rachel Dawes (Gyllenhaal) stanno cercando, con la collaborazione del tenente Gordon (Oldman) e del sindaco Garcia (Carbonell) di rinchiudere tutti i vertici della mafia.
CONSIDERAZIONI: A distanza di tre anni dal primo episodio della saga Batman Begins Christopher Nolan torna a dirigere le oscure vicende di Gotham City. Sceneggiato assieme al fratello Jonathan, Nolan riesce a confezionare un film decisamente superiore al precedente, potendo anche contare su un cast più stellare che mai. Il carattere politico di questo secondo capitolo è molto più accentuato rispetto al precedente, arrivando a volte addirittura ad essere simile ad un moderno polizesco. Nolan non nasconde infatti la sua ispirazione verso il cinema di Michael Mann del quale si riescono a sentire le cupe atmosfere. Batman e Joker, i due protagonisti indiscussi della pellicola non si vedono così tanto come ci si aspetterebbe, anzi: la storia abbraccia in modo completo quelle che sono le vicende legate alla città di Gotham e ai suoi personaggi, con particolare messa a fuoco sul procuratore Harvey Dent (interpretato da un perfetto Eckhart) e la sua storia con la contesa Rachel Dawes (i quali panni sono vestiti dalla Gyllenhaal dopo l'abbandono di Katie Holmes), sul futuro commissario Gordon e la tormentata esistenza di Bruce Wayne, sempre costretto a vivere una doppia vita. Il Joker interpretato da Ledger è angosciante e chiaramente psicopatico, molto più sadico e malato del suo omonimo predecessore nel Batman burtoniano del 1989, reso immortale dalla fantastica performance di Jack Nicholson, che non ha mancato di polemizzare sulla (a suo parere) inutile reinterpretazione di un personaggio già reso in modo perfetto da lui. Sbaglia di grosso: come è necessario elogiare il Joker/Nicholson dell'89 è doveroso togliersi tanto di cappello davanti alla performance dello scomparso Ledger, capace di dare al più terribile dei nemici di Batman un volto realistico e incredibilmente crudele, modello perfetto (almeno sotto l'aspetto comportamentale) di quello che è il personaggio dei fumetti. Ma tutto nel film di Nolan (tolti gli inseguimenti eterni e i combattimenti decisamente coreografici) sa di realistico: il regista inglese ribalta completamente la tristissima strada cyber-punk che gli episodi dell'uomo pipistrello avevano preso sotto la guida di Joel Schumacher, conferendo alle vicende e alle atmosfere una crudezza e freddezza molto vera, lontana dagli stereotipi del Batman pre-anni '90. Anche il personaggio di Due Facce viene sfruttato in modo sapiente, realistico, senza forzare il suo protagonismo in un eventuale terzo capitolo. Decisamente profondi emergono anche i temi trattati: la sottile linea di confine tra ciò che è bene e ciò che è male appare risulta essere onnipresente surante tutta la narrazione; il continuo conflitto interno alla società spinge all'identificazione di eroi che spesso non riescono ad essere all'altezza delle aspettative, dovendo fare i conti quotidianamente con la strada scelta e i propri limiti che, talvolta, non riescono a restare lontani; il significato della verità diventa opinabile e spesso passa in secondo piano pur di non spegnere la speranza riposta, tanto da poter spingere un eroe vero a coprirne uno falso per di non compromettere l'ordine delle cose; la necessità di un cambiamento radicale può tristemente portare al sacrificio durante le interminabili lotte interne.
Dichiarato film maledetto a causa dei numerosi incidenti legati ai protagonisti del film (dopo la morte di Ledger e di un tecnico degli effetti speciali, il recente incidente di Freeman e l'arresto di Bale), Il Cavaliere Oscuro sta battendo numerosi record al botteghino, classificandosi addrittutura al secondo posto nella classifica dei film con l'incasso più alto della storia.
VOTO: 4/5
lunedì 11 agosto 2008
Dellamorte Dellamore
Titolo originale: Dellamorte DellamoreRegia: Michele Soavi
Sceneggiatura: Gianni Romoli
Nazionalità: Italia, Germania, Francia
Anno: 1994
Durata: 105'
Interpreti principali: Rupert Everett, Anna Falchi, Francois Hadji-Lazaro, Mickey Knox, Fabiana Formica
TRAMA: Francesco Dellamorte (Everett) è becchino e custode presso il cimitero di Buffalora, paesino montano del nord Italia, dove vive con il suo assistente Gnaghi (Hadij-Lazaro). Nonostante svolga una vita noiosa e solitaria, durante la notte è costretto ad uccidere degli zombie (da lui chiamati ritornanti), cadaveri che dopo sette giorni riprendono a camminare sul terreno del cimitero.
CONSIDERAZIONI: Il film diretto da Michele Soavi è tratto dall'omonimo romanzo di Tiziano Scalvi. Precursore dell'ormai arcifamoso Dylan Dog, Francesco Dellamorte mostra moltissimi lati che poi finiranno per caratterizzare il suo successore. La pellicola in questione è un insieme (a volte caotico) di diversi generi: la commedia grottesca si fonde con l'horror velato di drammaticità e carica esistenzialista. Pur non ponendosi come film di concetto, questo Dellamorte Dellamore può nascondere alcune riflessioni sul senso della vita e sul diritto o meno di sentirsene padroni: il finale dell'opera di Soavi non tralascia contenuti di un certo valore, anche se contestualizzati all'inerno di una narrazione tutt'altro che sia. Il protagonista vivrà attraverso numerosi episodi che caratterizzaranno la sua quotidianità, tra l'amore ossessivo per una donna morta che non riesce a togliersi dalla testa (saranno davvere autentiche le sembianze delle amanti di Francesco o soltanto illusione ossessiva?) e la quotidiana lotta con i ritrnanti, sempre più numerosi con l'aumentare degli sfortunati decessi in paese. Le conversazioni con l'assistente risultano unilaterali, vista la condizione d'handicap riportata da quest'ultimo, incapace di comporre frasi di senso compiuto; continui incontri con un sindaco egocentrico (pronto ad usare la morte della filgia in campagna elettorale) e un ispettore di polizia incapace non lo aiutano ad avere maggiore stima per la vita. Persino la sua ultima trasformazione in pazzo omicida non riuscirà a portare l'attenzione su di lui, considerato unanimemente come un essere emarginato e privo d'interesse.
Le situazioni sono tragicomiche, mentre i dialoghi sono intrisi di uno humor nero fumettistico diffcilmente digeribili in un contesto cinematografico. Gli sforzi del regista per dirigere una buona pellicola sono evidenti, anche se il pubblico italiano (di gusti notoriamente difficili) non è riuscito a cogliere le sfumature presenti, relegando la pellicola ad un rulo marginale e spingendo lo stesso resista a lasciare il cinema per oltre dieci anni (tornerà infatti nel 2006 con Arrivederci Amore, Ciao). Il volto di Everett è facilmente riconoscibile: da lui, infatti, saranno tratte le sembianze di Dylan Dog. Anna. Anna Falchi risulta meno inguardabile degli altri film (leggermente!!) e per nulla avida di nudi, che nella pellicola sono numerosi e lunghi (così come quelli del protagonista). Che dire: un film discretamente riuscito che paga lo scotto di essere stato pressochè incompreso dal pubblico di casa.
VOTO: 2,5/5
giovedì 7 agosto 2008
Fantozzi Contro Tutti
Regia: Neri Parenti e Paolo Villaggio
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Berrnardi, Paolo Villaggio
Nazionalità: Italia
Anno: 1980
Durata: 95'
Interpreti principali: Paolo Villaggio, Gigi Reder, Milena Vukotic, Plinio Fernando, Giuseppe Anatrelli, Diego Abatantuono
TRAMA: Fantozzi (Paolo Villaggio)si trova nuovamente alle prese con la terribile quotidianità che affligge la sua esistenza. Alle prese con l'infatuazione adultera di Pina (Milena Vukotic) e le pesantissime tirannie dei superiori, cercherà di restare a galla nella sua media esistenza.
CONSIDERAZIONI: Per questo terzo episodio cambiano diverse cose, e la differenza con i due film precedenti è lampante fin dall'inizio. Neri Parenti sostituisce Luciano Salce alla regia conferendogli un impronta molto più commerciale dei predecessori. Per la prima volta manca Anna Mazzamauro nei panni dell'eterna fiamma di Fantozzi, la signorina Silvani; anche Liù Bosisio abbandona i panni di Pina lasciando il posto a Milena Vukotic, che vestirà i panni della moglie del ragioniere in tutti gli altri episodi della serie, eccetto Superfantozzi (1986), dove la Bosisio tornerà per un'ultima volta nel ruolo. Lo schema narrativo è lo stesso del film che verrà dopo (Fantozzi Subisce Ancora): la sceneggiatura diventa più piatta e scontata, e i guizzi brillanti brillanti si contano sulle dita di una mano. Unica scena davvero divertente è quella che vede co-protagonista un giovane Diego Abatantuono alle prese con l'infatuazione della di Pina, che lui considera un mostro da collezione. Fiacco e poco divertente risulterà meno efficace del successore.
VOTO: 1,5/5
mercoledì 6 agosto 2008
Fantozzi Subisce Ancora
Titolo originale: Fantozzi Subisce AncoraRegia: Neri Parenti
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi
Nazionalità: Italia
Anno: 1983
Durata: 85'
Interpreti principali: Paolo Villaggio, Milena Vukotic, Gigi Reder, Plinio Fernando, Anna Mazzamauro, Andrea Roncato, Antonio Allocca, Michele Mirabella
TRAMA: Ancora innumerevoli disgrazie per il ragioniere più simpatico (e sfortunato) d'Italia: tra vacanze in camper e giochi olimpici aziendali il protagonista riuscirà ancora a dimostrarsi una vera e propria calamità. Anche la famiglia si allarga: arriva il/la bebè (o mostro?) di Mariangela.
CONSIDERAZIONI: Quarto capitolo della saga fantozziana, Fantozzi Subisce Ancora è la seconda pellicola diretta da Neri Parenti dopo Fantozzi Contro Tutti (1980), che vide una collaborazione dietro la macchina da presa con PAolo Villaggio. Si incrementano i temi legati ai problemi della società italiana: dalla politica di conflitto al sistema sanitario corrotto e senza una reale base assistenziale. Le cattiverie nei confronti del nostro diventano sempre più accentuate, come l'inizio della pellicola che vede il ragioniere impegnato a farsi in quattro per coprire i colleghi assenteisti. Divertentissima la gag con Loris Batacchi, alias Andrea Roncato, rozzo latin-lover con 6000 donne all'attivo e ora padre della cosa identificata come nipote di Fantozzi. Anche il mistero sulle fattezze della creatura di Mariangela è efficace, lasciando all'immaginazione dello spettatore dare un volto e un corpo all'essere. Si continua a ridere di gusto, anche se a volte la costruzione filmica non mostra molte novità rispetto ai capitoli precedenti.
VOTO: 2,5/5
martedì 5 agosto 2008
Grande,Grosso E Verdone
Titolo originale: Grande, Grosso E VerdoneRegia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone
Nazionalità: Italia
Anno: 2008
Durata: 105'
Interpreti principali: Carlo Verdone, Claudia Gerini, Geppi Cucciari, Roberto Farnesi, Anna Maria Torniai, Eva Riccobono, Cinzia Fornasier, Martina Pinto, Andrea Miglio Risi, Emanuele Propizio, Massimo Marino
TRAMA: Il film è diviso in tre episodi: nel primo la famiglia Nuvolone è occupata nella sepoltura della madre del capo famiglia, Leo (Verdone), cosa che, a causa di un singolarissimo addetto alla pompe funebri (Marino), si rivelerà più complicata del previsto; nel secondo il logorroico professor Callisto (Verdone) tiranneggia irritantemente sulla governante (Torniai) e sul giovane figlio (Risi), che farà fidanzare con una sua studentessa, Lucilla: i due cercheranno vanamente di liberarsi del tremendo Callisto; nel terzo e ultimo episodio (il più lungo dei tre), i coniugi Vecchiarutti (Verdone e Gerini) cercano di riunire la famiglia ormai allo sfascio facendo una vacanza a Taormina: i modi poco "fini" e "moderni" dei tre li porteranno in diversi guai.
CONSIDERAZIONI: Il camaleontico Carlo Verdone ripropone tre personaggi che lo hanno reso famoso: il candido, il logorroico e il volgare. Aveva già sfruttato questa triade di personaggi nel lungometraggio Viaggi Di Nozze (1995), anche se nomi e ruoli risultano diversi. Il primo episodio è abbastanza divertente, anche se mancano le forti risate a cui Verdone è solito far ricorso: la cosa buffa è riuscire a sorridere su un funerale che non riesce a compiersi, dopo i numerosi incidenti capitati alla bara. Marino nel ruolo del funzionario funebre è di certo il pezzo migliore del capitolo. I bambini di Leo sono doppiati dallo stesso Verdone che li caratterizza con una parlata simile alla sua, definita "congenita". Il secondo episodio è incredibilmente irritante (così come lo era l'episodio con protagonista il logorroico nel film del '95): il professor Callisto è quanto di più pessimo e immorale si possa immaginare, ma nonostante questo pretende di essere esempio e maestro di vita per il figlio che da quando è nato lo odia dal profondo del cuore. La sua petulante perfezione nei confronti della governante, e della fidanzata del figlio (procuratagli dallo stesso padre che riteneva fosse il momento di svezzarsi) rendono questo personaggio davvero insopportabile. Le risate sono pressochè assenti, se non quelle provocate dall'isteria che può attaccare lo spettatore. Il terzo episodio riprende il prototipo della coatta famiglia romana presente anche in Viaggi Di Nozze: qui Verdone e la Gerini (già coppia nel precedente) interpretano due personaggi simpatici in modo imbarazzante: infatti la sensazione che si prova è quell'amore e odio che può provare qualcuno che li abbia realmente intorno, vedendoli da un lato dei "tipi" e dall'altro soffrendo la lora profonda maleducazione, causata dalla volontà di voler sembrare ciò che non sono. Il figlio di Moreno e Jessica è vittima della situazione: incapace di rapportarsi con i genitori e con il mondo che lo circonda riuscirà però ad aprirsi grazie all'amicizia di una ragazza dell'albergo. Il lieto fine è sperato ed ottenuto: entrambi i coniugi, dopo terribili tentativi di adulterio finiscono per capire quali sono i loro reali sentimenti.
La sensazione è che Verdone non sia riuscito a raggiungere il suo scopo, a meno che non cercasse qualcosa di diverso rispetto ai suoi canoni classici: il suo "ruolo" da attore comico fa sperare allo spettatore di farsi un paio di risate in allegria, cosa che in questo caso non avviene. Il film tratta temi abbastanza profondi, come il rapporto padre-figlio, problemi coniugali e famigliari: solitamente, però, Verdone riesce comunque a dare la sensazione di poterci ridere sopra, mentre in questo Grande, Grosso E Verdone risulta davvero difficile. La pesantezza delle situazioni, al limite del paradossale, crea parecchia malinconia. Obiettivo più centrato nel caso in cui volesse realizzare una pellicola più impegnata, anche se, in questo caso, risultano insufficienti patrecchie altre varianti, come l'introspezione dei personaggi e l'eccessiva leggerezza espositiva. Carino ma decisamente inferiore all'ormai cult Viaggi Di Nozze.
VOTO: 2/5
Il Secondo Tragico Fantozzi
Titolo originale: Il Secondo Tragico FantozziRegia: Luciano Salce
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Pier De Bernardi, Paolo Villaggio
Nazionalità: Italia
Anno: 1976
Durata: 110'
Interpreti princiapli: Paolo Villaggio, Gigi Reder, Liù Bosisio, Anna Mazzamauro, Plinio Fernando, Giuseppe Anatrelli, Paolo Paoloni
TRAMA: Continuano le dis(avventure) dello sfortunatissimo ragionier Ugo Fantozzi (Paolo Villaggio), alle prese con i cattivissmi colleghi e la continua vana lotta con la Dea Bendata. Tra amori extraconiugali e tragiche vicissitudini, il ragioniere resterà sempre lo stesso medio-man italiano.
CONSIDERAZIONI: A distanza di una anno dal primo capitolo Fantozzi (1975), Paolo Villaggio torna nei panni del ragioniere più amato (e odiato) dagli italiani. Questa volta lo smalto è un po' più fiacco rispetto all'esordio, anche se non si risparmiano le gag divertenti e la cattivissima satira contro la società italiana. Vengono inseriti anche elementi da film drammatico: nel penultimo episodio Fantozzi vede infrante le sue speranze d'amore per la signora Silvani in Calboni, storica fiamma dello sfortunato protagonista. Tornano gli stereotipi dell'italiano medio così come tornano le avventure all'interno della società Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica: vengono maggiormente approfonditi i temi legati al rapporto gerarchico fra impiegati e dirigenti (molto simile al rapporto schiavo-padrone). Fantozzi si imbatterà in una partita di biliardo con il direttore delle raccomandazioni, dove perdere può fargli ottenere una promozione (vedendo però schiacciato il suo orgoglio), mentre vincere può attirare le ire del superiore; verrà trascinato anche a Montecarlo per giocare al casinò come portafortuna di un altro cattivissimo superiore. Ma la scena diventata simbolo delle serie fantozziane è senza dubbio quella legata alla Corazzata Potiomkin (nel film Kotiomkin): quando un dirigente cinefilo costringe gli impiegati a vedere il famoso film di Ejzensteijn (Einstein nel film) la serata in cui trasmettono la partita di qualificazione ai mondiali di calcio Italia-Inghilterra, Fantozzi muove una rivolta in cui viene bruciata la tanto odiata pellicola. Peccato che nel momento della resa dovranno rigirare la famosa scena della culla che cade dalla scalinata ogni domenica (indovinate chi fa il bambino?). Tolta l'inesattezza storico-cinematografica (La Corazzata Potemkin dura in realtà solo un'ora e non l'infinito tempo che fan credere nel film) la scena è davvero spassosa. Forse la cattiveria più grossa, Fantozzi la subisce dalla tanto amata signora Silvani in Calboni (ex signorina) che dopo averlo sfruttato per farsi una vacanzetta a Capri (causa tradimento del marito) finirà col tornare dal proprio uomo senza mai concedersi allo sfortunato protagonista che tenterà addirittura il suicidio buttandosi da un ponte. Un insieme di elementi fanno di questo secondo episodio un capitolo dal tono più basso rispetto al predecessore, causato anche dal ripetersi (quasi a fotocopia) di alcune situazioni già viste, come il rutto ventoso o le ridicole uniformi che Fantozzi indossa nelle varie occasioni. Il film risulta comunque gradevole a chi aveva già apprezzato la pellicola precedente.
VOTO: 2,5/5
Fantozzi
Titolo originale: FantozziRegia: Luciano Salce
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Paolo Villaggio
Nazionalità: Italia
Anno: 1975
Durata: 100'
Interpreti principali: Paolo Villaggio, Gigi Reder, Liù Bosisio, Olinio Fernando, Anna Mazzamauro, Giuseppe Anatrelli, Paolo Paoloni
TRAMA: In una narrazione ad episodi, vengono mostrate le vicessitudini quotidiane del ragionier Ugo Fantozzi (Paolo Vilaggio), sfigatissimo emblema dell'italiano medio, impiegato presso la ditta Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica, dove vengono rigidamente rispettate le gerarchie con disprezzo per chi sta ai gradini inferiori. Fantozzi è, ovviamente, uno di questi.
CONSIDERAZIONI: Questo primo film che introduce il personaggio del ragionier Ugo Fantozzi, è collage tra i due romanzi scritti da Paolo Villaggio, Fantozzi e Il Secondo Tragico Fantozzi (che sarà anche titolo del secondo capitolo della serie). Diventato ormai pietra miliare del cinema italiano (pur con schizzinoso snobbismo da parte dei cinefili duri e puri), Ugo Fantozzi rispecchia con una forte carica ironica la condizione dell'italiano medio nel mezzo degli anni '70 (e anche oltre... col senno di poi). Le moltissime gag derivanti dalla tradizione delle slapstick comedy si intrecciano a più serie riflessioni sulla società italiana, dove soltanto chi si atteggia ed esercita il suo potere su qualcuno (seppur in modo ristretto) riesce a farsi un nome. Esempio lampante è la sig.na Silvani (interpretata da un'ottima Anna Mazzamauro) che pur non essendo bella (decisamente volgare), riesce ad attirare su di se le attenzioni dei colleghi soltanto atteggiandosi a femme fatale. Anche i vari dirigenti, in realtà, sono sempre subordinati a qualcun altro, ma non si tirano mai indietro davanti all'occasione di dimostrare il proprio potere tiranneggiando sui propri sottoposti. Fantozzi non riesce mai ad avere una propria identità, finendo sempre per seguire le decisioni della massa (incredibili le avventure assurde nelle quali viene coinvolto dall'accecatissimo rag.Filini dell'ufficio sinistri). Divertentissima la gag della partita di calcio, dove gli impiegati (come i bambini) si impegnano a giocare in condizioni ambientali terrificanti, pur di non venir meno alla tradizione calcistica (chiodo fisso della società italiana). Bellissimo anche l'incontro finale con il megapresidente galattico, vera e propria leggenda della ditta, che tratta il ragionier Fantozzi in modo ambiguo: un po' da figlio e un po' da schiavo. Cattivissime le situazioni in cui è coinvolta la famiglia del ragioniere, maltrattata e snobbata dallo stesso protagonista a causa della loro (evidente e oggettiva) bruttezza. I sentimenti vengono mascherati pur di non sfigurare davanti a colleghi e amici. Insomma, questo film nato dal genio di Paolo Villaggio diventerà un vero e proprio cult: e a ragione. Infatti, tolte le (talvolta) esagerate gag, i temi non mancano. Anzi. E 'quasi imbarazzante l'attualità di alcuni elementi presenti nel film.
VOTO: 3,5/5
domenica 3 agosto 2008
8mm - Inferno Di Velluto
Titolo originale: 8mm 2Regia: J.S. Cardone
Sceneggiatura: Dylan Tarason
Nazionalità: USA
Anno: 2005
Durata: 100'
Interpreti principali: Lori Heuring, Jonathan Schaech, Bruce Davison, Julie Benz, Zita Gorog, Robert Cavanah, Jane How, Alex Scarlis, Barna Illyes, Judith Rusznyak
TRAMA: I futuri sposi David (Schaech) e Tish (Heuring) decidono di passare alcuni giorni in albergo termale. Quando decidono di lasciarsi andare coinvolgendo una misteriosa ospite dell'albergo, Risa (Gorog), in un orgia, finiranno per essere ricattati con il video che li riprende il fantasioso gioco di società. Per non compromettere la sua futura posizione al Congresso degli Stati Uniti e rovinare la reputazione della ricchissima famiglia di lei, i due decidono di risolvere il problema da soli, finendo per aggravare la situazione.
CONSIDERAZIONI: Questa porcheria uscita, fortunatamente, soltanto di DVD, avrà fregato i molti che (come me) avevano apprezzato il buon 8mm - Delitto A Luci Rosse (1999) diretto da Joel Schumacher e interpretato da Nicholas Cage. In questo filmetto thrillerotico, infatti, non v'è nessun collegamento con la pellicola precedente. Anzi: non viene nemmeno trattato l'argomento dello snuff, matrice principale del omonimo del 1999. Scene violente non ne esistono, mentre non si può dir lo stesso per gli innumerevoli siparietti al limite del soft-core nei quali numerosissime ragazze mostrano grazie in quantità sia in stasi che in azione. Ogni pretesto è buono per inserire un sedere o un paio di tette (e si limitassero "solo" a questo...). La trama è quanto di più ridicolo si possa immaginare: i due protagonisti vanno avanti per inerzia nella loro ricerca trovando ogni volta una scusa (una più idiota dell'altra... c'è da dirlo) che li spinga a proseguire nei loro intenti. I due attori principali sono quanto di più vicino al mogano si possa immaginare, validi solo nel momento in cui è necessario desabiliarsi. Soltanto il colpo di scena finale rialza insufficientemente le sorti di questo tristissimo filmetto da videoteca di serie z2. Inguardabile.
VOTO: 0/5
domenica 27 luglio 2008
Hard Candy
Titolo originale: Hard CandyRagia: David Slade
Sceneggiatura: Brian Nelson
Nazionalità: USA
Anno: 2005
Durata: 103'
Interpreti principali: Ellen Page, Patrick Wilson, Sandra Oh, Jennifer Holmes
TRAMA: Dopo essersi conosciuti in chat, Hayley (Page) e Jeff (Wilson) decidono di incontrarsi. Lui fotografo di successo, lei ragazzina quattordicenne. Conclusa la conoscenza in un bar i due decidono di andare a casa di lui per passare altro tempo assieme. Per il fotografo si prospetterà un pomeriggio all'insegna dell'incubo.
CONSIDERAZIONI: Il film è tratto da alcuni fatti realmente accaduti in Giappone. Il regista David Slade riesce a trasformare una pellicola low budget in un piccolo gioiello, tanto brillante quanto tremendo. Hard Candy dimostra come, senza vedere nulla di palesemente sanguinolento o a base di sesso, un film possa essere giustamente vietato ai minorenni (come in effetti è stato). Mai arrivato nelle sale italiane, il film di Slade esce solo ora in DVD dopo il trionfale successo di Juno (2008) del regista Jason Reitman e interpretato dalla bravissima (quanto giovanissima) Ellen Page. Scelta fra 300 ragazze, la Page dimostra di essere un'attrice davvero promettente, che non sfigura nemmeno davanti ad un ruolo incredibilmente difficile (e anche scioccante... lo possiamo dire) come quello di Hayley, quattordicenne palesemente disturbata e profondamente giustizialista (almeno a suo modo), che non si tira indietro dall'essere esca per un pedofilo al fine di renderlo "innoquo". Terribile, infatti, la scena della castrazione dove, sembra impossibile, si finisce a parteggiare per il maniaco completamente in balia della sua torturatrice. Il finale tragico è drammaticamente amaro. Possono essere moltissime le sfacettature con le quali interpretare il film, così come sono molti i cambi che riguardano il punto di vista: per tre quarti di film si è combattuti sul problema di chi sia nel giusto e chi sia nello sbagliato. La cosa più giusta da pensare è che in fondo sono entrambi in torto: lui pedofilo, ma profondamente malato, lei, invece, malata nel suo senso distorto di giustizia. In entrambi i casi emergono due devianze comportamentali difficlmente giustificabili. A volte ci si può sentire quasi dei mostri sperando che il pedofilo barbaramente castrato si vendichi sulla ragazzina: ma questo è forse il più grosso traguardo raggiunto dal regista e dallo sceneggiatore, che riescono ad avere completamente in mano l'emotività dello spettatore. Verso la fine si torna a parteggiare per la cattivissima Hayley che, dopotutto, ha tolto di mezzo due pedofili recidivi. Ma chi toglierà di mezzo lei?
VOTO: 3,5/5
mercoledì 23 luglio 2008
Ritorno Dalla Pausa Estiva - Pronto A Ripartire
Ma dopo due mesi circa di silenzio sono pronto a tornare con nuove recensioni. Non nascondo di aver visto diversi film, come immaginerete, durante questo periodo, ma purtroppo non ho una memoria così dettagliata per poter scrivere tutte le recensioni. Quindi reinizierò da oggi.
Spero di avervi presto numerosi sulle pagine sempre nuove di Mirror Cinema!
Marco Dall'Ara
lunedì 2 giugno 2008
Io & Annie
Titolo originale: Annie HallEsilaranti le scene riguardanti Alvy bambino, interpretate da un bravissimo (e somigliantissimo) Jonathan Munk. Anche i genitori non sono da meno, e mostrano perfettamente le caratteristiche che possono aver portato Alvy a diventare lo schizzato nevrotico della maturità. ci sono anche celebri camei: Paul Simon e Cristopher Walken, rispettivamente amante e fratello di Annie, e Shelley Duvall (futura signora Torrence in Shining) che interpreta un'amante passeggera di Alvy pronunciando una battuta eccezionale: "Fare sesso con te è un'esperienza kafkiana!". La regia è spezzettata e racconta la storia attraverso un collage non cronologicamente ordinato di episodi significativi della loro relazione.
Nonostante il bagno di applausi che può annoverare questa pellicola non ci si può esimere dal fare alcune osservazioni: il film è diviso in due parti, una prima brillante e divertente, una seconda più pesante e statica; a volte si perde un po' il filo cronologico degli eventi.
Un film che va visto per conoscere il meglio della carriera alleniana.
VOTO: 3,5/5
domenica 1 giugno 2008
Indiana Jones E Il Regno Del Teschio Di Cristallo
Titolo originale: Indiana Jones And The Kingdoms Of The Crystal SkullRegia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: David Koepp
Nazionalità: USA
Anno: 2008
Durata: 125'
Interpreti principali: Harrison Ford, Cate Blanchett, Shia LaBeouf, Karen Allen, Ray Winstone, John Hurt, Jim Broadbent, Igor Jijikine
TRAMA: 1957. Dopo essere stato costretto dai militari russi, guidati dalla terribile Irina Spalko (Blanchett), ad indicare una cassa contenente un reperto top secret recuperato dieci anni prima, Indiana Jones (Ford) si ritrova senza cattedra e sotto sorveglianza ad opera dell'FBI, che lo crede complice della Russia in pieno macchartismo. Ormai pronto ad emigrare all'estero il professor Jones viene rintracciato dal giovane ribelle Mutt (LeBeouf) che gli annuncia il rapimento del collega Harold Oxley (Hurt) mentre cercava di scoprire il tempio della città di Eldorado in cui riporre il leggendario Teschio Di Cristallo che donerà al suo portatore un potere incredibile. Mutt inoltre racconta all'archeologo che anche la madre è stata rapita nel tentativo di ritrovare Oxley. Indiana Jones inizierà le ricerche con l'aiuto del ragazzo partendo per il Perù.
CONSIDERAZIONI: Il quarto capitolo della serie arriva dopo 19 anni di gestazione dall'ultimo Indiana Jones E L'ultima Crociata (1989). Già pochi anni dopo girava voce che Harrison Ford stesse facendo pressioni su Lucas per realizzare un ulteriore film sull'archeologo più famoso del cinema. Dopo travagliate vicende di screenplay, con licenziamenti e riscritture, fu scelta finalmente in verisone definitiva la sceneggiatura di David Koepp, già scrittore di numerosi screenplay di successo. Un Harrison Ford decisamente invecchiato (ma giustificato dal copione) dimostra come sia possibile essere in forma nonostante l'età: ovviamente la differenza con la trilogia degli anni '80 si vede, ma non è per nulla imbarazzante come molti vociferavano. Per quanto fossi scettico sulla presenza del figlio di Indiana (interpretato efficacemente da LeBeouf) che temevo avrebbe snaturato il personaggio con una presenza ingombrante, si è invece dimostrato un punto forte della pellicola: lo scambio di battute e le situazioni tra padre e figlio ricorda in modo lampante (ovviamente volutamente citazionista) quelle viste nel precedente film fra Harrison Ford e Sean Connery, anche in questo caso rispettivamente figlio e padre. La presenza si Connery, che dopo moltissimi dubbi ha deciso di non prendere parte alla realizzazione del film, avrebbe reso la pellicola ancora più divertente. Un vero peccato, soprattutto constatando le recenti lamentele da parte di Connery sulla Hollywood che non riesce più ad offrirgli ruoli a causa dell'età. Un ulteriore presenza storica conferisce al film un forte senso di continuità rispetto ai capitoli precedenti: Karen Allen. La testarda Marion Ravenwood torna infatti a far impazzire (in tutti i sensi!) l'orgoglioso professor Jones, incarnando la perfetta copia al femminilie (caratterialmente parlando) dello stimato archeologo. Un po' deludente il personaggio di Cate Blanchett: questo non per colpa dell'attrice che incarna perfettamente lo spirito del suo personaggio, ma dell'identità della stessa Irina Spalko, che sembra più vicina ad un farsesco antagonista da fumetto che ad una vera cattiva stile Jones. Non possono infatti mancare con i paragoni con gli antagonisti dei film passati come Belloq (I Predatori Dell'Arca Perduta), Mola Ram (Il Tempio Maledetto) che strappava cuori con una crudeltà incredibile o il perfido filonazista Walter Donovan (Indiana Jones E L'Ultima Crociata). La trama del film è interessante ma un po' stracciata. Il finale è decisamente esagerato: l'inserimento degli alieni all'interno della sceneggiatura è stato molto azzardato. Tutti i passati film avevano elementi metafisico-religiosi che collocavano la ricerca archeologica all'interno di una sua coerenza storica; la presenza degli alieni lascia letteralmente esterefatti, soprattutto a causa del cosidetto fuori programma. E' qualcosa che esce dagli schemi classici dei film su Indiana Jones: forse innovativo, ma deludente per gli affezionati dello stile. Le scene d'azione dominano prepotentemente il film, lasciando poco spazio ai dialoghi, che molto spesso sono un po' criptici, considerando il grosso numero di informazioni da trasmettere in poche battute. Ma d'altronde nessun film sull'archeologo Henry Jones jr. può considerarsi completamente compreso dopo la prima visione. La costruzione della storia è complessa e abbastanza originale. Buoni gli effetti speciali che non potevano di certo essere all'altezza negli anni '80. Un po' tristi alcuni sfondi palesemente digitali, tecnica cara alla Industrial Light And Magic di George Lucas che ha curato gli effetti visivi. Non sono finiti nel dimenticatoio personaggi come il padre di Indiana e Marcus Brody, che vengono spesso citati da terzi, visto che nel plot risultano morti. Il matrimonio finale fra Indiana e Marion è scontato, ma atteso. Il cappello che vola tra i piedi di Mutt voleva essere una provocazione, come ad indicare un possibile passaggio di consegne da padre a figlio; ma il riacchiappo finale del professore al suo inseparabile pezzo caratteristico sottolinea l'unicità del personaggio, che non può avere successori.
Il quarto capitolo della saga diverte e risulta molto simile ad una reunion, come accade per i gruppi musicali un po' datati. Le critiche e gli elogi sono stati molti. C'è chi trovo assurdo un Harrison Ford sessant'enne saltare come un giovincello da un'auto all'altra in corsa; chi pensa che fosse meglio far restare la trilogia un mito del passato, senza minare il ricordo con un revival pericoloso; chi invece (come il sottoscritto) attendeva la realizzazione di questo capitolo da molti anni senza mai disperare sulla sua riuscita. Non si può certo dire che il riusltato sia all'altezza dei tre capitoli precedenti, ma sicuramente non è da cestinare. Anzi. Il risultato è pregevole: riesce a non annoiare mai strappando numerosi sorrisi in puro humor jonsiano. Immancabile per ogni amante della saga, forse superfluo per chi non lo conosce. Ma potrebbe essere un buon modo per conoscere un personaggio che tanto a dato alla cinematografia mondiale.
VOTO: 3,5/5
giovedì 29 maggio 2008
Hollywood Ending
Titolo originale: Hollywood EndingRegia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Nazionalità: USA
Anno: 2002
Durata: 112'
Interpreti principali: Woody Allen, Tèa Leoni, Treat Williams, George Hamilton, Debra Messing, Mark Rydell, Mark Webber, Tiffani-Amber Thiessen
TRAMA: Val Waxman (Allen) è un regista ormai prossimo al fallimento: la passata fama non è più sufficiente a far sopportare ai produttori le sue numerose ossessioni e fisse ipocondriache. La sua ex moglie (Leoni) convince il suo attuale fidanzato Hal Jaeger (Williams), potente magnate cinematografico, ad affidargli la regia di un importantissimo film dal budget esoso. Nel momento dell'inizio delle riprese Waxman si ritrova vittima di cecità psicosomatica causata dallo stress; allo stesso tempo viene spinto dal suo agente (Hamilton) a non rinunciare al lavoro che lo porterebbe definitivamente al fallimento.
CONSIDERAZIONI: Questa pellicola del produttivissimo Woody Allen non fu accolta negli Stati Uniti con molto calore. Al contrario in Europa ebbe un discreto successo. L'idea del regista che, pur colpito da cecità, decide di affrontare comunque le riprese del film, è geniale. Il personaggio di Val Waxman si incolla perfettamente alla personalità recitativa di Allen, che anche in questo caso non risparmia i suoi caratteristici schizzi nevrotici. C'è da dire che la trama presenta dei punti un po' pedanti e statici, dove si ha l'impressione che l'immancabile risata non sia sufficiente a colmare i vuoti lasciati da uno sviluppo dal ritmo dilatato. Il finale è quanto di più telefonato ci si potesse aspettare; ma d'altronde il titolo è esplicativo: Finale Hollywoodiano (t.d.r) non può che portare ad classico lieto fine tanto amato dal cinema americano. In realtà è un mezzo lieto fine? No. Allen interpreta un personaggio che ormai porta sulle spalle gli anni dello stesso attore e quindi non stupirebbe una pensione forzata, mentre la riconquista dell'amore appare il traguardo più ambito e giusto. Anche in questo caso è necessaria una critica: infatti dopo tempi a tratti eccessivamente dilatati, si arriva ad una conclusione forse troppo affrettata e, per così dire, liscia. Fantastiche le parti in cui è presente il direttore della fotografia cinese, esperto tecnico del cinema di regime.
Il film, come spesso succede nei lavori di Allen, è tutto incentrato sull'unico personaggio principale che domina la scena in modo incontrastato: le battute e le situazioni interessanti sono tutte rette dal genio Woody, che lascia poco spazio ad altre gag spin-off. Complessivamente un film spassoso e divertente che però non riesce a salvarsi da errori di percorso che potevano renderlo senza dubbio migliore.
VOTO: 3/5
mercoledì 28 maggio 2008
Halloween - The Beginning
Titolo originale: HalloweenRegia: Rob Zombie
Sceneggiatura: Rob Zombie
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 109'
Interpreti principali: Malcolm McDowell, Brad Dourif, Tayler Mane, Sheri Moon Zombie, Scout Taylor-Compton, Danielle Harris, Kristina Klebe, William Forsythe, Daeg Faerch, Hanna Hall
TRAMA: Il piccolo Michael Myers (Faerch) cresce disturbato e violento in una famiglia guidata dalla madre Deborah (Moon), spogliarellista incapace di garantire un'educazione adeguata ai suoi figli. Michael sembra odiare tutti tranne la sorellina più piccola, Laurie, e la madre. Una notte di Halloween il bambino uccide la sorella maggiore (Hall), il fidanzato di questa, e il patrigno (Forsythe). Visto come l'unico colpevole del fatto di sangue, viene internato in un ospedale psichiatrico, dove viene seguito dal dottor Loomis (McDowell). Dopo quindici anni di reclusione, ormai chiuso in se stesso, Michael scappa dal manicomio dopo aver compiuto una carneficina ai danni dello staff. Deciso a ritrovare la piccola Laurie, ormai cresciuta e data in adozione a seguito del suicidio della madre, lascerà sulla sua strada numerosi cadaveri.
CONSIDERAZIONI: Il film è prequel e remake (definito più precisamente newquel) del celeberrimo Halloween - La Notte Delle Streghe (1978) del maestro John Carpenter. La Dimension Film nel 2006 commissionò a Rob Zombie la realizzazione di una nuova pellicola ispirata alla serie che vede protagonista il gigantesco immortale Michael Myers. Bisogna dire che la vera parte fresca e stimolante è la prima: in questa infatti viene raccontato ciò che non si vede nel fim del 197 8. Ma non solo questo. Vengono aggiunti diversi elementi nuovi anche rispetto al breve prologo presente nella versione originale, diventato celebre grazie alla magnifica ripresa in prima persona che Carpenter volle realizzare con lo scopo di far entrare lo spettatore dentro la testa del giovane Myers. Infatti Michael viene mostrato come membro debole di una famiglia sostenuta da una madre incapace di reggere il ruolo: fidanzata con un ubriacone volgare e violento cerca di essere presente nell'educazione dei figli, non riuscendo neanch'esso, però, ad essere esempio positivo per loro. L'odio che Michael prova per tutti, fatta eccezione per madre e sorella, lo spingerà a diventare quel Michael Myers che tutto il cinema horror conosce bene. Ma la differenza sostanziale con il lavoro originario di Carpenter sta proprio nella caratterizzazione del personaggio: nel film di Zombie Michael diventa un caso umano, cosa che lo accompagna durante tutta la durata della pellicola assieme al suo ruolo di spietato psico-killer. La volontà di ritrovare la sorella (elemento estraneo all'originale) rende molto più umano un personaggio da sempre caratterizzato da animalesca ferocia. E' stato approfondito molto anche il ruolo di Loomis, psichiatra affascinato e terrorizzato allo stesso tempo dall'oggetto del suo studio. Anche il finale conferisce a Myers una maggiore umanità rispetto all'essere immortale del primo capitolo.
Per questa terza regia Rob Zombie torna a stupire: riesce a sostenere con ottimi risultati il compito di dare vita ad una pellicola remake di un pezzo di storia; costruisce in modo convincente la storia di Michael Myers bambino, con tutte le metamorfosi psicologiche che lo spingono a diventare quello che tutti abbiamo conosciuto attraverso i precedenti otto capitoli. E' sempre difficile fare un remake all'altezza dell'originale: questo Rob Zombie lo fa in modo professionale e riuscito. Ovvio, un merito in più va dato a Carpenter per aver dato i natali al personaggio di Myers, ma la rilettura (o meglio aggiornamento) dell'ex leader dei White Zombie della storia originale merita di entrare nell'olimpo dei migliori remake horror di sempre. Ancora una volta questo regista riesce a dimostrare una maestria superiore a moltissimi colleghi che da ben più tempo stanno dietro la macchina da presa con la pretesa di girare buoni horror. Ottimo terzo passo per Zombie.
VOTO: 3,5/5
venerdì 23 maggio 2008
Mein Fuhrer - La Veramente Vera Verità Su Adolf Hitler
Titolo originale: Mein Fuhrer - Die Wirklich Wahrste Wahrheit Uber Adolf Hitler lunedì 19 maggio 2008
Le Particelle Elementari
Titolo originale: ElementarteilchenRegia: Oskar Roehler
Sceneggiatura:
Nazionalità: Germania
Anno: 2006
Durata: 105'
Interpreti principali: Moritz Bleibtreu, Christian Ulmen, Martina Gedeck, Franka Potente, Nina Hoss, Uwe Ochsenknetch, Corinna Harfouch, Ulrike Kriener
TRAMA: Michael e Bruno sono due fratellastri, figli di una hiuppie che non li ha mai seguiti preferendo una vita libera in India. Michael è un timido genio della matematica che reincontra la migliore amica d'infanzia con la quale non era mai riuscito ad avere una relazione sentimentale. Bruno è un professore di liceo ossessionato dal sesso che, lasciato da moglie e figlio, trova lo stimolo necessario in una ninfomane di una comune anch'essa abbandonata da chi amava.
CONSIDERAZIONI: Il film di Roehler tratta temi abbastanza profondi utilizzando una sottile ironia che lo caratterizza. I due fratelli protagonisti, tanto diversi quanto problematici, affrontano difficoltà comuni relative al sesso e ai rapporti sociali. Michael è il classico secchione (anche da adulto) chiuso in se stesso, single e incapace di rapportarsi in modo disinvolto con l'altro sesso; Bruno, invece, pur essendo sposato con un figlio, ha comunque difficoltà a rapportarsi a causa della sua ninfomania, patologia poco adatta all'ambiente in cui lavora. Il parallelo tra il passato dei due protagonisti mostra in modo evidente quali sono le differenze e le similitudini tra i due: entrambi sono filgi di una madre completamente assente, e quindi costretti a vivere in un ambiente famigliare non perfetto; mentre Michael cresce con una profonda timidezza nei confronti delle ragazze, tanto da non riuscire in molti anni a concludere nulla con la sua migliore amica d'infanzia da sempre innamorata di lui, Bruno mostra una deviazione sessuale presente fin da ragazzo, tanto da portarlo a masturbarsi per la prima volta pensando alla madre precedentemente vista nuda. Diventando adulti, però, è evidente quale dei due fratelli affronta le problematiche maggiori: infatti Michael riesce lentamente a recuperare il suo rapporto con l'amica d'infanzia anche dopo anni di distanza, superando le difficoltà più gravi (come l'isterectomia della donna); Bruno invece cresce con una forte instabilità mentale causata dai suoi problemi che lo spingerà, pur riuscendo a trovare una donna come lui, a non affrontare in modo maturo le difficoltà che si presentano. Bruno non riesce a stare vicino alla donna amata nel momento di bisogno proprio perchè non è in grado di badare nemmeno a se stesso: nel momento in cui riesce a trovare la forza per dare una parte di sè alla donna, è troppo tardi. La morte dell'amata lo porterà ad un ulteriore peggioramento. Un fratello va avanti, uno, purtroppo, arretra. Ma Michael non abbandona Bruno. La capacità di aiutare gli altri che è riuscito a trovare in se stesso non la nega al fratello, anche se con lui non ha mai avuto un rapporto molto profondo. La prima parte del film scorre abbastanza in modo abbastanza fluido e ironico; la seconda diventa inevitabilmente più pesante, considerando la narrazione della storia che si trasforma in dramma. I due protagonisti sono completamente calati nella parte, così come le due attrici che li affiancano. Il tema del sesso è al centro della sceneggiatura, ma non diventa mai squallido espediente per scene troppo azzardate. La regia è particolare, anche se a tratti pesante.
VOTO: 2,5/5
Klimt
VOTO: 1,5/5
giovedì 15 maggio 2008
Scoop
Titolo originale: ScoopRegia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Nazionalità: USA, Gran Bretagna
Anno: 2006
Durata: 96'
Interpreti principali: Scarlett Johansson, Hugh Jackman, Woody Allen, Ian McShane, Charles Dance, Romola Garai, Kevin McNally
TRAMA: Sondra Pransky (Johansson) è una giovane giornalista alla vana ricerca di scoop di successo. Un giorno, mentre assiste allo spettacolo d'illusionismo del Grande Splendini, alias Sid Waterman (Allen), il fantasma del giornalista Joe Strombel (McShane), da poco deceduto, le compare dandole informazioni su un possibile scoop relativo al famoso Killer Dei Tarocchi, indicandolo nella persona del ricco Peter Lyman (Jackman). Inizierà ad indagare trascinando con se Waterman e lasciandosi coinvolgere dall'amore per l'uomo del suo scoop.
CONSIDERAZIONI: Woody Allen torna per la seconda volta a dirigere la sua, ormai dichiarata, musa ispiratrice Scarlett Johansson, dopo Match Point del 2005. L'attore-regista ha addirittura dichiarato di aver creato il personaggio di Sondra appositamente per la Johansson. L'originale trama del film contiene delle trovate davvero geniali: il giornalista Strombel che si butta dalla barca che lo sta conducendo nell'aldilà pur di fare il suo scoop; un simpaticissimo illusionista (interpretato da un ottimo Allen) con metodi incredibili per memorizzare le cose; scene davvero spassose che vedono protagonista la celebre parlata a mitraglia del Woody attore. Il ritmo certamente non può considerarsi frenetico, così come non si può dire che il finale sia un colpo di scena. Può essere inaspettata nel finale soltanto la morte di Waterman, che finirà per ossessionare con i suoi trucchi anche le anime nel traghetto per l'aldilà. La figura del Killer dei Tarocchi è pco chiara e lasciata un po' in secondo piano: vengono infatti sempre uccise persone sconosciute, che non attirano particolare interesse nel corso della storia, focalizzata soprattutto sul rapporto fra Lyman e Sondra. La parte divertente del film è tutta nelle mani di Allen, che non si risparmia di intrattenere gli spettatori con le sue gag folli e i suoi discorsi sconclusionati. Il suo personaggio ha più una funzione di "stemperamento atmosferico" piuttostochè squisitamente narrativa: senza la sua presenza il ritmo si sarebbe ulteriormente abbassato, deviando di parecchio il risultato finale. Una commedia tinta di giallo dai toni decisamente alleniani.
VOTO: 3/5
martedì 13 maggio 2008
Una Moglie Bellissima
Titolo originale: Una Moglie BellissimaRegia: Leonardo Pieraccioni
Sceneggiatura: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi
Nazionalità: Italia
Anno: 2007
Durata: 96'
Interpreti principali: Leonardo Pieraccioni, Laura Torrisi, Massimo Ceccherini, Gabriel Garko, Francesco Guccini, Rocco Papaleo, Tony Sperandino, Chara Francini, Alessandro Paci, Giorgio Ariani
TRAMA: Mariano (Pieraccioni) e Miranda (Torrisi), sposati da dieci anni e con dodici di differenza, gestiscono assieme un banco di frutta e verdura nel mercato del paese. Trascorrono la loro vita felici e tranquilli con i loro amici e il progetto di aquistare un negozio nel quale ingrandire la loro attività commerciale. Quando un giorno l'annoiato fotografo Andrea (Garko) resta incantato da Miranda, le propone di fare un calendario per la rivista in cui lavora. Avranno inizio i problemi.
CONSIDERAZIONI: Pieraccioni torna alla carica dopo Ti Amo In Tutte Le Lingue Del Mondo (2005), confezionando un film che non può che lasciar delusi. Ben lontano dai fasti ormai perduti de Il Ciclone (1996) e Fuochi D'artificio (1997), il regista toscano inserisce nuovamente tutti gli elementi che lo hanno reso celebre: la bella donna contesa, i "toscanacci" duri e puri con accento marcatamente folkloristico, protagonista imbranato e sempre più incapace di fronteggiare le situazioni con intelligenza. Ma il problema di fondo è proprio l'utilizzo di una miscela ormai troppo logora. Tutti coloro che vanno al cinema o acquistano un dvd di una pellicola diretta dal tutto fare Pieraccioni, sanno a cosa vanno incontro: forse però, dopo anni, ci si aspetterebbe una rinfrescata ai temi e alle dinamiche narrative. Anche le battute non sono mai completamente convincenti, lasciando sempre l'alone del "già sentito". Tra l'altro, questa volta, all'interno del film viene messo un elemento che può anche essere fortemente disturbante per lo spettatore: infatti l'ingenuità del protagonista lascia esterefatti, così come il finale in cui decide di dimenticare completamente un anno (e non perliamo di un mese o due!!) di tradimento e abbandono da parte della moglie. Il problema è che tutti si aspettavano già dopo venti minuti di film che il tutto sarebbe finito così, motivo per il quale ci si inizia ad irritare a priori. Spassosissima la scena in cui Pieraccioni racconta agli abitanti delle Seychelles come funzionano le leggi italiane, suscitando in questi l'effetto barzelletta. Un abitante del posto arriva addirittura a dire, dopo l'esposizione del funzionamento della tassa ICI "e poi saremmo noi quelli del terzo mondo!". E' ovvio che in questo frangente il regista ha voluto inserire la sua personale critica alla politica italiana, tema fortemente di moda negli ultimi periodi. Ceccherini riesce sempre a svolgere il suo ruolo da caratterista con la comicità e personalità che lo ha sempre contraddistinto, motivo per il quale lo si può forse considerare l'attore migliore del film. Divertenti anche le prove dello spettacolo Grease fatte dal gruppo di amici, che non possono che lasciare esterefatto un Francesco Guccini perfettamente calato nei panni di regista all'avanguardia.
Tratti divertenti per un meccanismo senza olio, che dopo anni non riesce più a mantenere la freschezza che l'hanno portato la successo. Pieraccioni sembra timoroso di svoltare pagina, legato in modo indissolubile ai suoi clichè, che a lungo andare, però, possono diventargli lesivi.
VOTO: 1,5/5
Seta
Titolo originale: SilkRegia: Francois Girard
Sceneggiatura: Francois Girard, Micheal Golding
Nazionalità: Francia, Italia, Giappone, Gran Bretagna, Canada
Anno: 2007
Durata: 110' ca
Interpreti principali: Michael Pitt, Keira Knightley, Alfred Molina, Koji Yakusho, Mark Rendall, Sei Ashina
TRAMA: Herve Joncour (Pitt) è un mercante francese che inizia abitualmente ad intraprendere viaggi intercontinentali per recuperare uova di bachi da seta per il produttore tessile Baldabiou (Molina), lasciando in paese l'amata moglie Helene (Knightley). Arriverà prima in Egitto e poi in Giappone, dove diventerà ospite abitudinario del villaggio con cui deve commerciare, tanto da creare relazioni personali e provare attrazione per una donna del luogo.
CONSIDERAZIONI: Il film è tratto da un soggetto di Alessandro Baricco, che ha anche collaborato ala realizzazione della pellicola. Era diffcile trasforamre una storia già pesante nella sua conformazione in un film scorrevole. Questa difficoltà infatti non è stata superata. I ritmi sono dilatati all'inverosimile e le dinamiche abbastanza ripetitive. L'attrazione tra il giovane mercante e la moglie del capovillaggio è intricata e poco chiara. La recitazione di Pitt è stucchevole e apatica, equivalente a quella della co-protagonista Knightley, dalla quale emerge sempre un forteimpressione di falsità. Nulla si può dire sulle scenografie e ambientazioni, suggestive e accattivanti, nonchè vero punto forza del film. Le sequenze migliori del film sono certamente quelle che si svolgono in Giappone, non tanto per la narrazione, ma per la situazione di contatto tra cultura occidentale e orientale in pieno 1800. Il colpo di scena finale è azzeccato, anche se non lascia a bocca aperta, considerando il poco interesse che il regista riesce a trasmettere allo spettatore per la storia d'amore platonico tra il mercante e la bella giapponese. Vittima di tutta la situazione è senza dubbio la Helene, sulla quale la narrazione sembra quasi voler infierire in modo perfido: non solo è costretta a lunghi tempi di solitudidne, con un marito che anche quando è presente ha la testa da un'altra parte (pur essendo innamorato di lei... questione di passionalità!) , ma è anche destinata a morire giovane e piena di segreti dovuti al suo puro amore per il marito, che scoprirà ciò che lei faceva per lui quando ormai sarà troppo tardi. Il tutto sembra davvero un po' crudele. Senza dubbio, insomma, un film di diffcile realizzazione che purtroppo non è riuscito ad essere all'altezza della situazione.
VOTO: 1,5/5
venerdì 9 maggio 2008
La Promessa Dell'Assassino
Titolo originale: Eastern PromisesRegia: David Cronenberg
Sceneggiatura: Steven Knight
Nazionalità: USA, Gran Bretagna, Canada
Anno: 2007
Durata: 100'
Interpreti principali: Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, Sinead Cusack, Donald Sumpter, Jerzy Skolimowski
TRAMA: Una ragazza quattrodicenne muore nel dare alla luce sua figlia. Anna Khitrova (Watts), ostetrica dell'ospedale, dopo aver trovato il diario della giovane in cui racconta la sua storia, decide di saperne di più per poter restituire alla famiglia la neonata. Entra in contatto con il boss della mafia russa londinese, Semyon (Mueller Stahl) per farsi aiutare nella traduzione del diario che è scritto in russo. Inconsapevolmente viene coinvolta nel giro della malvita dell'organizzazione criminale Vory V Zakone, dove emergono il figlio del boss Kirill (Vincent) e il suo autista personale Nikolai (Mortensen), personaggio ambiguo e attratto da Anna.
CONSIDERAZIONI: Questo è il secondo film in cui tornano a lavorare assieme il regista David Cronenberg e Viggo Mortensen, dopo A History Of Violence del 2005. Mortensen è riuscito ad aggiudicarsi la nomination all'oscar per l'edizione degli Accademy Awards 2008, statuetta finita poi nelle mani di Daniel Lee Lewis. Certamente non ci si sarebbe stupiti se l'avesse vinto il buon ex-Aragorn. La sua interpretazione è magistrale: riesce a trasmettere contemporaneamente freddezza e sensibilità facendo emergere perfettamente quello che il suo personaggio (tra l'altro incredibilemente complesso) doveva mostrare. E' indiscusso protagonista del film, senza nulla togliere alle pur ottime intepretazioni di Cassel, Watts e Stahl. La storia è avvincente e crudele: i tasselli del puzzle si recuperano minuto dopo minuto, scoprendo che la quattordicenne morta era stata in realtà stuprata e messa in cinta da Seymon per dimostrare al figlio "come si deve domare un cavallo". La narrazione passa attraverso i dolori della giovane, raccontati tramite le pagine del suo diario, senza mai ricorrere a banali flashback. Cronenberg mostra qualche elemento della sua passata esperienza cinematografica di regista horror, non risparmiandosi di mostrare dettagli forti come dita tranciate o sgozzamenti in primo piano. Il personaggio maggiormente carico di sfacettature è senza dubbio quello di Nikolai, del quale è sempre difficile capire le reali intenzioni. Il colpo di scena finale è efficace, e tende a riscattare Nikolai dall'alone negativo che lo caratterizza durante tutto il film. Ma l'ambiguità di Nikolai è funzionale al tema portante del film, che vuole appianare le differenze tra bene e male. Anche quando, nel finale, si scopre la vera identità di Mortensen-Nikolai resta confuso il suo ruolo, sempre bilico tra positività e negativita. I mezzi usati dall'agente infiltrato finiscono spesso per confondersi con quelli del suo alter-ego mafioso. Anche dopo essere stato tradito dallo stesso boss per cui lavora e quasi ucciso da un organizzazione rivale non rinuncia alla sua missione, accettando stoicamente il suo destino. Un po' fuori luogo, forse, il bacio finale tra la bella Anna e il finto duro Nikolai, che inserisce un elemento senza sviluppo. Il film può essere senza dubbio considerato uno dei migliori lavori del regista canadese, superiore anche al già ottimo A History Of Violence, grazie anche ad un attore in continua crescita come Viggo Mortensen.
VOTO:3,5/5
mercoledì 7 maggio 2008
L'Uomo Con La Macchina Da Presa
Titolo orginale: Человек с киноаппаратом Regia: Dziga Vertov
Soggetto: Dziga Vertov
Nazionalità: URSS
Anno: 1929
Durata: 67'
CONSIDERAZIONI: Il film di Vertov è manifesto del suo pensiero sul kinoglaz (cineocchio), strumento rivolto a tutti e indispensabile per il progresso mediatico mondiale (suoi infatti anche i cinegiornali Kinopravda, ovvero la cine-verità). Non esiste trama, non ci sono attori o comparse, ma solo normali cittadini che vivono in una Mosca fine anni '20 reinterpretata (grazie ad un montaggio dinamico e creativo) dal genio Vertov. Le riprese nostrano lo svolgersi di una giornata nella città russa, dall'alba in cui tutti ancora dormono (dal barbone ad una giovane ragazza benestante) fino agli spettacoli serali che concludono il ciclo. Si passa attraverso nascite, morti, matrimoni, bagni al fiume, trucchi abbranzanti dell'epoca e panoramiche cittadine cariche di ingegno tecnico. Bella la parte centrale in cui vengono messe in parallelo un funerale con un parto, morte e nascita, simbolo di un ciclo socio-naturale continuo. Non può non colpire, considerata l'epoca, l'audacia e spregiudicatezza con cui il regista riprende il momento appena successivo all'uscita del bambino dal corpo della madre ancora con il cordone ombellicale integro, senza censure o inquadrature accomodanti. Dziga Vertov si propone di mostrare la realtà reinterpretandola grazie alle possibilità offerte dagli strumenti tecnologici moderni: il montaggio è innovativo e molto studiato, dove nulla viene lasciato al caso e tutto ha una sua precisa collocazione all'interno del suo personale quadro artistico. Non è certo un film nel classico senso del termine: manca tutto quello a cui il cinema, soprattutto americano, già aveva abituato il pubblico, come stars, plot narrativi alla portata di tutti e sequenze costruite secondo una logica ineccepibile. Il film è un puro prodotto artistico, nel quale gioca un ruolo principale proprio il montaggio, punto centrale dell'evoluzione stilistica cinematografica.
VOTO: 4/5
Hitch - Lui Si Che Capisce Le Donne
Titolo originale: HitchRegia: Andy Tennant
Sceneggiatura: Kevin Bisch
Nazionalità: USA
Anno: 2005
Durata: 110'
Interpreti principali: Will Smith, Eva MendesKevin James, Amber Valletta, Robinne Lee
TRAMA: Alex Hitchens (Smith) si guadagna da vivere in un modo molto particolare: conduce gli uomini tra le braccia della donna da loro desiderata dispensando efficacissmi consigli e tattiche di conquista. Un giorno si trova a fare da consulente all'imbranatissimo Albert (James), deciso a conquistare la donna dei suoi sogni, Allegra Cole(Valletta), famosissima ereditiera al centro di mass media e paparazzi, nonchè sua datrice di lavoro. Contemporaneamente, però, Alex conosce Sara (Mendes), importante giornalista di gossip fermamente contraria all'amore e decisa a scoprire la vera identità del celebre, quanto leggendario, "Dottor Rimorchio.
CONSIDERAZIONI: Il film è stato record di incassi negli Stati Uniti nel 2005 per il genere della commedia romantica, arrivando al decimo posto tra i film più venduti dell'anno. E se lo merita. Come commedia romantica è originale e decisamente sopra la media. Gli elementi di base e gli intrecci non si staccano molto dalla classica american-comedy, ma emerge un'interessante caratterizzazione dei personaggi: il protagonista svolge un lavoro tanto assurdo quanto accattivante (alzi la mano chi non ha pensato "e che cosa ci vuole? Domani provo anch'io!"); il personaggio di Albert è quanto di più divertente potessero costruire: imbranato all'inverosimile, si improvvisa in imbarazzanti approcci goffi e pasticcioni; Allegra Cole (non vi ricorda incredibilmente la "nostra" attualissima Paris Hilton?) è la classica star al centro dell'attenzione per puro nome, senza uno specifico merito, incompresa nel suo guscio di apparenze. Il personaggio più deludente è forse quello interpretato da Eva Mendes (che, comunque, non recita affatto male): Sara infatti non ha nulla di diverso dallo stravisto oggetto destabilizzante della narrazione, classico nell'american-comedy. La giornalista è fredda e spietata nella vita e nel lavoro, ma davanti alle avance del tenero Alex non riesce a resistere.
Le scene più esilaranti sono senz'altro quelle che vedono il goffo Albert alle prese con l'addestramento sentimentale imposto da Hitchens: indimenticabile la scena in cui balla davanti al suo "istruttore" che, impassibile, alla fine gli dice: "Non provarci mai più!", dopop aver assistito al passo cotton fioc. Moltissime trovate sono geniali. E' da ammirare la recitazione di Will Smith, che, dopo il suo discutibile avvio nella sit-com Willy Il Principe Di Bel Air, dimostra di essere cresciuto artisticamente in modo titanico. A sfavore del film gioca una durata forse eccessivamente dilatata, che a tratti può annoiare, e dei nodi narrativi a volte un po' troppo prevedibili. Complessivamente è un film divertente e riuscito, che può considerarsi un buon prodotto tra il marasma omogeneo della commedia romantica all'americana.
VOTO: 3/5
