martedì 29 aprile 2008

Sleuth - Gli Insospettabili

Titolo orginale: Sleuth
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Harold Pinter
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata:
86'
Interpreti principali: Michael Caine, Jude Law

TRAMA: Il famoso scrittore Andrew Wike (Caine), vive in una casa ipertecnologica fuori Londra dopo essere stato lasciato dalla moglie a tredici anni dal loro matrimonio. In risposta al rifiuto dello scrittore di concedere il matrimonio alla moglie, il giovane amante di questa, Milo Tindle (Law), cerca di convincerlo, facendogli visita. Qui lo scrittore propone al giovane un modo per far contenti tutti. Tra i due inizia un gioco tanto sottile quando crudele.

CONSIDERAZIONI: Il film di Branagh è il remake una pellicola del 1972 diretta dal regista Joseph L. Mankiewicz, anch'esso tratto da una piecè teatrale di Anthony Shaffer. Nell'originale degli anni settanta il ruolo interpretato da Law fu ricoperto dallo stesso Caine. L'adattamento cinematografico è stato realizzato dal Premio Nobel Alla Letteratura, Harold Pinter, fondamentale esponente del teatro dell'assurdo. La trama è originale ed efficace, così come emerge dal film una regia magistrale dell'ormai navigato director Kenneth Branagh. L'interpetazone dei due protagonisti è perfetta e convincente: la recitazione molto teatrale è adatta al contesto. E' importante sottolineare come questo film, praticamente perfetto, sia stato realizzato con l'ausilio di due soli attori e un solo ambiente (la casa dello scrittore), a dimostrazione che non sempre sono necessari mezzi esorbitanti e complesse ambientazioni per realizzare un ottima pellicola. L'origine teatrale è evidente e perfettamente sfruttata, senza mai dare la sensazione di essere davanti ad una trasposizione mal riuscita. Lo spettatore entra nella storia restandone rapito, in attesa di scoprire lo sviluppo dello vicenda, che inevitabilemente sfocierà in una preannunciata tragedia. La donna contesa dai due protagonisti non entrerà mai in scena, restando senza volto: il suo arrivo alla casa del marito porterà anche la fine del film.
Inaspettatamente questo film lascia stupefatti: due soli attori, una sola ambientazione e una trama coinvolgente portano al successo un remake realizzato con intelligenza.

VOTO: 3,5/5

lunedì 28 aprile 2008

Turistas

Titolo originale: Turistas
Regia: John Stockwell
Sceneggiatura: Michael Ross
Nazionalità: USA
Anno: 2006
Durata: 93'
Interpreti principali: Josh Duhamel, Melissa George, Olivia Wilde, Desmond Askew, Beau Garrett, Angles Steib, Max Brown, Miguel Lunardi, Jorge So

TRAMA: Dopo aver scampato un incidente mortale a bordo di un autobus, un gruppo di giovani turisti si ritrova in una spiaggia del Brasile dove partecipano ad una festa on the beach a base di alcol, musica e sesso. La mattina dopo, però, si accorgono di essere stati drogati e derubati. Senza nessun punto di riferimento vagano alla ricerca di aiuto, trovandolo, apparentemente, in un ragazzo del luogo conosciuto durante la festa, che si offre di condurli nella casa di suo zio. La sorpresa non sarà piacevole.

CONSIDERAZIONI: Turistas è un film che si può riconoscere maggiormente all'interno del genere thriller, rispetto a quello horror, se non per alcune scene decisamente forti, come l'operazione di espianto. Lo si potrebbe definire un thriller-horror sociale, considerato il tema che affronta: il problema dell'espianto degli organi clandestino è realemente presente nel territorio brasiliano (e purtroppo non solo), tanto che lo stesso governo non ha visto di buon occhi il film, accusandolo di non fare buona pubblicità al Brasile. In realtà è un'accusa insensata: infatti è vero che il film tratta un argomento delicato (ormai, tra l'altro, arcinoto) ma allo stesso tempo non fa di tutta l'erba un fascio, dimostrando che anche tra i nativi brasiliani c'è chi si ribella al sistema criminale degli espianti, perpetrato (tra l'altro) da parte di pochi individui. Originale, anche se un po' troppo caotica, la scena dell'inseguimento subacqueo. C'è anche da dire che i protagonisti del film sembrano essere l'incarnazione dell'ingenuità, considerati anche i numerosissimi stereotipi sull'esotico presenti nella pellicola. A volte il comportamento dei ragazzi può risultare perfino irritante. La scena dell'espianto è molto cruda e realistica, mentre l'inseguimento finale è un po' troppo lungo e pecca per l'irreale onnipresenza dei "cattivi".
Chi si aspetta di vedere un horror classico ha sbagliato decisamente film. Non si possono però trascurare alcuni sprazzi di originalità presenti nella narrazione e nello svolgimento di alcune scene, anche se spesso troppo pacchiane.

VOTO: 2,5/5

Ortone E Il Mondo Dei Chi

Titolo originale: Horton Hears A Who!
Regia: Jimmy Hayward, Steve Martino
Sceneggiatura: Ken Daurio, Cinco Paul
Nazionalità: USA
Anno: 2008
Durata: 84'

TRAMA: Ortone è un elefante, simpatico e sensibile, che passa le sue giornate ad istruire i piccoli della giungla. Un giorno sente un gridolino venire da un granello fluttuante e lo custodisce come fosse un prezioso, convinto che ci sia un micromondo al suo interno. Pur venendo visto da tutti come un pazzo (tranne che dai suoi scolari) ha ragione: il granello è sede del piccolo Mondo Dei Chi, che guidato dal Sindachi, rischia di estinguersi a causa della poca attenzione del mondo esterno per le cose apparentemente insignificanti.

CONSIDERAZIONI: Il film, tratto dal romanzo per bambini del Dr. Seuss, mostra una notevole originalità. La trama è particolare e, nel suo piccolo, complessa: la narrazione procede su due binari che, per oltre metà film, restano paralleli. Da una parte il mondo "reale" e dall'altra il piccolo mondo popolato da simpaticissimi esserini ignari dell'esterno. Il messaggio sottinteso è chiaro: il rispetto per le piccole cose (in senso letterale) è fondamentale, così come non si può dar per scontata la visione unilaterale della realtà. I personaggi sono caratterizzati in modo intelligente, anche se Ortone ha certamente perso parte del suo fascino nel doppiaggio italiano: DeSica non si dimostra per nulla adatto alla parte e certamente non è paragonabile all'abilità dell'ormai navigato Jim Carrey. Il Sindachi è senza dubbio il personaggio più divertente, simbolo di un capo non realmente capo, schiacciato dalla forza del sistema che non rischia mai contraddire il volere del popolo, pur nuocendogli. Sostanzialmente il film è diviso in due parti: una spassosissima, l'altra meno. Questo, però, è un problema narrativo, in quanto lo sviluppo vero e proprio della storia ha il suo fulcro nella seconda parte, che lascia meno spazio alle esilaranti situazioni tragicomiche della prima. Complessivamente è un buon film, soprattutto perchè porta innovazioni al genere : ottima regia e screenplay; situazioni divertenti e mai pesanti; significato implicito non trascurato. Da Vedere.

VOTO: 3/5

sabato 26 aprile 2008

Hook - Capitano Uncino

Titolo originale: Hook
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: James V. Hart, Nick Castle, Malia Scotch Marmo
Nazionalità: USA
Anno: 1991
Durata: 135'
Interpreti principali: Robin Williams, Dustin Hoffman, Julia Robert, Bob Hoskins, Caroline Goodall, Maggie Smith

TRAMA: Peter Bunny (Williams) è amministratore delegato di un' importante azienda, troppo occupato per seguire i bisogni della sua famiglia. Quando decidono di andare a Londra ospiti di nonna Wendy (Smith), i due figli di Peter vengono rapiti dal famigerato capitano Giacomo Uncino (Hoffman). Wendy cercherà di far tornare alla memoria di Peter il periodo precedente alla sua adozione, sperando che possa ricordare l'Isola Che Non C'è e la sua identità passata come Peter Pan. Soltanto l'arrivo di Trilli (Roberts), magica fatina e fedele braccio destro dell'eterno bambino lo costringerà a raggiungere l'isola e riscoprire la sua vera identità con lo scopo liberare i suoi figli.

CONSIDERAZIONI: Il soggetto è lo sviluppo della celebre fiaba creata dallo scrittore James Matthew Barrie. L'originalità della trama è indiscutibile: bella l'idea di mostrare un ipotetico sviluppo della storia, con un Peter Pan ormai padre di famiglia e capitan Uncino drammaticamente malinconico per la scomparsa del suo acerrimo nemico. Il cast del film è stellare: oltre ai protagonisti principali compaiono in brevi parti anche Gwyneth Paltrow (giovane Wendy), Phil Collins (commissario di polizia londinese), Glen Close e Geroge Lucas (parte della ciurma), Kelly Rowan (madre di Peter). La regia è accattivante e alcune scene del film possono considerarsi memorabili: come la cena nell'Isola Che Non C'è, a base di cibo inesistente; la scena d'entrata del cattivissimo capitano; la battaglia finale tra pirati e bambini sperduti, a colpi di genialità. Steven Spielberg dimostra, come sempre, di essere un ottimo regista, capace, ma soprattutto versatile, confezionando un film per ragazzi decisamete di buona qualità. Nessun attore avrebbe potuto interpreatare meglio dell'eterno ragazzino Robin Williams la parte del protagonista. C'è però da dire che il film dimostra tutti gli anni che porta: a dimostrarlo sono soprattutto le scenografie, fin troppo finte con suoi sfondi irreali e palesemente proiettati. Non ci si può esimere dal dire, però, che gli effetti speciali hanno fatto passi da gigante rispetto all'epoca, ed essendo il film basato soprattutto sulla spettacolarità, risente proprio di questo.
Complessivamente rimane un film che vale la pena vedere, chiudendo talvolta un occhio sulle imperfezioni ed ingenuità delle tecniche passate.

VOTO: 3/5

mercoledì 23 aprile 2008

The Bourne Supremacy

Titolo originale: The Bourne Supremacy
Regia: Paul Greengrass
Sceneggiatura: Tony Gilroy
Nazionalità: USA, Germania
Anno: 2004
Durata: 108'
Interpreti principali: Matt Damon, Franka Potente, Brian Cox, Julia Stiles, Karl Urban, Gabriel Mann, Joan Allen

TRAMA: Dopo essersi ritirato in India con la compagna Marie (Potente), Jason Bourne (Damon) trascorre una vita tranquilla cercando un passo dopo l'altro di recuperare la memoria. Quando, però, una missione della CIA a Berlino salta dopo l'intervento di un assassino che uccide agente e talpa, le prove conducono tutte a Bourne. Vittima di un complotto che cerca di incastrarlo, Jason scappa attraverso l'Italia e la Germania cercando di scoprire la verità, dopo che un killer ha erroneamente ucciso Marie, anzichè lui.

CONSIDERAZIONI: Il film è tratto dal secondo libro su Jason Bourne di Robert Ludlum. Questa volta, rispetto al bellissimo capitolo precedente del 2002 The Bourne Identity, il livello si abbassa commercializzandosi (com'era prevedibile) notevolmente. La trama, come spesso accade nei seguiti, si complica eccessivamente, non riuscendo mai a dare una visione completa di ciò che sta accadendo. Le scene spettacolari aumentano mostruosamente, senza più risparmiare numeri funambolici (tipo l'interminabile inseguimento automobilistico finale) ed esagerazioni di sorta. Diciamo che rispetto al precedente film c'è una progressiva assimilazione al classico action-movie. Sono sempre apprezzabili la storia (anche se a tratti pare un po' forzata) e il personaggio di Bourne, che continua ad essere interpretato in modo più che degno da un Matt Damon in ottima forma. I colpi di scena non mancano, motivo in più per dire che è praticamante impossibile capire il film senza aver visto quello precedente. Per apprezzare lo svolgimento è necessario avere una conoscenza completa degli eventi. Il finale forse è eccessivamente rapido e superficiale, anche se non bisogna deimenticare che era già in programma la realizzazione del terzo capitolo The Bourne Ultimatum - Il Ritorno Dello Sciacallo diretto nel 2007 dallo stesso Greengrass.

VOTO: 2,5/5

lunedì 21 aprile 2008

Il Cameraman

Titolo originale: The Cameraman
Regia: Edward Sedwick
Sceneggiatura: Richard Schayer
Nazionalità: USA
Anno: 1928
Durata: 75' c.a.
Interpreti principali: Buster Keaton, Marceline Day, Harold Goodwin

TRAMA: Buster è uno squattrinato fotografo di strada che cerca di conquistare una ragazza facendole una fotografia bellissima. Presto il povero Buster scoprirà che ci vorranno ben altre peripezie per ottenere il suo amore. Cerca, così, disperatamente di diventare cameraman per la MGM, luogo in cui lavora la giovane. La maldestra sfortuna del protagonista lo porterà in situazioni al limite del paradossale.

CONSIDERAZIONI: Il film in questione è uno degli ultimi lavori muti della leggenda Keaton. Già dal 1929 prenderà piede il sonoro che ritaglierà uno spazio sempre minore per un attore che aveva giocato tutta la sua carriera sulla mimica. The Cameraman (passato anche in Italia con il titolo alternativo di Io... E La Scimmia) risulta essere uno dei lavori migliori dell'attore statunitense. Il tema conduttore del film è propriamente metacinematografico: infatti, soprattutto nella parte finale , è la macchina da presa ad essere analizzata e messa sotto i riflettori come strumento di potenza quasi sovraumana. Quando il povero Buster gira un filmato molto personale ed artistico nella tecnica, viene deriso e cacciato dalla MGM. Quando invece sarà la scimmia a girare, grazie ad essa diventerà il più celebre cameraman del momento. La critica alle case di produzione è sottile ma determinata: il lavoro ricercato dalle majors è puramente esecutivo; la personalità del cameraman non è indispensabile, vero a tal punto che perfino una scimmia può far meglio di un uomo. E' prevaricante la fredda esibizione della potenza dello strumento rispetto all'artisticità che può esserci dietro ad un'interpretazione della realtà. Le gags di Keaton dimostrano tutta la bravura di attore e mimo: colpisce soprattutto la sua espressione sempre drammarticamente seria che non lo abbandona mai nemmeno davanti alle più incredibili (e decisamente comiche) disavventure. La comicità sta, in primis, proprio sull'espressione "da cane bastonato" che lo accompagna sempre in tutti i suoi film, mentre lo spettatore non può esimersi dal lasciarsi andare a molte sonore risate. Lo stile slapstick viene incarnato da Keaton in maniera magistrale: è forse un modo di far ridere un po' "primitivo", ma non per questo meno efficace. Moltissimi artisti della slapstick comedy sono riusciti a raggiungere ottimi risultati, anche post-sonoro (vedi ad esempio la famosa coppia Stan Laurel e Oliver Hardy), ma il fascino di personaggi come Buster Keaton e Charlie Chaplin restano intramontabili.

VOTO: 4/5

sabato 19 aprile 2008

Hitman- L'Assassino

Titolo originale: Hitman
Regia: Xavier Gens
Sceneggiatura: Skip Woods
Nazionalità: USA, Francia
Anno: 2007
Durata: 100'
Interpreti principali: Timothy Olyphant, Dougray Scott, Olga Kurylenko, Robert Knepper, Ulrich Thomsen, James Faulkner, Henry Ian Cusick

TRAMA: 47 (Olyphant) è un assassino professionista, istruito fin da bambino a svolgere il suo lavoro. Agente della società fantasma chiamata L'Organizzazione, viaggia eseguendo gli omicidi commissionati da clienti internazionali. Quando viene ingaggiato per uccidere il presidente russo Mikhail Belicoff (Thomsen) finisce incastrato dalla sua stessa organizzazione che mette una taglia sulla sua testa. Seguito da un ispettore dell'Interpool e dalla FSB (la polizia russa), viene aiutato da Nika (Kurylenko), prostituta e fidanzata del presidente. L'agente 47 cercherà comunque di portare a termine la sua missione.

CONSIDERAZIONI: Il film è basato sull'omonimo videogioco creato da Eidos Interactive e IO Interactive. Dopo numerose vicende legate alla produzione, tra cui il ritiro del primo candidato ad interpretare l'impassibile agente 47, Vin Disel, il regista Xavier Gens realizza un film pieno di spunti interessanti. Pur molto fedele al gioco, il personaggio mostra dei lati differenti rispetto al suo alter ego digitale: infatti nel film compare un lato umano e una sensibilità abbastanza lontani dal protagonista dei quattro videogiochi, decisamente più freddo e impassibile. Anche se distante dalla realtà digitale, anche l'inserimento della prostituta Nika che scioglie (seppur impercettibilmente) l'animo dell' agente 47, è adeguata all'umanizzazione del personaggio. Sono moltissimi i riferimenti al videogioco: le posture del personaggio e il suo portamento leggermente "dondolante" è proprio analogo a quello digitale; molte ambientazioni sono riprese dalle missioni che hanno divertito migliaia di videogiocatori. Bellissima la scena in cui l'agente 47 irrompe dalla vetrata di una camera d'albergo in cui due ragazzi sbigottiti stanno giocando proprio al celebre videogame. Il protagonista riesce ad uccidere una quantita spropositata di nemici senza mai restare ferito, ma non si ha mai l'impressione di essere davanti al classico film tratto da videogioco: la qualità è decisamente superiore ad altri titoli, come la trilogia di Resident Evil o il quasi inguardabile House Of The Dead (2003) di Uwe Boll, e non ci sono mai gli eccessi spropositati che solitamente il genere comporta. Il lavoro non è per nulla disprezzabile, anche se può venir apprezzato maggiormente dallo spettatore videogiocatore. C'è da dire anche che il videogioco era forse il più adatto da sempre ad avere una trasposizione cinematografica.

VOTO: 2,5/5

venerdì 18 aprile 2008

The Bourne Identity

Titolo originale: The Bourne Identity
Regia: Doug Liman
Sceneggiatura: Tony Gilroy, W. Blake Herron
Nazionalità: USA
Anno: 2002
Durata: 119'
Interpreti principali: Matt Demon, Franka Potente, Chris Cooper, Clive Owen, Brian Cox, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Gabriel Mann, Julia Stiles

TRAMA: I marianai di un peschereccio trovano in mare un uomo (Demon) privo di conoscenza e con due proiettili conficcati nella schiena. Quando l'uomo si riprende non ricorda assolutamente nulla, nemmeno il suo nome. Sbarcato sulla costa italiana inizia a ricostruire pezzo per pezzo la sua identità, andando da Zurigo a Parigi. Scopre però di essere il bersaglio di qualcuno che lo vuole morto.

CONSIDERAZIONI: Il film è tratto dal libro The Bourne identity - Un Nome Senza Volto di Robert Ludlum , pubblicato nel 1980. E' il primo capitolo di una trilogia che vede protagonista l'ex agente segreto della CIA, Jason Bourne: i due seguiti sono The Bourne Supremacy e The Bourne Ultimatum. Questo primo capitolo, diretto da Liman, dimostra di avere tutte le carte in regola per essere un ottimo film, reinventando in modo originale (pur essendo tratto da un romanzo) il regista genere spionaggistico da sempre capitanato dal celebre agente 007. In questo caso l'eroe è un outsider, non il solito uomo impeccabile e fedele al distintivo: da cacciatore diventa preda dei suoi stessi "colleghi". Lo svolgimento diventa sempre più interessante e coinvolgnete, e la curiosità di scoprire la verità sull'identità del protagonista non si assopisce mai, resta vigile. Le scene d'azione non sono mai esageratamente ecclatanti (fatta eccezione per la scena vinale della sparatoria in volo): sono bandite le esplosioni, i fiumi di sangue e le auto che esplodono al primo urto. E' tutto sostanzialmente realistico, molto vicino a quello che fu il primo Mission Impossible di Brian De Palma diventato poi nei due seguiti, purtroppo, puro sfoggio di numeri circensi. Non si ha mai l'impressione di essere davanti ad un action movie classico: riesce sempre ad avere quel qualcosa che lo rende diverso e curioso. Matt Demon offre una buona interpretazione cercando sempre di non cadere nel ridicolo con espressioni da Superman con licenza di uccidere: resta sempre modesto e perfettamente nella parte. Forse a tratti la trama mostra dei punti non troppo chiari, ma anche questo fa parte dello spy-movie.
Di certo il film non nasconde debiti con i suoi predecessori di genere, come per l'appunto l'interminabile saga di James Bond o Mission Impossible, ma non diventa mai una copia, mantiene sempre la sua ragion d'essere senza esibire inutili valanghe di clichè. Da Vedere.

VOTO: 3,5/5

Venerdì 13

Titolo originale: Friday The 13th
Regia: Sean S. Cunningham
Sceneggiatura: Victor Miller
Nazionalità: USA
Anno: 1980
Durata: 95'
Interpreti principali: Betsy Palmer, Adrienne King, Harry Crosby, Laurie Bartram, Jeannine Taylor, Kevin Bacon, Mark Nelson, Robbi Morgan, Steve
Brouwer

TRAMA: Alcuni ragazzi cercano di rimettere in sesto un vecchio campeggio, Camp Crystal Lake, chiuso anni prima dopo che una giovane coppia fu uccisa da un pazzo mai catturarato. Proprio durante la notte di venerdì 13 giugno il killer torna per continuare la sua opera, uccidendo ad uno ad uno tutti i ragazzi.

CONSIDERAZIONI: Volenti o nolenti si è di fronte ad un pezzo di storia del cinema horror. Assieme ad Halloween di John Carpenter, questo film è il La del floridissimo genere slasher: assassino armato con arma da taglio fa strage di poveri ragazzi ingenui. Tutto torna. Allo stesso modo del precedentemente citato film di Carpenter, anche Venerdì 13 darà seguito ad innumerevoli sequel: ben dieci, con l'undicesimo (che sarà un remake del primo capitolo) previsto per il 2009. Ma non si deve restare abbagliati dai fatti: infatti già questo primo film della saga non è per nulla convincente. Il ritmo, soprattutto nella prima metà, è lentissimo; tutti i ragazzi presenti sono di un ingenuità addirittura fastidiosa; il killer (o meglio LA killer) ha il dono dell'obiquità; nessuno si preoccupa che della scomparsa dei propri amici finchè non si rendono conto di essere rimasti in due. Insomma, un'assurdità dietrro l'altra. Il celebre Jason Voorhees non compare in questo primo film , dove l'assassina si scoprirà essere la madre. Alcune sequenze creano una suspance ammirevole, anche se non riesce mai a reggere il film da sola. Le scene di gore si contano sulle dita di una mano, e sono ben più blande di ciò a cui il cinema horror contemporaneo ci ha abituato. Sean S. Cunningham riesce, così inspiegabilemente, a dare il vita ad un cult che ancora oggi gli appassionati considerano un gioiello. Si può essere certi che il regista non aveva in mente di ottenere un successo così duraturo, considerata anche la realizzazione low-budget. E' da segnalare la presenza di un Kevin Bacon giovanissimo, ben lontano dal sembrare una promessa: a quanto pare, invece, il film gli ha portato bene. Si può dire, anche, per pura curiosità, che la scena con il serpente non era finta: il serpente era vero cosi come era vera la sua morte, dimostrando che il tanto discusso Cannibal Holocaust di Deodato non è in realtà l'unico che meritrebbe di essere criticato per la violenza sugli animali.

VOTO: 2/5

lunedì 14 aprile 2008

In Amore Niente Regole

Titolo originale: Leatherheads
Regia: George Clooney
Sceneggiatura: Duncan Brantley, Rick Reilly
Nazionalità: USA
Anno: 2008
Durata: 114'
Interpretazioni principali: George Clooney, Reneè Zellweger, John Krasinski, Jonathan Pryce, Stephen Root, Wayne Duvall, Peter Gerety

TRAMA: Stati Uniti, anni '20. Dopo il fallimento della sua squadra, Jimmy "Dodge" Connelly (Clooney) assume la giovane leggenda Carter Rutherford (Krasinski), giocatore di football ed eroe della Grande Guerra. per rimettere in gioco il suo gruppo. La giornalista Lexi Littleton (Zellweger) viene messa alle calcagna del giovane giocatore per scoprirne i punti deboli: presto finirà contesa fra i due giocatori.

CONSIDERAZIONI: Il film è la terza regia di Geroge Clooney, dopo l'interessante Confessioni Di Una Mente Pericolosa (2002) e il deludente Good Night, And Good Luck. In ogni occasione l'attore-regista di essere comunque all'altezza. Anche quest'ultimo film non è da meno: mostra infatti una visione interessante dell'America post Grande Guerra prendendo come soggetto il nascente football professionistico. Non ci si deve infatti far ingannare dal titolo italiano: il film è una commedia soprattutto sportiva, e non sentimentale come vorrebbero far pensare per vendere un maggior numero di biglietti al botteghino. Infatti il tema centrale è sempre il footaball: la sottotrama sentimentale è secondaria. Clooney dimostra di essere un regista colto: numerosissimi i riferimenti alle inconfondibili slapstick comedy diventate celebri negli anni '10 proprio negli Stati Unti, dove le scazzottate non violente erano all'ordine del giorno. Sono infatti simpaticissime le scene d'azione che vedono protagoniste risse e scontri "machi" tra soldati e giocatori, tra squadre in campo o il surreale scambio di pugni fra Dodge e Carter che non porta al minimo spargimento di sangue. I siparietti tra la Zellweger e Clooney sono divertenti ma non fondamentali all'andamento della storia, che avrebbe potuto comunque essere coerente anche senza di essi. La commedia allo stesso tempo racconta in modo abbastanza realistico quella che è l'atmosfera dell'epoca, con tanto di proibizionismo ed eroi-fantoccio, utili solo a confermare il valore di una nazione con problemi identitari, disposta a tutto pur di salvaguardare le apparenze: Simpatico, ma allo stesso tempo significativo, l'episodio del finto passato eroico di Carter, troppo orgoglioso per riconoscere (almeno inizialmente) la verità, pur soffrendone. Importante anche l'elemento storico-sportivo del film: viene infatti raccontata, seppur in modo romanzato, la nascita del football professionistico americano, con l'insieme delle vicende che l'hanno caratterizzata.
Cercando dei punti deboli, si possono evidenziare alcuni momenti nella narrazione che risultano essere superficiali e tirati troppo per le lunghe. Complessivamente un buon film che conferma nuovamente il talento del Clooney regista, che riesce ad eguagliare dignitosamente il già confermato Clooney attore.

VOTO: 3|5

sabato 12 aprile 2008

2 Single A Nozze

Titolo originale: Wedding Crashers
Regia: David Dobkin
Sceneggiatura: Steve Faber, Bob Fisher
Nazionalità: USA
Anno: 2005
Durata: 119'
Interpreti principali: Vince Vaughn, Owen Wilson, Rachel McAdams, Bradley Cooper, Isla Fisher, Christopher Walken, Jane Seymour, Keir O'Donnell, Will Ferrell

TRAMA: John (Wilson) e Jeremy (Vaughn) sono due amici che si divertno ad imbucarsi ai matrimoni, sfruttando l'euforia per fare audaci conquiste. Quando si trovano infiltrati al matrimonio di una figlia del ministro William Cleary (Walken), John finisce per innamorarsi di Claire (Mcadams). Inizieranno i guai.

CONSIDERAZIONI: Il film non si distingue dalla media delle american comedy. La trama è semplice e lineare. Alcune trovate sono simpatiche, anche se non si trova mai nulla di veramente originale. Gli elementi migliori sono senza ombra di dubbio Vaughn e la controparte della situazione Gloria-Fisher, che interpreta perfettamente la parte dell'apparentemente innoqua erotomane. Primo vero problema del film è la lunghezza: 119' minuti sono davvero troppi a fronte di una commedia infarcita soltanto di gag. Ogni momento del film è prevedibile e privo di colpi di scena. Si riesce comunque a fare qualche risata: non si può restare indifferenti allo stupro perpetrato da Gloria ai danni di Jeremy-Vaughn, uomo di appena 1,95 metri; oppure di fronte al funerale in cui Chazz (interpretato da un ottimo Farrell) rimorchia povere donne affrante. Insomma, il film di Dobkin, per quanto mediocre, riesce a non essere completamente un fallimento, grazie soprattutto agli interpreti sicuramente adeguati, nonostante l'antipatia che la coppia cardine (Wilson-McAdams) trasuda da tutti i pori. Fondamentale il ruolo dei caratteristi.
Per chi non vuole impegnarsi in un film troppo cervellotico.

VOTO: 2\5

martedì 8 aprile 2008

Lars E Una Ragazza Tutta Sua

Titolo originale: Lars And The Real World
Regia: Craig Gillespie
Sceneggiatura: Nancy Oliver
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 106'
Interpreti principali: Ryan Gosling, Emily Mortimer, Paul Schneider, Kelli Garner, Patricia Clarkson

TRAMA: In uno sperduto paesino del Wisconsin, Lars Lindstrom (Gosling), ragazzo con grossi problemi di socialità, vive nel garage di suo fratello Gus (Schneider) e sua moglie Karin (Mortimer), che desiderebbero averlo in casa con loro. Lars, dopo essere venuto a conoscenza di un'azienda che produce "bambole dell'amore", ne ordina una presentandola a tutto il paese come la sua ragazza.
CONSIDERAZIONI: Il film è una produzione indipendente molto interessaante. La commedia, infatti, si unisce al dramma di un uomo mentalmente debole e insicuro, incapace di relazionarsi perfino con la sua famiglia. Si scoprirà poi che parte dei danni sono stati fatti dal padre, con il quale è stato costretto a vivere senza il supporto del fratello, a causa della morte dopo il parto della madre: un padre troppo depresso e demotivato per avere la forza di crescere un figlio in modo corretto. E' evidente la grossa parte "comica" all'interno del film, che vede il protagonista trattare una bambola di silicone come se fosse una persona vera; la cosa ancora più assurda è il comportamento dei compaesani, decisi ad aiutare il ragazzo riconoscendo la bambola Bianca come vero membro della comunità. Dietro tutto questo però, ragionando a mente fredda, è nascosta una sottile vena di malinconia e tristezza, che domina il film accanto alle esilaranti scene con Bianca. Non si deve mai dimenticare che il ragazzo viene assecondato perchè è disturbato: quindi la parte comica si basa sul disturbo del protagonista, che verso la fine non fa più tanto ridere. Arriverà il momento in cui lo spettatore quasi piangerà per la "morte" della bambola, voluta dallo stesso Lars nel momento in cui si renderà conto di che cos'è il vero amore. Ma tutto l'impianto è sempre ordinato: non dice mai "questa è solo una bambola", ma pretende anche l'intervento di un'ambulanza e un funerale alla sua morte, seguendo l' ordine di eventi necessari nella realtà. Solo concluso questo ciclo si deciderà a cedere alle lusinghe dell'altrettanto timida collega.
L'idea che sta alla base del film è decisamente originale e riesce a non cadere mai nella comicità demenziale: mantiene sempre il giusto equilibrio fra commedia e dramma senza mai perdere l'orientamento. Forse la situazione nel suo insieme appare esagerata, considerando che ogni singolo cittadino, senza fare troppe storie, finge che una bambola sia un essere umano solo per assecondare il disturbo di un membro della comunità. Questo è alquanto irreale, ma non a tal punto da rendere il film inaccettabile.
VOTO: 3/5

Metropolis

Titolo originale: Metropolis
Regia: Fritz Lang
Sceneggiatura: Thea Von Harbou, Fritz Lang
Nazionalità: Germania
Anno: 1926 (visionata versione 1984 di Giorgio Moroder)
Durata: 119' (versione 1984, 87')
Interpreti principali: Brigitte Helm, Gustav Frohlich, Alfred Abel, Rudolf Klein-Rogge,

TRAMA: Nella città di Metropolis, governata dal dispotico John Fredersen (Abel), le classi sociali sono ben distinte: i ricchi vivono spensierati nella città, ignorando completamente la classe operaia, che viene sfruttata (ai limiti della schiavitù) nel sottosuolo, per produrre l'energia necessaria alla metropoli. Il figlio del dittatore, Freder (Frohlich), venuto a contatto con gli operai e scoperta la loro condizione, soprattutto grazie alla loro bellisima guida spirituale Marie (Helm) di cui si innamora, decide di unirsi nel lavoro in fabbrica, diventando di fatto uno sfruttato per scelta. Il dittatore, spaventato dalla voglia di rivoluzione della classe operaia, decide di commissionare al mago-scienziato Rotwang (Klein-Rogge) la costruzione di un robot che assuma le sembianze di Marie, per sedare i tumulti.

CONSIDERAZIONI: Non posso esimermi dal concordare con Luis Bunuel quando affermava, in una nota recensione al film del 1927 "Quelli che considerano il cinema in quanto valido narratore di storie, patiranno con Metropolis una profonda delusione [...] Ma se all'aneddoto preferiamo lo sfondo plastico-fotogenico del film, allora Metropolis colmerà tutte le misure, ci stupirà come il più meraviglioso libro di immagini che sia mai stato composto." La scenografia, la fotografia e le immagini evocative sono gli elementi portanti di questo kolossal padre del cinema di fantascienza. La costruzione della città è magistrale, considerando l'epoca in cui viene prodotto, e gli effetti visivi non hanno niente da invidiare (anzi!) alle nostre moderne riproduzioni digitali. Il montaggio è molto particolare e unisce scene visionarie di un impatto non indifferente. Non si può dire lo stesso per quanto riguarda la sceneggiatura, che appare pesante e con numerose falle. La contrapposizione tra le due classi incarna tutti gli stereotipi del caso, con gli operai superstiziosi e ridotti in schiavitù, mentre i ricchi borghesi viziosi e snob considerano inferiori tutti quelli che non appatengono alla loro "categoria". Viene inserito il tema del doppio: quello cattivo e negativo incarnato dal robot, in contrasto con la bontà e correttezza della protagonista femminile. Anche il personaggio di Rotwang è interessante, in quanto mostra il punto d'incontro tra la società borghese e quella operaia, tra la scienza e la magia. Ma il vero nodo unificatore, nel finale, è proprio quel figlio del dittatore tanto vicino alla classe operaia, che porterà alla nascita del famoso ceto medio, portando la pace tra le due fazioni.
Sono state fatte numerose versioni del film, sia all'uscita negli anni '20 sia in seguito. Infatti negli Stati Uniti uscì una versione ridotta, rispetto a quella tedesca, di circa 2500 metri di pellicola, contro gli originali 4190. Lo storico del cinema Patalas editò una versione filologicamente corretta, recuperando ed unendo tutti i materiali provenienienti dalle varie versioni del film (spartiti originali, compresi), arrivando ad una durata di 147'. Nel 1984, il musicista Giorgio Moroder confezionò una versione di 87' accompagnata da una colonna sonora rock, che vedeva tra gli interpreti anche il rimpianto Freddy Mercury. Non sempre la musica di Moroder riesce a creare la giusta atmosfera e ad essere adeguata, ma ha il merito di aver riportato il film in auge nel corso degli anni '80. Ha contribuito a questo ringiovanimento della pellicola anche il colore: non un'accurata pintura della pellicola, ma delle monocromie variabili a seconda del sentimento trasmesso.
Il film di Fritz Lang è ormai un pezzo di storia, anche grazie alla sua importanza di padre fondatore di un genere, pur non nascondendo i punti deboli dovuti ad una sceneggiatura non perfettamente limata e coerente.

VOTO: 3,5/5

domenica 6 aprile 2008

Juno

Titolo originale: Juno
Regia: Jason Reitman
Sceneggiatura: Diablo Cody
Nazionalità: USA, Canada
Anno: 2008
Durata: 96'
Interpreti principali: Ellen Page, Jennifer Garner, Michael Cera, Jason Bateman, Olivia Thirby, Allison Janney, J.K. Simmons

TRAMA: Juno (Page), liceale sedicenne molto particolare, dopo aver sperimentato i piaceri del sesso con l'imbranato Paulie Bleecker, scopre di essere incinta. Dopo aver inizialmente preso in considerazione l'idea di abortire, decide di portare avanti la gravidanza e dare in adozione il bambino ad una coppia trovata su un giornale di annunci, i ricchi Mark (Bateman) e Vanessa (Garner) Loring.

CONSIDERAZIONI: Il film di Jason Reitman si è aggiudicato l'oscar come miglior sceneggiatura originale, scritta dall'ex-spogliarellista Diablo Cody: e se lo è meritato tutto! Il film, nel suo genere, è praticamente perfetto: ottima sceneggiatura, interpreti bravissimi e uno svolgimento che riesce a non essere mai pesante pur mantenedo sempre presenti i temi che si prende la responsabilità di trattare. Oltre ad essere un bel film è anche decisamente "utile", perchè mostra come una ragazza sedicenne può trovare la forza di sacrificare parte della sua vita per portare la felicità ad altri (figlio e famiglia adottiva) facendo tesoro dell'esperienza e senza mai perdere la vitalità che l'ha sempre contraddistinta. Tenerissimo anche il rapporto tra lo "sfigato" Bleecker (interpretato da un Michael Cera perfettamente nella parte!) e la pazza Juno, che si trasformerà in amore anche grazie alla gravidanza della ragazza. Non ci si può esimere dall'elogio ai personaggi secondari: perfetto Simmons nel ruolo del padre, così come la Garner nella parte della fragile Venessa Loring. La colonna sonora è giustissima per il film, così come non possono non affascinare le stupende scenografie del Minnesota, con le loro buffe case e i viali innevati nel periodo invernale davvero suggestivi. L'umorismo è brillante e sempre fresco; Ellen Page si rende diretta protagonista di questo elemento fondamentale con le sue espressioni e i suoi modi di dire molto pittoreschi. Le battute non sono mai fuori luogo e la sceneggiatura sembra essere stata scritta da un'autrice già navigata. Se proprio si vuole trovare un lato negativo nel film (o meglio poco convincente), lo si può attribuire all'ideale andamento degli eventi: i gentori accettano di buon grado la situazione della ragazza senza mai arrabbiarsi; la protagonista è sempre forte e non perde mai la voglia di andare avanti, così come il suo buon umore; la grossa responsabilità che Juno si prende viene gestita meglio da lei che dagli adulti a cui deve affidare il bambino (soprattutto Mark Loring che nel bel mezzo della gravidanza decide di abbandonare la moglie). Altro merito da attribuire alla sceneggiatura (e quindi alla Cody) è quello di non aver voluto fare a tutti i costi fare un finale trionfale che sarebbe risultato forse troppo perbenista: infatti la ragazza non cambia idea nel corso del film, e non prende la decisione di tenersi il bambino (cosa che forse in molti avrebbero voluto), ma resta coerente con la sua linea di pensiero affidando il figlio alla madre adottiva anche se abbandonata dal marito. Il film, costato 7 milioni di dollari ne ha guadagnati quasi 140, dimostrando in modo inequivocabile il successo della pellicola. A volte anche i film realizzati con pochi mezzi possono rivelarsi dei veri e propri gioielli.

VOTO: 4/5

Licenza Di Matrimonio

Titolo originale: Licence To Wed
Regia: Ken Kwapis
Sceneggiatura: Kim Barker, Tim Rasmussen, Vince Di Meglio
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 91'
Interpreti principali: Robin Williams, Mandy Moore, John Krasinski, Christine Taylor, Grace Zabriskie
TRAMA: Sadie (Moore) e Ben (Krasinski) decidono di sposarsi. Lei vuole sposarsi dove lo fecero i suoi genitori, nella chiesa del quartiere di cui è reverendo Frank, prete moderno e un po' invadente. Prima di sposarsi costringerà i due promessi sposi a frentare il suo corso pre-matrimoniale.
CONSIDERAZIONI: Questo film è irritante più o meno dall'inizio alla fine. E' tutto decisamnte forzato e irreale, soprattutto i comportamenti dei due promessi sposi che al giorno d'oggi non avrebbero mai accettato l'invadenza del ministro spirituale. Anche la figura del reverendo Frank è troppo esagerata, spinta troppo oltre: infatti si dimostra nel linguaggio e nei modi di "insegnare la dottrina" (vedi la scena del catechismo) molto moderno e giovanile, ma questo stride nel momento in cui forza le giovani coppie a frequentare un corso che non nasconde tutto il bigottismo vecchia maniera nei riguardi del matrimonio. D'accordo, il ruolo di Frank-Williams è comunque quello di un ministro della Chiesa, e quindi di parte, ma i comportamenti sembrano quasi un ossimoro. Le battute a volte sono esilaranti e le situazioni simpatiche, ma risultano sempre patinate da un alone di prevedibilità e stucchevolezza. L'unica figura interessante è quella del bambino "ministro del domani" che affianca il reveredo nella sua follia come un vero e proprio integralista. Purtroppo gli elementi positivi faticano a vedersi, e la trama non si discosta minimamente dalla banalità dell'amercan-comedy classica, dove lo svolgimento è rigido e i passaggi assolutamente prevedibili (prologo- parte divertente- crisi- riconciliazione). Robin Williams non nasconde mai la sua simpatia, anche se non appare mai completamente nella parte. Davvero pessimo il ruolo interpretato da Mandy Moore: Sedi non si accorge proprio di nulla, si mette completamente nelle mani del reverendo senza avere un minimo di reattività mentale per comprendere e reagire. Si sta dalla parte del povero Ben dall'inizio alla fine.
Un po' triste.
VOTO: 1/5

giovedì 3 aprile 2008

Ottobre

Titolo originale: Октябрь (Oktjabr')
Regia: Sergej Mikhajlovic Ejzenstejn, Grigorij Aleksandrov
Sceneggiatura: Sergej Mikhajlovic Ejezenstejn, Grigorij Aleksandrov
Nazionalità: URSS
Anno: 1927
Durata: 90' c.a.
Interpreti principali: V. Nikandrov, N. Popov, B. Livanov, I. Padvojskij, E. Tissè

TRAMA: Vengono narrati i fatti accaduti a Pietroburgo dal febbraio all'ottotbre 1917, dall'istituzione del governo provvisorio dopo la caduta dei Romanov alla presa del Palazzo D'Inverno da parte dei rivoluzionari bolscevichi.

CONSDIERAZIONI: Il film di Ejzenstejn è tratto dal romanzo di John Reed, I Dieci Giorni Che Sconvolsero Il Mondo. Commissionato dal governo russo al regista per la celebrazione del decimo anniversario della rivoluzione, il film è forse troppo astratto ed intellettuale per riuscire a coinvolgere completamente chi lo guarda. Infatti non fu molto amato nè dalla critica nè dal pubblico, che a fatica riusciva a comprendere le raffinatezze a volte troppo forzate del genio Ejzenstejn. Il regista, a cui erano stati messie a disposizione ampie risorse, fece una cronaca vera e propria degli eventi, avvicinandosi molto al cinema documentaristico. Risulta essere, forse, addirittura troppo privo di caratterizzazione nei personaggi ed elementi drammatici, utili a rendere "scorrevole" la visione. Numerose e prolungate le riprese superflue, come i lunghissimi dettagli ambientali, atti a creare un'atmosfera che si rivela davvero troppo pesante. Indiscussa la tecnica di montaggio, elemento fondamentale nella poetica del regista. Ammirevole la scena in cui la statua dello zar si ricompone con i pezzi volanti, effetto visivo che non può non ricordare gli effetti speciali moderni. La narrazione storica è dettagliata e precisa. Non viene lasciato nulla la caso. Molte le metafore presenti nel film, come l'associazione tra i socialisti e la balalajka o quella tra menscevichi e l'arpa. Ma a volte queste raffinatezze intellettualoidi da parte del regista non aiutano un film già troppo complesso. Sicuramente non gli si può negare l'importanza che riveste all'interno della storia del cinema (così come la celeberrima Corazzata Potemkin dello stesso Ejzenstejn), ma non per questo lo si può definire un film completamente riuscito.

VOTO: 3/5

martedì 1 aprile 2008

Molto Incinta

Titolo Originale: Knocked Up
Regia: Judd Apatow
Sceneggiatura: Judd Apatow
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 129'
Interpreti principali: Seth Rogen, Katherine Heigl, Leslie Mann, Paul Rudd, Jay Baruchet, Jonah Hill, Jason Segel, Martin Starr, Alan Tudyk
TRAMA: Alison (Heigl) è una ragazza in carriera che lavora per un importante network televisivo e vive con la sorella Debbie (Mann), sposata con due figlie. Quando ottiene una promozione sul lavoro, decide di festeggiare con la sorella in un locale, dove conosce Ben (Rogen), ragazzo che conduce una vita sregolata e dissoluta assieme ai suoi amici, privo di qualsiasi responsabilità e scopo. Completamente ubriachi passano la notte assieme. Pur essendosi resa conto dell'errore fatto e decisa a non rivedere mai più Ben, Alison, a breve, scopre di essere rimasta incinta.
CONSIDERAZIONI: Judd Apatow dimostra di essere in grado di trasformare una classica american-comedy in un film non privo di spessore. Il tema è molto delicato, e a volte si ha l'impressione che il film punti un po' troppo all'aspetto moralistico: la ragazza decide di non abortire molto convinta, senza particolari riflessioni; i due ragazzi iniziano a frequentarsi seriamente per il bene del bambino che dovrà nascere, cercando di trovare l'amore (e finiscono per trovarlo); entrambi si caricano di responsabilità senza mai avere il dubbio o l'egoismo che, purtroppo, nella società attuale si incontra spesso. Insomma, il modo in cui viene girato non nasconde una venetta di perbenismo americano. Però non si deve dimenticare che ci si trova pur sempre di fronte ad una commedia e non ad un tragi-dramma. Pur essendo a tratti impegnato non nega mai un sorriso.
Ben e Alison rappresentano il modello perfetto di chi affronta la vita con i suoi imprevisti, reagendo positivamente a ciò che il destino li mette di fronte: lui al momento giusto riesce a prendere la forza di cambiare vita, mollare gli amici e prendersi le sue responsabilità; lei cerca umanamente di salvare carriera e vita privata, ma senza mai anteporre la prima alla seconda. Entrambi riescono a vedere la gravidanza come un cambiamento che li porterà inevitabilmente a modificare la loro vita. Alison prima, Ben dopo. Ma entrambi ce la faranno. Anche i personaggi di Debbie e Pete incarnano perfettamente lo stereotipo del personaggio che interpretano: lei responsabile e un po' troppo aggressiva, lui eterno Peter Pan che non riesce a rinunciare ai suoi divertimenti, anche se a discapito della sua famiglia. Ma anche Pete, come Ben riuscirà ad accettare il cambiamento, dimostrando come il matrimonio non è necessariamente il vero punto di maturità: questo, infatti, può anche arrivare successivamente. Le tappe che la società ci presenta come riti di passaggio non sono necessariamente sempre vincolanti ad una modifica individuale. Il cambiamento individuale deve avvenire per mezzo della maturità, che non sempre è concomitante con uno dei passaggi formali, obbligati o meno, che la società ci impone.
Una commedia che colpisce nel segno, senza mai diventare frivola o demenziale.
VOTO: 3/5