mercoledì 20 agosto 2008

Criminali Da Strapazzo

Titolo originale: Small Time Crooks
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Nazionalità: USA
Anno: 2000
Durata: 94'
Interpreti principali: Woody Allen, Jon Lovitz, Michael Rapaport, Carolyn Saxon, Tracey Ullman, Hugh Grant

TRAMA: Ray (Allen) decide di affitare con degli amici una pizzeria per poterci scavare un tunnel che porti dritto al caveau di una banca. Come copertura fa aprire alla moglie Franchy un negozio di biscotti all'interno della pizzeria per distrarre i curiosi dai suoi veri intenti. Meentre il piano per la rapina va di male in peggio il commercio dei biscotti va a gonfie vele.

CONSDERAZIONI: Come per tutti i film di Woody Allen, una trama apparentemente leggere nasconde sempre dei risvolti moralistico-riflessivi. Il passaggio di Ray e della moglie Franchy da poveri sfortunati a ricchi magnati dell'industria dei biscotti sarà tutt'altro che indolore: la volontà di Franchy di diventare qualcosa che non è in grado di essere, cioè una raffinata donna dell'alta società, incrina i rapporti con il marito che, invece, non riesce ad abituarsi al nuovo status sociale, preferendo la vita che conduceva in precedenza. Quando Franchy si accorgerà dell'errore commesso infatuandosi di un elegante sapientone interessato solo al suo denaro, tornerà tra le braccia del marito che, rimasto puro nell'animo e nei sentimenti, riaccoglie la moglie tra le proprie braccia. La morale che Allen vuole ricavare è il sapersi adeguare al proprio io senza voler necessariamente sembrare altro; non necessariamente, infatti, il passaggio ad un rango sociale più alto comporta una reale felicità o un automatico miglioramento della vita. A volte raggiungere in modo troppo repentino un obiettivo tanto agognato può catapultare in una realtà alla quale non si è pronti a vivere, fatta di persone con le quali ci si trova a condividere poco o nulla.
Si ride abbastanzain questa ennesima pellicola dell'instancabile Woody che non raggiunge comunque i suoi appici artistici. Il film scorre leggero senza mai essere pedante, anche se le dinamiche sono talvolta troppo ripetitive. Grant riesce credibilmente nel ruolo dell'rampollo opportunista. Carino per un'ora e mezzo di rilassamento.

VOTO: 3/5

Il Cavaliere Oscuro

Titolo originale: The Dark Knight
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Nazionalità: USA
Anno: 2008
Durata: 152'
Interpreti principali: Christian Bale, Heath Ledger, Maggie Gyllenhaal, Gary Holdman, Aaron Eckhart, Morgan Freeman, Michael Caine, Nestor Carbonell

TRAMA: Un criminale truccato da pagliaccio che si fa chiamare Joker (Ledger) ruba i soldi della mafia di Gotham City per ricattarla e ottenere un ingaggio finalizzato all'eliminazione del principale problema della criminalità nella città: Batman (Bale). Nel frattempo il procuratore di Gotham, Harvey Dent (Eckhart) e la sua assistente/compagna Rachel Dawes (Gyllenhaal) stanno cercando, con la collaborazione del tenente Gordon (Oldman) e del sindaco Garcia (Carbonell) di rinchiudere tutti i vertici della mafia.

CONSIDERAZIONI: A distanza di tre anni dal primo episodio della saga Batman Begins Christopher Nolan torna a dirigere le oscure vicende di Gotham City. Sceneggiato assieme al fratello Jonathan, Nolan riesce a confezionare un film decisamente superiore al precedente, potendo anche contare su un cast più stellare che mai. Il carattere politico di questo secondo capitolo è molto più accentuato rispetto al precedente, arrivando a volte addirittura ad essere simile ad un moderno polizesco. Nolan non nasconde infatti la sua ispirazione verso il cinema di Michael Mann del quale si riescono a sentire le cupe atmosfere. Batman e Joker, i due protagonisti indiscussi della pellicola non si vedono così tanto come ci si aspetterebbe, anzi: la storia abbraccia in modo completo quelle che sono le vicende legate alla città di Gotham e ai suoi personaggi, con particolare messa a fuoco sul procuratore Harvey Dent (interpretato da un perfetto Eckhart) e la sua storia con la contesa Rachel Dawes (i quali panni sono vestiti dalla Gyllenhaal dopo l'abbandono di Katie Holmes), sul futuro commissario Gordon e la tormentata esistenza di Bruce Wayne, sempre costretto a vivere una doppia vita. Il Joker interpretato da Ledger è angosciante e chiaramente psicopatico, molto più sadico e malato del suo omonimo predecessore nel Batman burtoniano del 1989, reso immortale dalla fantastica performance di Jack Nicholson, che non ha mancato di polemizzare sulla (a suo parere) inutile reinterpretazione di un personaggio già reso in modo perfetto da lui. Sbaglia di grosso: come è necessario elogiare il Joker/Nicholson dell'89 è doveroso togliersi tanto di cappello davanti alla performance dello scomparso Ledger, capace di dare al più terribile dei nemici di Batman un volto realistico e incredibilmente crudele, modello perfetto (almeno sotto l'aspetto comportamentale) di quello che è il personaggio dei fumetti. Ma tutto nel film di Nolan (tolti gli inseguimenti eterni e i combattimenti decisamente coreografici) sa di realistico: il regista inglese ribalta completamente la tristissima strada cyber-punk che gli episodi dell'uomo pipistrello avevano preso sotto la guida di Joel Schumacher, conferendo alle vicende e alle atmosfere una crudezza e freddezza molto vera, lontana dagli stereotipi del Batman pre-anni '90. Anche il personaggio di Due Facce viene sfruttato in modo sapiente, realistico, senza forzare il suo protagonismo in un eventuale terzo capitolo. Decisamente profondi emergono anche i temi trattati: la sottile linea di confine tra ciò che è bene e ciò che è male appare risulta essere onnipresente surante tutta la narrazione; il continuo conflitto interno alla società spinge all'identificazione di eroi che spesso non riescono ad essere all'altezza delle aspettative, dovendo fare i conti quotidianamente con la strada scelta e i propri limiti che, talvolta, non riescono a restare lontani; il significato della verità diventa opinabile e spesso passa in secondo piano pur di non spegnere la speranza riposta, tanto da poter spingere un eroe vero a coprirne uno falso per di non compromettere l'ordine delle cose; la necessità di un cambiamento radicale può tristemente portare al sacrificio durante le interminabili lotte interne.
Dichiarato film maledetto a causa dei numerosi incidenti legati ai protagonisti del film (dopo la morte di Ledger e di un tecnico degli effetti speciali, il recente incidente di Freeman e l'arresto di Bale), Il Cavaliere Oscuro sta battendo numerosi record al botteghino, classificandosi addrittutura al secondo posto nella classifica dei film con l'incasso più alto della storia.

VOTO: 4/5

lunedì 11 agosto 2008

Dellamorte Dellamore

Titolo originale: Dellamorte Dellamore
Regia: Michele Soavi
Sceneggiatura: Gianni Romoli
Nazionalità: Italia, Germania, Francia
Anno: 1994
Durata: 105'
Interpreti principali: Rupert Everett, Anna Falchi, Francois Hadji-Lazaro, Mickey Knox, Fabiana Formica

TRAMA: Francesco Dellamorte (Everett) è becchino e custode presso il cimitero di Buffalora, paesino montano del nord Italia, dove vive con il suo assistente Gnaghi (Hadij-Lazaro). Nonostante svolga una vita noiosa e solitaria, durante la notte è costretto ad uccidere degli zombie (da lui chiamati ritornanti), cadaveri che dopo sette giorni riprendono a camminare sul terreno del cimitero.

CONSIDERAZIONI: Il film diretto da Michele Soavi è tratto dall'omonimo romanzo di Tiziano Scalvi. Precursore dell'ormai arcifamoso Dylan Dog, Francesco Dellamorte mostra moltissimi lati che poi finiranno per caratterizzare il suo successore. La pellicola in questione è un insieme (a volte caotico) di diversi generi: la commedia grottesca si fonde con l'horror velato di drammaticità e carica esistenzialista. Pur non ponendosi come film di concetto, questo Dellamorte Dellamore può nascondere alcune riflessioni sul senso della vita e sul diritto o meno di sentirsene padroni: il finale dell'opera di Soavi non tralascia contenuti di un certo valore, anche se contestualizzati all'inerno di una narrazione tutt'altro che sia. Il protagonista vivrà attraverso numerosi episodi che caratterizzaranno la sua quotidianità, tra l'amore ossessivo per una donna morta che non riesce a togliersi dalla testa (saranno davvere autentiche le sembianze delle amanti di Francesco o soltanto illusione ossessiva?) e la quotidiana lotta con i ritrnanti, sempre più numerosi con l'aumentare degli sfortunati decessi in paese. Le conversazioni con l'assistente risultano unilaterali, vista la condizione d'handicap riportata da quest'ultimo, incapace di comporre frasi di senso compiuto; continui incontri con un sindaco egocentrico (pronto ad usare la morte della filgia in campagna elettorale) e un ispettore di polizia incapace non lo aiutano ad avere maggiore stima per la vita. Persino la sua ultima trasformazione in pazzo omicida non riuscirà a portare l'attenzione su di lui, considerato unanimemente come un essere emarginato e privo d'interesse.
Le situazioni sono tragicomiche, mentre i dialoghi sono intrisi di uno humor nero fumettistico diffcilmente digeribili in un contesto cinematografico. Gli sforzi del regista per dirigere una buona pellicola sono evidenti, anche se il pubblico italiano (di gusti notoriamente difficili) non è riuscito a cogliere le sfumature presenti, relegando la pellicola ad un rulo marginale e spingendo lo stesso resista a lasciare il cinema per oltre dieci anni (tornerà infatti nel 2006 con Arrivederci Amore, Ciao). Il volto di Everett è facilmente riconoscibile: da lui, infatti, saranno tratte le sembianze di Dylan Dog. Anna. Anna Falchi risulta meno inguardabile degli altri film (leggermente!!) e per nulla avida di nudi, che nella pellicola sono numerosi e lunghi (così come quelli del protagonista). Che dire: un film discretamente riuscito che paga lo scotto di essere stato pressochè incompreso dal pubblico di casa.

VOTO: 2,5/5

giovedì 7 agosto 2008

Fantozzi Contro Tutti

Titolo originale: Fantozzi Contro Tutti
Regia: Neri Parenti e Paolo Villaggio
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Berrnardi, Paolo Villaggio
Nazionalità: Italia
Anno: 1980
Durata: 95'
Interpreti principali: Paolo Villaggio, Gigi Reder, Milena Vukotic, Plinio Fernando, Giuseppe Anatrelli, Diego Abatantuono

TRAMA: Fantozzi (Paolo Villaggio)si trova nuovamente alle prese con la terribile quotidianità che affligge la sua esistenza. Alle prese con l'infatuazione adultera di Pina (Milena Vukotic) e le pesantissime tirannie dei superiori, cercherà di restare a galla nella sua media esistenza.

CONSIDERAZIONI: Per questo terzo episodio cambiano diverse cose, e la differenza con i due film precedenti è lampante fin dall'inizio. Neri Parenti sostituisce Luciano Salce alla regia conferendogli un impronta molto più commerciale dei predecessori. Per la prima volta manca Anna Mazzamauro nei panni dell'eterna fiamma di Fantozzi, la signorina Silvani; anche Liù Bosisio abbandona i panni di Pina lasciando il posto a Milena Vukotic, che vestirà i panni della moglie del ragioniere in tutti gli altri episodi della serie, eccetto Superfantozzi (1986), dove la Bosisio tornerà per un'ultima volta nel ruolo. Lo schema narrativo è lo stesso del film che verrà dopo (Fantozzi Subisce Ancora): la sceneggiatura diventa più piatta e scontata, e i guizzi brillanti brillanti si contano sulle dita di una mano. Unica scena davvero divertente è quella che vede co-protagonista un giovane Diego Abatantuono alle prese con l'infatuazione della di Pina, che lui considera un mostro da collezione. Fiacco e poco divertente risulterà meno efficace del successore.

VOTO: 1,5/5

mercoledì 6 agosto 2008

Fantozzi Subisce Ancora

Titolo originale: Fantozzi Subisce Ancora
Regia: Neri Parenti
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi
Nazionalità: Italia
Anno: 1983
Durata: 85'
Interpreti principali: Paolo Villaggio, Milena Vukotic, Gigi Reder, Plinio Fernando, Anna Mazzamauro, Andrea Roncato, Antonio Allocca, Michele Mirabella

TRAMA: Ancora innumerevoli disgrazie per il ragioniere più simpatico (e sfortunato) d'Italia: tra vacanze in camper e giochi olimpici aziendali il protagonista riuscirà ancora a dimostrarsi una vera e propria calamità. Anche la famiglia si allarga: arriva il/la bebè (o mostro?) di Mariangela.

CONSIDERAZIONI: Quarto capitolo della saga fantozziana, Fantozzi Subisce Ancora è la seconda pellicola diretta da Neri Parenti dopo Fantozzi Contro Tutti (1980), che vide una collaborazione dietro la macchina da presa con PAolo Villaggio. Si incrementano i temi legati ai problemi della società italiana: dalla politica di conflitto al sistema sanitario corrotto e senza una reale base assistenziale. Le cattiverie nei confronti del nostro diventano sempre più accentuate, come l'inizio della pellicola che vede il ragioniere impegnato a farsi in quattro per coprire i colleghi assenteisti. Divertentissima la gag con Loris Batacchi, alias Andrea Roncato, rozzo latin-lover con 6000 donne all'attivo e ora padre della cosa identificata come nipote di Fantozzi. Anche il mistero sulle fattezze della creatura di Mariangela è efficace, lasciando all'immaginazione dello spettatore dare un volto e un corpo all'essere. Si continua a ridere di gusto, anche se a volte la costruzione filmica non mostra molte novità rispetto ai capitoli precedenti.

VOTO: 2,5/5

martedì 5 agosto 2008

Grande,Grosso E Verdone

Titolo originale: Grande, Grosso E Verdone
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone
Nazionalità: Italia
Anno: 2008
Durata: 105'
Interpreti principali: Carlo Verdone, Claudia Gerini, Geppi Cucciari, Roberto Farnesi, Anna Maria Torniai, Eva Riccobono, Cinzia Fornasier, Martina Pinto, Andrea Miglio Risi, Emanuele Propizio, Massimo Marino

TRAMA: Il film è diviso in tre episodi: nel primo la famiglia Nuvolone è occupata nella sepoltura della madre del capo famiglia, Leo (Verdone), cosa che, a causa di un singolarissimo addetto alla pompe funebri (Marino), si rivelerà più complicata del previsto; nel secondo il logorroico professor Callisto (Verdone) tiranneggia irritantemente sulla governante (Torniai) e sul giovane figlio (Risi), che farà fidanzare con una sua studentessa, Lucilla: i due cercheranno vanamente di liberarsi del tremendo Callisto; nel terzo e ultimo episodio (il più lungo dei tre), i coniugi Vecchiarutti (Verdone e Gerini) cercano di riunire la famiglia ormai allo sfascio facendo una vacanza a Taormina: i modi poco "fini" e "moderni" dei tre li porteranno in diversi guai.

CONSIDERAZIONI: Il camaleontico Carlo Verdone ripropone tre personaggi che lo hanno reso famoso: il candido, il logorroico e il volgare. Aveva già sfruttato questa triade di personaggi nel lungometraggio Viaggi Di Nozze (1995), anche se nomi e ruoli risultano diversi. Il primo episodio è abbastanza divertente, anche se mancano le forti risate a cui Verdone è solito far ricorso: la cosa buffa è riuscire a sorridere su un funerale che non riesce a compiersi, dopo i numerosi incidenti capitati alla bara. Marino nel ruolo del funzionario funebre è di certo il pezzo migliore del capitolo. I bambini di Leo sono doppiati dallo stesso Verdone che li caratterizza con una parlata simile alla sua, definita "congenita". Il secondo episodio è incredibilmente irritante (così come lo era l'episodio con protagonista il logorroico nel film del '95): il professor Callisto è quanto di più pessimo e immorale si possa immaginare, ma nonostante questo pretende di essere esempio e maestro di vita per il figlio che da quando è nato lo odia dal profondo del cuore. La sua petulante perfezione nei confronti della governante, e della fidanzata del figlio (procuratagli dallo stesso padre che riteneva fosse il momento di svezzarsi) rendono questo personaggio davvero insopportabile. Le risate sono pressochè assenti, se non quelle provocate dall'isteria che può attaccare lo spettatore. Il terzo episodio riprende il prototipo della coatta famiglia romana presente anche in Viaggi Di Nozze: qui Verdone e la Gerini (già coppia nel precedente) interpretano due personaggi simpatici in modo imbarazzante: infatti la sensazione che si prova è quell'amore e odio che può provare qualcuno che li abbia realmente intorno, vedendoli da un lato dei "tipi" e dall'altro soffrendo la lora profonda maleducazione, causata dalla volontà di voler sembrare ciò che non sono. Il figlio di Moreno e Jessica è vittima della situazione: incapace di rapportarsi con i genitori e con il mondo che lo circonda riuscirà però ad aprirsi grazie all'amicizia di una ragazza dell'albergo. Il lieto fine è sperato ed ottenuto: entrambi i coniugi, dopo terribili tentativi di adulterio finiscono per capire quali sono i loro reali sentimenti.
La sensazione è che Verdone non sia riuscito a raggiungere il suo scopo, a meno che non cercasse qualcosa di diverso rispetto ai suoi canoni classici: il suo "ruolo" da attore comico fa sperare allo spettatore di farsi un paio di risate in allegria, cosa che in questo caso non avviene. Il film tratta temi abbastanza profondi, come il rapporto padre-figlio, problemi coniugali e famigliari: solitamente, però, Verdone riesce comunque a dare la sensazione di poterci ridere sopra, mentre in questo Grande, Grosso E Verdone risulta davvero difficile. La pesantezza delle situazioni, al limite del paradossale, crea parecchia malinconia. Obiettivo più centrato nel caso in cui volesse realizzare una pellicola più impegnata, anche se, in questo caso, risultano insufficienti patrecchie altre varianti, come l'introspezione dei personaggi e l'eccessiva leggerezza espositiva. Carino ma decisamente inferiore all'ormai cult Viaggi Di Nozze.

VOTO: 2/5

Il Secondo Tragico Fantozzi

Titolo originale: Il Secondo Tragico Fantozzi
Regia: Luciano Salce
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Pier De Bernardi, Paolo Villaggio
Nazionalità: Italia
Anno: 1976
Durata: 110'
Interpreti princiapli: Paolo Villaggio, Gigi Reder, Liù Bosisio, Anna Mazzamauro, Plinio Fernando, Giuseppe Anatrelli, Paolo Paoloni

TRAMA: Continuano le dis(avventure) dello sfortunatissimo ragionier Ugo Fantozzi (Paolo Villaggio), alle prese con i cattivissmi colleghi e la continua vana lotta con la Dea Bendata. Tra amori extraconiugali e tragiche vicissitudini, il ragioniere resterà sempre lo stesso medio-man italiano.

CONSIDERAZIONI: A distanza di una anno dal primo capitolo Fantozzi (1975), Paolo Villaggio torna nei panni del ragioniere più amato (e odiato) dagli italiani. Questa volta lo smalto è un po' più fiacco rispetto all'esordio, anche se non si risparmiano le gag divertenti e la cattivissima satira contro la società italiana. Vengono inseriti anche elementi da film drammatico: nel penultimo episodio Fantozzi vede infrante le sue speranze d'amore per la signora Silvani in Calboni, storica fiamma dello sfortunato protagonista. Tornano gli stereotipi dell'italiano medio così come tornano le avventure all'interno della società Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica: vengono maggiormente approfonditi i temi legati al rapporto gerarchico fra impiegati e dirigenti (molto simile al rapporto schiavo-padrone). Fantozzi si imbatterà in una partita di biliardo con il direttore delle raccomandazioni, dove perdere può fargli ottenere una promozione (vedendo però schiacciato il suo orgoglio), mentre vincere può attirare le ire del superiore; verrà trascinato anche a Montecarlo per giocare al casinò come portafortuna di un altro cattivissimo superiore. Ma la scena diventata simbolo delle serie fantozziane è senza dubbio quella legata alla Corazzata Potiomkin (nel film Kotiomkin): quando un dirigente cinefilo costringe gli impiegati a vedere il famoso film di Ejzensteijn (Einstein nel film) la serata in cui trasmettono la partita di qualificazione ai mondiali di calcio Italia-Inghilterra, Fantozzi muove una rivolta in cui viene bruciata la tanto odiata pellicola. Peccato che nel momento della resa dovranno rigirare la famosa scena della culla che cade dalla scalinata ogni domenica (indovinate chi fa il bambino?). Tolta l'inesattezza storico-cinematografica (La Corazzata Potemkin dura in realtà solo un'ora e non l'infinito tempo che fan credere nel film) la scena è davvero spassosa. Forse la cattiveria più grossa, Fantozzi la subisce dalla tanto amata signora Silvani in Calboni (ex signorina) che dopo averlo sfruttato per farsi una vacanzetta a Capri (causa tradimento del marito) finirà col tornare dal proprio uomo senza mai concedersi allo sfortunato protagonista che tenterà addirittura il suicidio buttandosi da un ponte. Un insieme di elementi fanno di questo secondo episodio un capitolo dal tono più basso rispetto al predecessore, causato anche dal ripetersi (quasi a fotocopia) di alcune situazioni già viste, come il rutto ventoso o le ridicole uniformi che Fantozzi indossa nelle varie occasioni. Il film risulta comunque gradevole a chi aveva già apprezzato la pellicola precedente.

VOTO: 2,5/5

Fantozzi

Titolo originale: Fantozzi
Regia: Luciano Salce
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Paolo Villaggio
Nazionalità: Italia
Anno: 1975
Durata: 100'
Interpreti principali: Paolo Villaggio, Gigi Reder, Liù Bosisio, Olinio Fernando, Anna Mazzamauro, Giuseppe Anatrelli, Paolo Paoloni

TRAMA: In una narrazione ad episodi, vengono mostrate le vicessitudini quotidiane del ragionier Ugo Fantozzi (Paolo Vilaggio), sfigatissimo emblema dell'italiano medio, impiegato presso la ditta Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica, dove vengono rigidamente rispettate le gerarchie con disprezzo per chi sta ai gradini inferiori. Fantozzi è, ovviamente, uno di questi.

CONSIDERAZIONI: Questo primo film che introduce il personaggio del ragionier Ugo Fantozzi, è collage tra i due romanzi scritti da Paolo Villaggio, Fantozzi e Il Secondo Tragico Fantozzi (che sarà anche titolo del secondo capitolo della serie). Diventato ormai pietra miliare del cinema italiano (pur con schizzinoso snobbismo da parte dei cinefili duri e puri), Ugo Fantozzi rispecchia con una forte carica ironica la condizione dell'italiano medio nel mezzo degli anni '70 (e anche oltre... col senno di poi). Le moltissime gag derivanti dalla tradizione delle slapstick comedy si intrecciano a più serie riflessioni sulla società italiana, dove soltanto chi si atteggia ed esercita il suo potere su qualcuno (seppur in modo ristretto) riesce a farsi un nome. Esempio lampante è la sig.na Silvani (interpretata da un'ottima Anna Mazzamauro) che pur non essendo bella (decisamente volgare), riesce ad attirare su di se le attenzioni dei colleghi soltanto atteggiandosi a femme fatale. Anche i vari dirigenti, in realtà, sono sempre subordinati a qualcun altro, ma non si tirano mai indietro davanti all'occasione di dimostrare il proprio potere tiranneggiando sui propri sottoposti. Fantozzi non riesce mai ad avere una propria identità, finendo sempre per seguire le decisioni della massa (incredibili le avventure assurde nelle quali viene coinvolto dall'accecatissimo rag.Filini dell'ufficio sinistri). Divertentissima la gag della partita di calcio, dove gli impiegati (come i bambini) si impegnano a giocare in condizioni ambientali terrificanti, pur di non venir meno alla tradizione calcistica (chiodo fisso della società italiana). Bellissimo anche l'incontro finale con il megapresidente galattico, vera e propria leggenda della ditta, che tratta il ragionier Fantozzi in modo ambiguo: un po' da figlio e un po' da schiavo. Cattivissime le situazioni in cui è coinvolta la famiglia del ragioniere, maltrattata e snobbata dallo stesso protagonista a causa della loro (evidente e oggettiva) bruttezza. I sentimenti vengono mascherati pur di non sfigurare davanti a colleghi e amici. Insomma, questo film nato dal genio di Paolo Villaggio diventerà un vero e proprio cult: e a ragione. Infatti, tolte le (talvolta) esagerate gag, i temi non mancano. Anzi. E 'quasi imbarazzante l'attualità di alcuni elementi presenti nel film.

VOTO: 3,5/5

domenica 3 agosto 2008

8mm - Inferno Di Velluto

Titolo originale: 8mm 2
Regia: J.S. Cardone
Sceneggiatura: Dylan Tarason
Nazionalità: USA
Anno: 2005
Durata: 100'
Interpreti principali: Lori Heuring, Jonathan Schaech, Bruce Davison, Julie Benz, Zita Gorog, Robert Cavanah, Jane How, Alex Scarlis, Barna Illyes, Judith Rusznyak

TRAMA: I futuri sposi David (Schaech) e Tish (Heuring) decidono di passare alcuni giorni in albergo termale. Quando decidono di lasciarsi andare coinvolgendo una misteriosa ospite dell'albergo, Risa (Gorog), in un orgia, finiranno per essere ricattati con il video che li riprende il fantasioso gioco di società. Per non compromettere la sua futura posizione al Congresso degli Stati Uniti e rovinare la reputazione della ricchissima famiglia di lei, i due decidono di risolvere il problema da soli, finendo per aggravare la situazione.

CONSIDERAZIONI: Questa porcheria uscita, fortunatamente, soltanto di DVD, avrà fregato i molti che (come me) avevano apprezzato il buon 8mm - Delitto A Luci Rosse (1999) diretto da Joel Schumacher e interpretato da Nicholas Cage. In questo filmetto thrillerotico, infatti, non v'è nessun collegamento con la pellicola precedente. Anzi: non viene nemmeno trattato l'argomento dello snuff, matrice principale del omonimo del 1999. Scene violente non ne esistono, mentre non si può dir lo stesso per gli innumerevoli siparietti al limite del soft-core nei quali numerosissime ragazze mostrano grazie in quantità sia in stasi che in azione. Ogni pretesto è buono per inserire un sedere o un paio di tette (e si limitassero "solo" a questo...). La trama è quanto di più ridicolo si possa immaginare: i due protagonisti vanno avanti per inerzia nella loro ricerca trovando ogni volta una scusa (una più idiota dell'altra... c'è da dirlo) che li spinga a proseguire nei loro intenti. I due attori principali sono quanto di più vicino al mogano si possa immaginare, validi solo nel momento in cui è necessario desabiliarsi. Soltanto il colpo di scena finale rialza insufficientemente le sorti di questo tristissimo filmetto da videoteca di serie z2. Inguardabile.

VOTO: 0/5