lunedì 31 marzo 2008

The Zodiac

Titolo originale: The Zodiac
Regia: Alexander Bulkely
Sceneggiatura: Alexander Bulkley, Kelley Bulkley
Nazionalità: USA
Anno: 2006
Durata: 97'
Interpreti principali: Justin Chambers, Robin Tunney, Rory Culkin, William Mapother, Brad William Henke, Rex Linn, Philip Baker Hall, Marty Lindsey

TRAMA: San Francisco Bay 1968. Un misterioso killer che si fa chiamare Zodiac (Lindsey), inizia ad uccidere giovani coppiette appartate in un paese di campagna, chiamando poi ogni volta la polizia per denunciare l'accaduto. Inizia così la sfida fra l'ispettore Matt Parish (Chambers) e il killer che terrorizza il paese.

CONSIDERAZIONI: A scanso d'equivoci è necessario sottolineare che il film non deve confondersi con Zodiac (2007) diretto da David Fincher, basato anch'esso sul medesimo fatto di cronaca realmente accaduto negli anni '60.
Il film di Bulkely non riesce ad essere sufficientemente interessante. Il modus operandi del killer ha il suo fascino, così come non è da disprezzare l'interpretazione dei protagonisti, Chambers in testa. Purtroppo però la narrazione e la regia non si distanziano troppo dal classico telefilm o, che dir si voglia, film tv. Soprattutto il finale abbastanza sconclusionato lascia lo spettatore senza parole. Ma non in senso positivo. Si ha infatti la sensazione che manchi qualcosa. Infatti è vero che inrealtà il caso fu archiviato nel momento in cui l'unico sospettato morì prima di subire il processo e. quindi. mai risolto ufficilamente, ma il film in questione si ferma molto prima di questo. Non basta la breve didascalia finale per convincere lo spettatore di aver appena visionato un film completo e giunto a traguardo. Il troncamento nella narrzione è effettivo e ben chiaro. Tutto all'interno del film è approssimativo e superficiale. Peccato, considerando il fatto di indubbio interesse. Non risulta quindi strano il fatto che David Fincher un anno dopo abbia fatto uscire un altro film che riporta le "gesta" del killer Zodiac. Davvero sconclusionato.

VOTO: 1,5/5

venerdì 28 marzo 2008

Nosferatu Il Vampiro

Titolo originale: Nosferatu Eine Symphonie Des Grauens
Regia: Friederich Wihlelm Murnau
Sceneggiatura: Henrik Galeen
Nazionalità: Germania
Anno: 1922
Durata: 94'
Interpreti principali: Max Schreck, Gustav von Wangenheim, Greta Schroder, Alexander Granach, Georg H. Schnell, Ruth Landshoff, John Gottowt, Gustav Botz

TRAMA: Hutter (Wangenheim), importante agente immobiliare, parte per i Carpazi per portare a termine la vendita di un immobile con il conte Orlok (Schreck). In realtà. però, il conte si rivela essere un vampiro e, dopo aver visto in fotografia l'amata di Hutter, Ellen (Schroder), decide di partire per farla sua.

CONSDIERAZIONI: Ci si trova davanti ad un'icona del cinema delle origini. E' considerato assieme ad Il Gabinetto Del Dottor Caligari (1920) di Robert Weine il padre fondatore del cinema horror. Utilizzando il soggetto di Bram Stocker, debitamente modificato per non incappare in problemi di diritti, Murnau ci presenta la sua personale rilettura del mito del conte-vampiro, diventato qui per l'occasione Orlok, anzichè Dracula. Il fascino della pellicola è indubbio, così come, anche vedendolo oggi, non si può restare indifferenti di fronte alla presenza di Nosferatu, che riesce tutt'ora a spaventare meglio di un horror attuale, dove l'assuefazione da sangue ha annullato i suoi effetti. In Nosferatu Il Vampiro, infatti, non c'è nessuna scena di violenza esplicita così come non si vede mai il vampiro mordere quecuno sul collo. Ma l'effetto è efficacissimo: Schreck si mostra adattissimo al ruolo, ed è in grado di provocare terrore anche solo con lo sguardo. La famosissima scena, tornata poi come clichè, del vampiro che rigidamente riesce a sollevarsi dalla bara in posizione eretta è da manuale. L'espressionismo di Murnau è coerente con la corrente tedesca a lui contemporanea in tutte le forme artistiche; riesce però a creare uno stile tutto personale, innanzitutto preferendo veri scenari agli sfondi di posa, poi dando un taglio particolare alle inquadrature sempre cariche di pathos. Sono moltissime le leggende legate a questo film, cominciando dalla diceria che Nosferatu non fosse in realtà l'attore teatrale Max Schreck, ma lo stesso Murnau, reso irriconoscibile dal trucco. C'era chi sosteneva che Murnau fosse andato personalmente a cercare un vero vampiro tra i Carpazi per interpretare il ruolo, finendo con la più affascinante convinzione (assurda in realtà!) che in realtà Schreck fosse effettivamente un vampiro. Tutte queste dicerie, per quanto accattivanti, sono sempre state utili a creare un alone di mistero dietro una pellicola basata essa stessa sul medesimo.
Nel 1979 il regista Werner Harzog girerà un remake Nosferatu, Principe Della Notte affidando al mitico Klaus Kinski il ruolo che fu di Schreck, rafforzando ulteriormente la fama del film.
Senza ombra di dubbio il film di Murnau è carico di una forza evocatrice che al giorno d'oggi è difficile ritrovare nelle pellicole contemporanee. Al regista tedesco va il merito di essere stato non solo il padre di un genere, ma di aver regalato alla storia del cinema una perla difficilmente sostituibile.

VOTO: 4,5/5

27 Volte In Bianco

Titolo originale: 27 Dresses
Regia: Anne Fletcher
Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna
Nazionalità: USA
Anno: 2008
Durata: 107'
Interpreti principali: Katherine Heigl, James Marsden, Malin Akerman, Edward Burns, Judy Greer
TRAMA: Jane (Heigl) ha sempre amato i matrimoni fin da bambina. Questo l'ha spinta a fare da damigella d'onore e organizzatrice di ben ventisette matrimoni, aspettando che un giorno arrivi il suo momento. Un giorno sua sorella Tess (Akerman), modella in europa, torna a New York e si fidanza proprio con il suo capo, George (Burns), di cui è da sempre innamorata non dichiarata. Da quel momento inizierà la sua crisi. La conoscenza dell'arrogante Kevin Doyle (Marsden), giornalista di matrimoni in cerca di scoop, la terrà un po' impegnata.
CONSIDERAZIONI: Il film della Fletcher non è certamente la più bella commedia mai vista, ma nemmeno la peggiore. Pur risultando abbastanza scontato dall'inizio alla fine, riesce comunque a strappare qualche risata, soprattutto grazie alle battute della Greer. Non c'è nulla di nuovo sulla trama, che resta classica nel semnso più stretto del termine. L'unica differenza che si può notare, rispetto alle altre commedie romantiche sta nella parte finale, dove l'uomo tanto amato, il capo, ora disponibile non si lancia comunque tra le braccia della protagonista, che dopo averla baciata dice di non aver provato nulla, così come lei. Non c'è il rovesciamento dei ruoli insomma. L'attore peggiore risulta forse Madsen, che si adegua fin troppo al personaggio, mantenendo sempre un tono da bello e dannato ad espressione standard, immutata durante tutta la durata del film. Bella scoperta la Heigl, cresciuta nel vivaio di Grey's Anatomy, che, oltre ad essere incantevole, dimostra anche delle buone doti interpretative. Come detto in un intervista rilasciato dalla costumista, era davvero difficile trovare dei vestiti che potessero risultare ridicoli indosso alla Heigl, ex modella dal fisico praticamente perfetto.
Per passare un paio d'ore disimpegnate in allegria, il film è certamente un buon prodotto, che perde di rilevanza nel momento in cui si ricerca originalità narrativa.
VOTO: 2,5/5

giovedì 27 marzo 2008

Patto Con Il Demonio

Titolo originale: Fair Haired Child
Regia: William Malone
Sceneggiatura: Matt Greenberg
Nazionalità: USA, Canada
Anno: 2005
Durata: 60'
Interpreti principali: Lori Petty, Lindsay Pulsipher, Jesse Haddock, William Samples, Walter Phelan
TRAMA: Tara, ragazza emarginata e poco seguita dalla famiglia, viene investita da un furgone. Al suo risveglio trova una strana infermiera che le pone diverse domande. Ma subito si accorge di non essere in un ospedale, ma in una villa isolata vicino ad un lago.
CONSIDERAZIONI: Il film è il nono episodio della prima stagione della serie televisiva Masters Of Horror. Questo Patto Con Il Demonio è forse uno dei migliori capitoli della serie. L'ambientazione clustrofobica e il fascino rappresentato dal nemico per eccellenza crea una tensione di alto livello. Anche la trama è interessante, e il montaggio, che mischia flashback in bianco e nero dal tono un po' surreale, stuzzica l'interesse dello spettatore, curioso di capire gli eventi inizialmente davvero poco chiari. Il finale è forse un po' scontato, ma non per questo perde d'efficacia: è infatti quello che un po' tutti speravano succedesse. Davvero angosciante le creaturina demoniaca che uccide i poveri malcapitati. Il rapporto creato tra i due reclusi in cantina è tenero, e la morte della ragazza non può che dispiacere lo spettatore, ormai convinto che i due ragazzi se la sarebbero cavata al meglio. Malone riesce a non annoiare e a creare un'atmosfera degna di nota.
VOTO: 3/5

Creatura Maligna

Titolo originale: Sick Girl
Regia: Lucky McKee
Sceneggiatura: Sean Hood
Nazionalità: USA, Canada
Anno: 2006
Durata: 60'
Interpreti principali: Angela Bettis, Erin Brown, Jess Hlubik, Marcia Bennett, Mike McKee, Chandra Berg
TRAMA: Ida, studiosa e appassionata di insetti, si innamora di una ragazza, Misty, che staziona tutti i giorni sul posto dove lavora per disegnare. La ragazza, che contraccambia il suo amore, finirà presto per stabilirsi a casa della compagna, che fino a quel momento aveva avuto problemi relazionali a causa della sua ossessione per gli insetti. Un giorno viene inviato a casa di Ida un esemplare particolarmente aggressivo di insetto che, dopo aver ucciso il cane della vicina, punge ad un orecchio Misty.
CONSIDERAZIONI: Il film fa parte della prima serie creata da Mick Garris, Masters Of Horror. I primi tre quarti del film non rispecchiano per nulla il genere: sembra infatti di trovarsi davanti ad una commedia di nuova generazione, dove vengono trattati temi riguardanti la nostra epoca come, in questo caso, l'omosessualità. Se il film fosse rimasto una commedia, sarebbe stato decisamente divertente e carino, ma l'elemento horror che deve ricordare agli spettatori che cosa stanno guardando, non ha molto interesse. Questo ragno gigante che compare, scompare e punge non coinvolge affatto, e la mancanza di scene forti (prima dei 40' circa) fa dimenticare il senso della serie. Ci sono spunti decisamente interessanti, ma più rivolti al tema dell'omosessualità che a quello dell'orrore. La rivelazione finale è sconcertante, e lascia lo spettatore colpito, ma più per il suo significato sociale che per altro: il padre di Misty invia infatti l'insetto ad Ida sperando che la trasformazione mostruosa della donna possa far svanire l'amore di sua figlia per la sua ex studentessa. Lo stesso vale per le vicende che coinvolgono le due ragazze e la bigotta proprietaria di casa, coinvolta che con il loro comportamento "depravato" possano addirittura contaminare la sua povera nipotina, tanto affezionata alla protagonista.
Insomma, il tema sociale la fa da padrona, lasciando in secondo piano la presenza del mostriciattolo che feconda le giovani donne, elemento tra l'altro ormai troppo logorato.
VOTO: 2/5

martedì 25 marzo 2008

La Terribile Storia Di Haeckel

Titolo orginale: Haeckel's Tale
Regia: John McNaughton
Sceneggiatura: Clive Barker, Mick Garris
Nazionalità: USA, Canada
Anno: 2006
Durata: 60'
Interpreti principali: Derek Cecil, Leela Savasta, Tom McBeath, Steve Bacic, Gerard Plunkett, Micki Maunsell, Jon Polito, Pablo Coffey, Warren Kimmer, Jill Morrison
TRAMA: Un uomo di buona famiglia, sopo aver perso la moglie, chiede ad un'anziana donna sospettata di negromanzia di riportare in vita la sua amata. La donna propone prima di raccontargli la storia di Ernst Heackel, giovane studioso di medicina deciso a scoprire il modo per riportare in vita i morti.
CONSIDERAZIONI: Il film fa parte della fortunata serie televisiva patrocinata dal regista Mick Garris, Masters Of Horror. La storia non è per nulla originale, sotto il punto di vista narrativo, ma lo è per alcuni elementi a dir poco squallidi che compaiono al suo interno. Il giovane Heackel (personaggio che ricorda molto il ben più celebre dottor Frankenstein) viene presentato come un arrogante e superbo studente di medicina che si crede superiore alla natura e a Dio, pretendendo di riportare i morti in vita. La sua ostinazione è motivata però (lo si vedrà durante il film) dalla volontà di poter aiutare il padre morente e non solo dalla voglia di dimostrare la superiorità della scienza. L'elemento più squallido del film è senza dubbio la necrofilia esplicita: infatti il regista non si accontenta di farci capire che l'infelice Elise ha rapporti sessuali con il suo precedente marito, amato e ormai defunto, ma ce lo fa vedere in modo insistente: questo, però, non spaventa affatto chi guarda, anzi, crea una situazione per la quale sembra di assistere ad un film necro-erotico, dove degli improbabili morti viventi non si tirano indietro di fronte ad una tanto vogliosa quanto perversa giovincella. L'unica scena di gore seria, non fa battere ciglio, quando il vecchio, secondo marito della bella Elise, viene sbudellato e mangiato dai morti viventi "amici" della donna, che non vogliono interrompere il suo coito. Il finale è decisamente scontato e banale, quasi ridicolo.
Insomma, gli sprazzi positivi di questo film sono quasi inesistenti, coperti da un horror erotico che trasformano l'efficace figura che una volta apparteneva al dottor Vickor Frankenstein in una macchietta praticamente superflua. Le scene madri sono davvero squallide, così come le interpretazioni poco brillanti dei protagonisti.
VOTO: 1/5

lunedì 24 marzo 2008

Desperado

Titolo originale: Desperado
Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura: Felipe Fernandez Del Paso
Nazionalità: USA, Messico
Anno: 1995
Durata: 106'
Interpreti principali: Antonio Banderas, Salma Hayek, Joaquim De Almeida, Cheech Marin, Steve Buscemi, Carlos Gomez, Quentin Tarantino

TRAMA: Messico. El Mariachi (Banderas), talentuoso chitarrista messicano, è alla ricerca di Bucho (De Almeida), criminale sadico e violento, per eliminarlo. Gli uomini di Bucho, infatti ferirono El Mariachi ad una mano ed uccisero la donna che amava. Lo aiuteranno nella sua impresa un amico (Buscemi) e la bella libraia Carolina (Hayek) di cui si innamorerà. Chiunque si metterà sulla strada de El Mariachi farà una brutta fine.

CONSIDERAZIONI: Il film è ufficilamente il sequel de El Mariachi, girato da Rodriguez nel 1992 con soltanto 7.000 dollari di budget. In realtà Desperado è il remake del film precedente. C'è da dire, innanzitutto che non è un film da prendere sul serio, come molti altri nella filmografia di Rodriguez (vedi ad esempio l'ultimo Planet Terror): l'ironia fa da padrona e moltissime scene sono volutamente ridicole. Le acrobazie del protagonista sono esagerate, le situazioni tragi-comiche e i cattivi sono davvero tanto stupidi quanto sfortunati. Impagabile una delle scene finali in cui gli amici del Mariachi utilizzano i foderi delle loro chitarre come mitra o lanciarazzi senza suscitare il minimo stupore sui poveri nemici malcapitati. I dialoghi sono deliranti così come le situazioni. In realtà il bello del film sta proprio nella serietà della trama, che finisce per trasformarsi in un pretesto per le assurde gag dei personaggi. Ottima anche la scena iniziale nel bar (con Buscemi e Marin sopra tutti) così come quella in cui Tarantino racconta una barzelletta che non fa ridere nessuno: ma è proprio questo ad essere divertente. Certo non si può dire che il film abbia spessore, anzi: assume tutti i tratti della parodia, incarnando perfettamente quel genere che viene definito burrito-western. Nel 2003 Rodriguez ha girato anche il terzo capitolo della serie che vede protagonista El Mariachi, C'era Una Volta In Messico, decisamente superiore a Desperado e sempre con Banderas come protagonista; Johnny Depp impreziosisce la pellicola con una divertente interpretazione.

VOTO: 2/5

La Danza Dei Morti

Titolo originale: Dance Of The Dead
Regia: Tobe Hooper
Sceneggiatura: Richard Christian Matheson, Richard Matheson, Mick Garris
Nazionalità: USA, Canada
Anno: 2005
Durata: 60'
Interpreti principali: Jonathan Tucker, Jessica Lowndes, Ryan McDonald, Marilyn Norry, Lucie Guest, Robert Englund, Margot Berner, Sharon Heath, Don MacKay, Karen Austin, Erica Carroll

TRAMA: Un futuro non definito. In seguito ad una contaminazione batteriologica, gli Stati Uniti sono ridotti ad uno stato selvaggio di sopravvivenza, dove violenza, droga e depravazione sono regole fondamentali per vivere.

CONSIDERAZIONI: Il film, episodio della prima serie di Masters Of Horror creata da Mick Garris, è tratto da una short story di Richard Matheson. Lo scenario post apocalittico non è certamente originale, ma trova la sua ragion d'essere nella fusione tra fantascienza (futuro indefinito) e horror (nube batteriologica che muta in esseri mostruosi). Tobe Hooper riesce a fare il suo lavoro in modo elegante e semplice, senza ricercare effetti troppo raffinati, che sarebbero fuori luogo all'interno di una serie horror televisiva che vuole fare il "verso" ai B-movie anni '80. Robert Englund è sempre Nightmare in tutte le occasioni: le movenze e le espressioni non possono tradire la provenienza dell'attore che sembra essere tutt'uno con il personaggio creato da Craven, che gli ha dato la gloria. La recitazione dei protagonisti è abbastanza superficiale e stucchevole. Il finale è abbastanza scontato, anche se rispecchia perfettamente quello che lo spettatore sperava di vedere. Nessuna novità, dunque, ma una riproposizione che mischia elementi provenienti da generi diversi, senza sprofondare mai nel ridicolo. Non è uno dei migliori episodi della serie (Imprint e Cigarette Burns sono dieci volte superiori), ma riesce a raggiungere in modo dignitoso il fine prestabilito.

VOTO: 2,5/5



Onora Il Padre E La Madre

Titolo originale: Before The Devil Knows You're Dead
Regia: Sidney Lumet
Sceneggiatura: Kelly Masterson
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 120'
Interpreti principali: Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Marisa Tomei, Albert Finney, Amy Ryan, Sarah Livingstone
TRAMA: Due fratelli, Andy (Hoffman) ed Hank (Hawke), entrambi con problemi di soldi, decidono di rapinare la gioielleria di famiglia, contando di sistemare i loro problemi senza far del male a nessuno, visto che l'assicurazione avrebbe risarcito il rubato. Ma qualcosa andrà storto.
CONSIDERAZIONI: Sidney Lumet riesce a confezionare un film decisamente complesso: questo non significa, comunque, completamente convincente. Anzi. Il montaggio è molto originale e opta per l'opzione ricostruzione: infatti il film si apre subito con l'evento portante (la rapina) per poi ricostruire con prospettive diverse e salti temporali il pre e post vicenda. Hoffman dimostra, come sempre, di essere un ottimo attore, supportato da un Hawke e una Tomei decisamente di buon livello. Vedendolo così è interessante, ma poi iniziano anche i lati negativi: tempi più che dilatati rendono lo svolgimento troppo pesante; anche il variare dei punti di vista perde talvolta di efficacia di fronte ad una ripetizione costante dello stesso evento. Questo montaggio risulta essere, infatti, un'arma a doppio taglio: vero che l'originalità non manca e lo stile della ricostruzione ha il suo fascino, soprattutto quando viene svolto con classe da un regista navigato; allo stesso tempo, però, l'inizio in medias res sul punto più caldo del film (questo soprattutto nella prima parte) rende gli eventi pre-rapina poco interessanti, mostrando una meticolosità nella ricostruzione che infastidice nel momento in cui c'è poca presa nella narrazione.
Il soggetto è senz'altro di spessore. Nel film i personaggi vengono messi completamente a nudo, mostrando tutti i punti deboli che finiscono per diventare il dramma dei due protagonisti principali. Colpa della società o dell'individuo incapace di rialzarsi in modo pulito? Non c'è dubbio: la colpa è distribuita in parti uguali. L'esasperazione dei due uomini fa perdere loro la consapevolezza che riesce a distinguere il bene dal male, non trovando nel loro gesto nulla di troppo sbagliato. Questo film vuole anche essere prova di quanto le cose possano effettivamente peggiorare anche quando sembrano già irrecuperabili. Poco apprezzabile il finale in cui peggiore dei due soggetti riesce a farla franca; infatti Andy, per quanto possa sembrare il più cattivo, è in realtà quello che si è trovato davanti agli ostacoli più grandi, dovendo sopportare durante l'infanzia le poche attenzioni datogli dai genitori. Per Andy la famiglia non è una cosa così intoccabile, tanto che nel finale solo la sfortuna (o fortuna?) gli impedirà di uccidere il fratello, che nel frattempo ne approfitta per scappare con il bottino. Il padre (interpretato dall'ottimo Finney) finirà per scaricare la sua rabbia solo sul figlio che, in fin dei conti, aveva sempre detestato.
Insomma, il film riesce a salvarsi solo a metà: scelte registiche differenti avrebbero forse potuto dare un valore maggiore ad un soggetto molto elaborato e profondo.
VOTO: 2,5/5

venerdì 21 marzo 2008

Nascita Di Una Nazione

Titolo originale: The Birth Of A Nation
Regia: David Wark Griffith
Sceneggiatura: David Wark Griffith, Thomas F.Dixon Jr, Frank E.Woods
Nazionalità: USA
Anno: 1915
Durata: 180' ca.
Interpreti principali: Lillian Gish, Mae Marsh, Henry B.Walthall, Mary Alden, Miriam Cooper, Ralph Lewis, George Siegmann, Walter Long, Robert Harron, Wallace Reid, Elmer Clifton, Josephine Crowell

TRAMA: La storia degli Stati Uniti, dalla Guerra Di Secessione, all'omicidio di Abrham Lincoln e la successiva Ristrutturazione, vista attraverso le vicende delle due famiglie protagoniste: i Cameron e gli Stoneman.

CONSIDERAZIONI: Il film è una tappa fondamentale per la cinematografia mondiale. Tratto da due racconti del pastore protestante Thomas F.Dixon Jr, The Clansman e The Leopard's Spot, il film di David W.Griffith è portatore di molte innovazioni: sebbene tutte le tecniche, prese singolarmente, furono già utilizzate (vedi ad esempio il primo piano e il montaggio) in altri film, in questo vengono unite ed utilizzate in modo fluido e come strumento di narraizone moderna. Il primo piano, usato prima per impressionare lo spettatore (come fu per La Grande Rapina Al Treno di Edwin S.Porter nel 1903) diventa qui parte intergrante della narrazione, inserendolo con classe all'interno del montaggio. Oltre al primo piano, venne inserito anche il montaggio parallelo, dove contemporaneamente venivano mostrate scene appartenenti a due narrazioni diverse in modo dinamico e lineare, senza provacore nessun salto. La recitazione dei protagonisti è molto teatrale, come del resto lo era in tutti i film muti dell'epoca, considerando che con i gesti e le movenze era necessario trasmettere allo spettatore il senso della scena interpretata. Il film è il primo lungometraggio a superare l'ora di durata, arrivando fino alle tre ore.
Visto oggi, il film risulta, sotto l'aspetto tematico, davvero paradossale. Infatti la forte impronta razzista provoca nello spettatore moderno una sorta di estraneazione dalla realtà narrata. All'epoca la National Association For The Advancement Coloured People protestò per i temi contenuti nel film, che toglievano dignità al popolo afro-americano. Le proteste, infatti, sono molto comprensibili: Griffith (figlio tra l'altro di un ufficiale dell'esercito confederato) mostra quelle che sono le difficoltà post-secessione dipingendo una popolazione nera depravata, avida e ignorante. Questo si può vedere in numerosissime scene nella seconda parte del film, quella riguardante il periodo restaurativo: i neri a congresso bevono alcolici, mangiano e mettono i piedi scalzi sopra il banco; sono sessualmente depravati (un tentativo di stupro portrà la morte di Margaret Cameron); sono violenti e simili alle scimmie nelle movenze. Ma il potere di soggiogare i bianchi gli viene dato proprio da altri bianchi, così corrotti e avidi da servirsi della popolazione afro-americana per ottenere il controllo sullo stato, tradendo i loro "simili" (almeno razzisticamente parlando). La cosa più assurda (sempre vedendola oggi, alla luce storica dei fatti) è l'encomio sull'operato del Ku Klux Klan, diventato in questo film l'organo di giustizia ed controllo (!!!) della pericolosa popolazione nera: la cavalcata, nel finale, delle truppe klaniche per sedare la degenerazione è progenitrice delle numerose galoppate postume di western e film epico-cavallereschi tanto in voga nel cinema contemporaneo.
Sono bellissime anche le scene delle battaglie: superlativi i giochi chiaroscurali durante gli scontri notturni, dove i lampi delle esplosioni illuminano ad intermittenza il campo di battaglia.
Indubbia, quindi, l'importanza del film, che deve andare oltre le tematiche decisamente sorpassate per approdare ad una conoscenza a 360° dell'evoluzione tecnica cinematrografica. Il film è oggi considerato uno dei punti di partenza fondamentali per chi è intenzionato a conoscere approfonditamente l'origine del cinema.
VOTO: 4/5

giovedì 20 marzo 2008

La Terza Madre

Titolo originale: La Terza Madre
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Jace Anderson, Dario Argento, Simona Simonetti, Walter Fasano, Adam Gierasch
Nazionalità: Italia
Anno: 2007
Durata: 98'
Interpreti principali: Asia Argento, Udo Kier, Cristian Solimeno, Moran Atias, Philippe Leroy, Valeria Cavalli, Adam James

TRAMA: Viterbo. Dopo aver rinvenuto casualmente un vecchio scrigno, monsignor Brusca (Leo) lo invia ad un suo ex allievo, Michael Pierce (James), esperto in scienze occulte e magia spiritica. Sarah (Argento), laureanda in archeologia e fidanzata di Michael, e Giselle (Cataldi-Tassoni), studiosa al Museo Di Storia Antica, aprono la scatola risvegliando i seguaci di Mater Lacrimarim (Atias), ultima e più terrbile della famosa triade di streghe, che aspettava soltanto l'occasione per riavere la tunica contenuta nello scrigno e riprendere vita. Da quel momento la forza negativa della strega influisce sugli abitanti di Roma facendoli cadere preda di depravazione e delirio omicida. Soltanto Sarah avrà la possibilità di fermarla.

CONSIDERAZIONI: Il film è l'epilogo della trilogia iniziata nel 1977 con Suspiria e continuata nel 1980 con Inferno, entrambi diretti dal maestro italiano del cinema horror Dario Argento. Questo terzo capitolo è per moltissimi aspetti imbarazzante. L'interpretazione di Asia Argento è davvero sconcertante per incapacità e apaticità. La recitazione della protagonista è infatti quanto di più forzato e poco convincente si possa immaginare. Gli altri attori secondari non sono di certo da meno, offrendo delle performance di bassissimo livello. Purtroppo questo, però, è un problema che affligge il 90% dei film argentiani, che non sembrano capaci di trovare attori all'altezza. La storia è interessante, ma la realizzazione non è di certo ben riuscita. Lo svolgimento è basato sulle deleghe: ogni personaggio del film al quale arriva la povera Sarah, la indirizza da qualche altro che conosce ancora meglio i fatti e così via fino al termine. Le scene splatter non mancano, ma dopotutto stiamo parlando di Dario Argento, uomo che con le scene splatter ha campato trent'anni, diventandone un'icona. Non parliamo poi dell'attrice che interpreta la terribile Mater Lacrimarum, così lontana dal personaggio da creare addirittura un senso di sconcerto nel vederla nei panni di una strega antica (ad esempio sono fuori luogo gli evidentissimi seni rifatti della Atias, abbastanza improbabili per una strega più che secolare). Ci sono molte cose, insomma, che sembrano non essere state affatto pensate durante la realizzazione del film, che appare fin troppo ingenuo. Anche le scene di gore non sconvolgono più di tanto, fatta eccezione per le tre scene che vedono come protagonisti passivi della violenza dei bambini, di cui gli adepti della strega arrivano persino a mangiare gli organi.
Le musiche dello storico collaboratore di Argento, Claudio Simonetti, riescono ad essere uno dei pochi elementi positivi del film. Questo La Terza Madre non è stato per nulla amato dai fan del cinema horror (potete vedere ad esempio http://www.horror.it/index.php?option=com_content&task=view&id=819&Itemid=30), che vedono Dario Argento ormai incapace di tornare ai fasti d'un tempo, anche grazie ai deludenti Non Ho Sonno (2001) e Il Cartaio (2004). Speriamo che almeno il suo ritorno al cinema giallo (è previsto infatti Giallo per il 2008) lo riporti sul giusto binario, cosa che questo ultimo film non ha saputo fare.

VOTO: 0,5/5

lunedì 17 marzo 2008

Non E' Un Paese Per Vecchi

Titolo originale: No Country For Old Men
Regia: Joel e Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel e Ethan Coen
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 122'
Interpreti principali: Josh Brolin, Javier Bardem, Tommy Lee Jones, Woody Harrelson, KellyMcDonald, Garret Dillahunt, Tess Harper, Barry Corbin, Rodger Boyce

TRAMA: Llewelyn Moss (Brolin), cacciatore nel deserto Texano, trova una valigetta contenente 2 milioni di dollari, frutto di uno scambio, finito nel sangue, per una partita di droga tra messicani. Sulle sue tracce si metteranno il killer psicotico Anton Chigurh (Bardem), deciso a recuperare i soldi, e lo sceriffo Ed Tom Bell (Jones), ad un passo dalla pensione ed incapace di adattarsi alla violenza contemporanea. La scia di sangue sarà molto lunga.

CONSIDERAZIONI: Il film, basato sull'omonimo romanzo di Cormac McCarthy è stato l'indiscusso trionfatore dell'80ma celebrazione per gli Oscar. Quattro premi vinti: miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista (Bardem) e miglior sceneggiatura non originale. Per chi vede il film dall'Italia è molto difficile giustificare tutti i premi oscar vinti. Ma per un americano è più che giusto. Infatti, americano, lo è molto anche il fim. I protagonisti sono lo stereotipo del ruolo che incarnano, senza alcuna eccezione: lo sceriffo Bell-Jones è un poliziotto vecchia maniera, cresciuto con gli idoli dei suoi colleghi passati che non avevano neanche bisogno di girare armati, incapace di reagire alla violenza dilagante che investe gli Stati Uniti degli anni '80 (che sono poi degenerati fino ad oggi!), pieno di principi e sentimenti inadatti all'America contemporanea del tempo; Chirugh-Badem è l'emblema della degenerazione: violento, sadico, privo di espressività e schiavo dell'avidità, immagine perfetta di un'America malata e vicina ad un punto di non ritorno; Moss-Brolin rappresenta il ceto medio- basso, anche un po' emarginato, che non può abbandonare la possibilità di cambiare vita, anche a costo di perderla: l'avidità diventa necessaria per la sopravvivenza (non a caso la morte giungerà nel momento in cui cede ai sentimenti). Javier Bardem è davvero bravo ad interpretare il ruolo dello psicopatico, ed è l'unico oscar del film con cui concordo senza riserve. L'ambientazione nel deserto texano, aderente al soggetot originale di McCarthy, riesce a trasmettere le giuste sensazioni: desolazione e tristezza. Il deserto del Texas è location anche per il film di Paul Thomas Anderson, Il Petroliere: i fratelli Coen, infatti raccontano, come una forte esplosione e una nube di fumo nero sullo sfondo abbia rovinato la loro scena. Era infatti l'esplosione del pozzo petrolifero sul set del fim di Anderson, girato in contemporanea a pochi chilometri di distanza.
Una scelta molto discutibile, è la volontà dei Coen di non voler utilizzare alcuna colona sonora, volendo lasciare spazio ai rumori di sottofondo che accrescono la tensione. In realtà questo poteva andare bene in un film molto parlato, cosa che questo Non E' Un Paese Per Vecchi non è di certo. Anzi, durante la prima parte i silenzi sono eterni e l'assenza di musica appesantisce la scena, risultando a tratti troppo noioso.
Sono state mantenute volutamente dai Coen le morti fuori campo, proprio come avviene nel libro di McCharty. Lo scrittore ha anche assistito ad alcune riprese quando il set si era spostato in New Mexico (stato in cui vive), senza mai intralciare il lavoro dei fratelli ora premi oscar.
E' indubbio come il film abbia voluto trattare un tema sociale, come quello della violenza, molto caro al paese d'oltreoceano. Il personaggio dello sceriffo, infatti, è abbastanza superfluo al fine della narrazione, ma non lo è per quello della morale. Sia l'introduzione iniziale, sia il discorso finale con il parente in sedia a rotelle, vogliono esplicitare le sensazioni e il senso di impotenza che prova lo sceriffo Bell, come del resto moltissimi americani, davanti alla società contemporanea violenta e amorale, dove l'esagerzione non porta più ad alcuna reazione, ma solo all'assuefazione. Allo stesso tempo anche Chirugh ha i suoi principi e ideali: quelli della società nuova, per l'appunto, violenta e spietata, avida e senza scrupoli. Ricordiamo comunque, come non tradisca mai una parola data: lo si vede nella scena della moneta con il benzinaio e nell'esecuzione finale per la moglie del defunto Brolin, vittima di un gioco troppo grande per lui. La morte di Brolin può venir vista come metafora di morte della vecchia società, uccisa dall'era contemporanea carica di odio e violenza.
Il film complessivamente è bello ed interessante, soprattutto perchè si presta molto ad un'attenta analisi della società americana. Però, per chi non è americano, gli elementi appaiono a volte estranei ed esagerati, raggiungendo a volte situazioni paradossali. Carina la scena in cui Chirugh-Bardem si medica da solo, che non può non far tornare alla memoria l'autoriparazione dell'androide Terminator nel primo capitolo della saga.

VOTO: 3/5


sabato 15 marzo 2008

Jesus Christ Superstar

Titolo originale: Jesus Christ Superstar
Regia: Norman Jewison
Sceneggiatura: Melvyn Bragg, Norman Jewison
Nazionalità: USA
Anno: 1973
Durata: 108'
Interpreti principali: Ted Neeley, Carl Anderson, Yvonne Elliman, Barry Dennen, Bob Bingham, Larry Marshall, Josh Mostel, Kurt Yaghjian, Paul Thomas

TRAMA: Vengono narrati da un gruppo di hiuppie gli ultimi sette giorni della vita di Cristo, dall'entrata a Gerusalemme fino alla resurrezione.

CONSIDERAZIONI: Quando si parla di Jesus Christ Superstar si può esser certi di avere di fronte un pezzo di storia. Il film, basato sul musical teatrale scritto da Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, dimostra un'originalità quasi unica. Super criticato, e allo stesso tempo amato, questo musical dimostra tutte le qualità necessarie per essere unico nel suo genere, come l'ottimo Rocky Horror Picture Show (1975) diretto da Jim Sharman. Carl Anderson, che interpreta Giuda nel film, ha raggiunto la popolarità ed è diventato un'icona interpretando il suo personaggio, tanto da spingerlo a continuare nel musical teatrale. Tutti gli interpreti dimostrano doti canore di alto livello e la recitazione, anche se spesso sopra le righe, risulta davvero adatta al contesto. Geniale l'inserimento di elementi contemporanei (ovviamente degli anni '70) nell'ambientazione d'epoca, come gli arei, i carri armati e le impalcature, oltre ai costumi molto teatrali e alla scenogafia recuperata da rovine nel deserto. Le musiche sono perfette e l'atmosfera un po' surreale, che a volte fa sorridere, non risulta mai fuori luogo. Inutili le polemiche su una presunta mancanza di rispetto per le scritture e il personaggio di Gesù, atte solo a contrastare un film molto accattivante che, pur ironicamente, riesce a dare una personale interpretazione dei testi biblici senza mai uscire dalla storia-leggenda. Il rock delle canzoni è "sporco" e movimentato; gli hiuppie a volte, soprattutto visti oggi, appaiono un po' pittoreschi: ma sono un elemento fondamentale per il contesto e il senso della pellicola, che voleva (e vuole) avvicinare anche un pubblico giovane a quelli che sono i dogmi di una fede religiosa tra le più diffuse, dimostrando che anche una generazione di "depravati", come venivano considerati una volta i giovani hiuppie dai ben bensanti americani, poteva avere una propria visione su un argomento fondamentale. Quindi non solo sesso e droga... ma di certo molto rock'n'roll.

VOTO: 4,5/5

venerdì 14 marzo 2008

Natural Born Killers

Titolo originale: Natural Born Killers
Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: David Veloz, Richard Rutowski, Oliver Stone
Nazionalità: USA
Anno: 1994
Durata: 122'
Interpreti principali: Woody Harrelson, Juliette Lewis, Robert Downey jr, Tommey Lee Jones, Tom Sizemore


TRAMA: Mickey e Mallory Knox sono due sadici assassini che terrorizzano (e affascinano) l'America con i loro folli omicidi completamente spontanei. Diventeranno gli "idoli del male" di una generazione anche dopo essere stati arrestati. L'epilogo sarà sanguinolento.


CONSIDERAZIONI: IL film è basato su un soggetto di Quentin Tarantino, che non ha risparmiato le polemiche sulla sua realizzazione. Oliver Stone osa, perdendo a tratti la strada. La grafica e il montaggio sono originali e molto particolari, e non nascondono l'influenza tarantiniana. Purtroppo, però, il soggetto è davvero troppo delirante. Dopo la prima metà del film si perde completamente la bussola: i dialoghi diventano pura follia e il plot assurdo e davvero esagerato. L'esplosione di violenza e degenerazione finale sembrano più frutto dell'ingenuità dello screenplay piuttosto che un effetto ricercato. Gli interpreti sono buoni e cercano in tutti i modi di dare un senso ad una sceneggiatura sconclusionata. Il sangue si spreca e le esagerazioni, sopratuttto quelle riguardanti la popolarità mediatica e quasi divina raggiunta, sono davvero troppe.

VOTO: 1,5/5

giovedì 13 marzo 2008

Grindhouse - Planet Terror

Titolo originale: Planet Terror
Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura: Robert Rodriguez
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 105'
Interpreti principali: Rose McGowan, Freddy Rodriguez, Marley Shelton, Josh Brolin, Michael Biehn, Naveen Andrews, Mihael ParksJerili Romeo, Tom Savini, Rebel Rodriguez, Carlos Gallardo, Electra Avellan, Elise Avellan, Quentin Tarantino, Stacy Ferguson, Jeff Fahey, Bruce Willis
TRAMA: In seguito alla diffusione di un gas mutante, la popolazione del Texas (e in seguito di tutti gli Stati Uniti) inizia a trasformarsi in mostruosi zombi cannibali. In questo contesto si intreccieranno le vicende di diversi personaggi: la go go dancer Cherry (McGowan), il misterioso El Wray (Rodriguez), il pazzo dottor Block (Brolin) con la moglie lesbica Dakota (Shelton), lo sceriffo Hague (Biehn) e il pittoresco fratello J.T. (Fahey). Sarà l'inizio di una carneficina.
CONSIDERAZIONI: Questo film è l'altra metà che completa il progetto originale Grindhouse uscito in Italia diviso in due a causa dello scarso successo in terra statunitense. Dopo il pessimo A Prova Di Morte diretto da Tarantino, il film di Rodriguez (in realtà precedente all'altro nel montaggio originale) dimostra un livello decisamente più alto. La riproposizione dello stile Z Movie da drive-in degli anni '70, dove regnavano i film d'exploitation, risulta decisamente riuscita. La violenza esagerata, la carne macinata e la recitazione sempre di cento metri sopra le righe fanno di questo film un parodia seriosa davvero delirante e ben confezionata. I protagonisti non si prendono sul serio, la storia non si prende sul serio e così neanche il regista. Gli effetti speciali sono ben fatti ma volutamente di bassa levatura, proprio per rimarcare l'atmosfera che regnava negli exploitation driveniani. Intepreti decisamente adatti al film. Le scene assurde e ridicole si sprecano, come la serietà con cui il famigerato El Wray cavalca e impenna una minimoto che lo dovrà portare in salvo dagli zombi assassini. Geniale la trovata del fucile al posto della gamba per la bella Cherry.McGowan, che riesce ad essere ironica e mai banale. Fantastico caratterista anche Fahey, che nell'interpretare il suo grigliatore texano J.T. dimostra grandissima espressività e capacità nell'interpretare lo stereotipo.
Rodriguez dirige questo film nel modo giusto, riuscendo a trasmettere l'effetto desiderato, senza mai perdere lo smalto durante la proiezione, cosa che purtroppo Tarantino in A Prova Di Morte non è riuscito a fare. A differenza del precedente, questo Planet Terror ha mantenuto il montaggio americano, riuscendo ad inserire all'inizio anche uno di quei tanto rimpianti fake trailer che dovevano rendere giustizia al prodotto completo.
VOTO: 3/5

martedì 11 marzo 2008

The Guardian - Salvataggio In Mare

Titolo originale: The Guardian
Regia: Andrew Davis
Sceneggiatura: Ron L. Brinkerhoff
Nazionalità: USA
Anno: 2006
Durata: 139'
Interpreti principali: Kevin Costner, Ashton Kutcher, Clancy Brown, Neal McDonough, Melissa Sagemiller, Brian Geraghty, Sela Ward



TRAMA: Ben Randall (Costner), leggendario aero-soccorritore della Guardia Costiera degli Stati Uniti, resta l'unico sopravvissuto di un recupero dopo che anche il suo equipaggio è stato abbattuto dalla tempesta. Traumatizzato e ormai avanti con l'età, accetta suo malgrado di diventare capo istruttore all'accademia di reclutamento. Ritroverà nell' arrogante cadetto Jake Fisher (Kutcher) le caratteristiche che lo avevano contraddistinto a suo tempo.

CONSIDERAZIONI: Ultimamente Kevin Costner fatica a ritrovare lo smalto di un tempo, aiutato certamente dallo scarso rilievo dei film interpretati. Questo The Guardian di Andrew Davis risulta l'imbarazzante brutta copia di Soldato Jane (1997) di Ridley Scott, dove viene però eliminato sia lo spessore politico sia un soggetto che potesse suscitare un qualche interesse (il corpo dei Seals non è la Guardia Costiera!). Nel cinema americano ormai vengono celebrati tutti i corpi statali possibili immaginabili: i film sull'esercito o sui marines si sprecano, ci sono stati i palombari (Men Of Honor del 2000), c'è stata la marina addetta ai sottomarini (Allarme Rosso del 1995), per l'appunto i Seals, l'FBI, la CIA, e, soprattutto dopo l'11 settembre, i pompieri. Ora toccava alla Guardia Costiera. A quando un film sul corpo di maggiordomi che portano le fette biscottate al presidente?
Comunque, celebrazioni a parte, il film non riesce mai a dare quel guizzo d'interesse che forse in molti si aspetterebbero d'avere con un Kevin Costner protagonista. La parte dell'addestramento è carina ma non interessante, mentre i luoghi comuni si sprecano: entrambi i protagonisti segnati dalla disgrazia, i duri addestramenti, le risse da bar e i dialoghi strappalacrime. Il finale era nell'aria già dopo mezz'ora di film. La lunghezza estenuante non aiuta lo aiuta di certo a farsi digerire. I punti positivi poggiano sull'ottima ambientazione (l'Alaska è sempre magnetica) e sulle spettacolari scene di salvataggio.

VOTO: 1,5/5

sabato 8 marzo 2008

Michael Clayton

Titolo originale: Michael Clayton
Regia: Tony Gilroy
Sceneggiatura: Tony Gilroy
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 119'
Interpreti principali: George Clooney, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Sidney Pollack, Michael O'Keefe

TRAMA: Michael Clayton (Clooney) è un brillante avvocato con molti problemi personali. Specialista negli affari "sporchi" interviene per aiutare l'amico Arthur Edens (Wilkinson), avvocato con problemi maniaco depressivi che ha deciso di non proteggere più la United Northfield, azienda della quale gli è stata affidata la difesa, accusata di aver causato la morte di oltre 400 persone per mezzo del loro diserbante. Ma l'amministratrice legale dell'azienda, Karen Crowder (Swinton), è pronta a tutto per non far trapelare la verità sui fatti.

CONSIDRAZIONI: Il film, presentato alla 64a Mostra D'Arte Cinematografica Di Venezia, racconta la storia di un avvocato in crisi privata e lavorativa. Divorziato e con il vizio per il gioco d'azzardo, si ritrova indebitato fino al collo per un mancato affare e costretto a svolgere un lavoro per il quale non si sente più adatto. Clooney veste infatti i panni di un uomo tormentato dalle vicende, incapace di aiutare un amico in difficoltà tanto quanto è incapace di aiutare se stesso ad uscire da una situazione che ormai sembra schiacciarlo senza via d'uscita. Con il procedere del film i toni diventano sempre più cupi e malsani, smascherando quelli che sono i giochi di potere ai quali troppo spesso la legge è costretta a piegarsi. Ma la volontà di riscatto da parte di Clayton riuscirà a fermare la spietata Karen/Swinton.
Il film è lento e a tratti fin troppo macchinoso, ma è indubbia la qualità della trama e della caratterizzazione dei protagonisti. Bravi Clooney e Wilkinson, mentre è un po' inspiegabile l'oscar conferito a Tilda Swinton come miglior attrice non protagonista, considerato il ruolo davvero marginale e poco convincente del personaggio (apparirà forse per un totale complessivo di cinque minuti). Non è la prima volta che il cinema tratta l'argomento dei sotterfugi in campo legale, ma nonostante questo Gilroy riesce a riproporlo con eleganza e coerenza. Vengono mostrate persone che lavorano appositamente per gestire affari poco puliti; organizzazioni atte a coprire e proteggere gli interessi di terzi arrivando anche all'omicidio, se necessario; aziende e studi legali disposti a tutto pur di conservare l'apparenza. Bella l'idea simil-pulp di iniziare in medias res sfruttando poi la ricostruzione a puzzle temporale. Sfruttando un ottimo cast e una buona sceneggiatura, Gilroy riesce a dar vita ad un film dalle mille sfacettature, complesso e articolato, dove la realtà viene messa davanti allo schermo con tutta la sua spietata crudeltà.

VOTO: 3/5

domenica 2 marzo 2008

Suxbad - Tre Menti Sopra Il Pelo

Titolo originale: Superbad
Regia: Greg Mottola
Sceneggiatura: Seth Rogen, Evan Goldberg
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 113'
Interpreti principali: Jonah Hill, Michael Cera, Christopher Mintz-Plasse, Bill Hader, Seth Rogen, Martha McIsaac, Aviva Farber, Emma Stone

TRAMA: Il liceo sta per finire e i tre amici Seth, Evan e Fogell, un po' emarginati dal resto della scuola e osessionati dal sesso, cercano tutte le soluzioni per non arivare vergini al college. L'occasione si presenta quando Jules organizza una festa per il diploma, incaricando i tre ragazzi di procurare gli alcolici per l'evento. Ma da quel momento inizieranno i guai più disparati.

CONSIDERAZIONI: Il film di Greg Mottola, si mostra leggermente superiore ai suoi predecessori di genere, come American Pie. I discorsi sono sempre all'insegna della volgarità gratuita e dell'assurdità più assoluta, ma la caratterizzazione dei personaggi non è del tutto pessima. Ottimi i personaggi dei due poliziotti (uno dei due interpretato dallo sceneggiatore Seth Rogen) completamente svalvolati e diseducativi. I tre ragazzi protagonisti sono abbastanza efficaci, soprattutto il ritardato Fogell, unico che riuscirà ad arrivare più vicino alla meta (il rapporto sessuale... di intende). Simpatica la trovata dei disegni fallici fatti ripetutamente da Seth durante la sua infanzia, che riescono a strappare più di qualche risata, vista l'assurdità della passione. Però, ovviamente, la base resta comune ai film colleggiali, non sfoderando nulla di innovativo all'orizzonte, se non la il velato dubbio che i due protagonisti principali, Seth ed Evan siano in realtà omosessuali, cosa che li spingerebbe ad avere un rapporto così difficile con le donne e il sesso in generale. L'inizio pieno di turpiloquio è davvero esagerato, come terribilmente squallida è la gag in cui Seth viene preso in giro per avere i jeans sporchi di sangue mestruale. Davvero difficile in certi casi tirare avanti, ma tirando le somme non si può essere insoddisfatti al 100%, considerando che forse qualche cosa di divertente, questo film, è riuscito a trasmetterlo.

VOTO: 1,5/5

Sweeney Todd - Il Diabolico Barbiere Di Fleet Street

Titolo originale: Sweeney Todd: The Demon Barber Of Fleet Street
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: John Logan
Nazionalità: USA, Gran Bretagna
Anno: 2007
Durata: 116'
Interpreti principali: Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Timothy Spall, Sasha Baron Cohen, Laura Michelle Kelly, Jamie Campbell Bower, Jayne Wisener, Ed Sanders, Michael N.Harbour
TRAMA: Il barbiere Sweeney Todd (Depp) torna a Londra quindici anni dopo essere stato arrestato e rinchiuso senza giusta causa dal giudice Turpin (Rickman), che si era infatuato di sua moglie. Desideroso di vendetta troverà la complicità della signora Lovelett (Carter), proprietaria di un ristorante e da tempo innamorata del barbiere. Nel frattempo cercherà di aiutare il giovane marinaio Anthony Hope (Bower) a liberare sua figlia Johanna, diventata pupilla/prigioniera del giudice, intenzionato a sposarla.
CONSIDERAZIONI: Il film è basato sul musical di Stephen Sondheim, a sua volta tratto da un romanzo ottocentesco scritto a più mani. Tim Burton come sempre riesce a creare atmosfere uniche e impagabili. L'ambientazione è quanto di più suggestivo si possa immaginare (ricordiamo l'oscar appena vinto per miglior scenografia). Il cast protagonista è brillante e azzeccato: eccezionale Johnny Depp nei panni del sanguinario barbiere ed Helena Bonham Carter come signora Lovelett. Anche Alan Rickman è perfetto come nel ruolo dell'altrettanto cattivo giudice Turpin. Bisogna inoltre considerare il buon livello degli attori nell'interpretare le canzoni del musical: infatti hanno tutti cantato con la propria voce, senza ricorrere al doppiaggio di professionisti. Le espressioni agghiaccianti di Sweeney/Depp colpiscono nel segno, dimostrando ancora una volta quanto l'attore americano sia in grado interpretare ruoli diversi di volta in volta. La storia è avvincente e cupa, come solo le gothic novel inglesi del sette-ottocento sanno fare. Il sangue sgorga a fiumi, ma non spaventa: l'unione con il canto, infatti, crea un effetto grottesco davvero particolare. Colpisce anche il successo improvviso che hanno nei londinesi i pasticci di carne umana della signora Lovelett, inserendo l'elemento cannibalismo in modo elegante e in un certo senso divertente. Simpatica una delle scene iniziali in cui Sweeney Todd, appena arrivato in città, assaggia uno dei pasticci di gatto fatti dall'innamorata signora Lovelett scoprendone il loro pessimo gusto, il tutto accompagnato da una divertente canzone. La parte finale del film è delirante e incisiva. L'effetto a sorpresa è ben fatto e la diabolicità del protagonista (con un Depp davvero superbo) si manifesta in tutta la sua efficacia, con gesti e sguardi terribili.
Purtroppo però ci sono dei punti deboli. Infatti le canzoni del musical sono a volte un po' noiose e ripetitive, come l'interminabile canto per Johanna intonato da Todd e Hope. Cinematograficamente parlando, il musical non è sempre in grado di ricoprire adeguatamente gli spazi, e sovente risulta essere pesante. Ovviamente la colpa può essere solo parzialmente data al regista, considerando che l'unica cosa non completamente riuscita è la sfera musicale, schiava del musical originale e ben lontana (sempre e solo musicalmente parlando) dai livelli raggiunti in opere come Jesus Christ Superstar e The Rocky Horror Picture Show. Inoltre c'è da aggiungere che i personaggi di Anthony e Johanna sono abbastanza superflui e non ben caratterizzati. Mentre la moglie di Sweeney Todd nel finale è funzionale all'andamento della storia, il marinaio e la figlia del barbiere (che tra l'altro lui non riconoscerà mai) sono davvero in più. L'unica utilità che può essere data alla figlia può risiedere in un'interpretazione finale del film, dove l'uomo, accecato dalla vendetta e dalla sete di morte non riesce nemmeno a riconoscere il sangue del suo sangue che tanto disperatmente rimpiangeva. Però ritaglia comunque soltanto due minuti di coerenza.
Complessivamente è un film riuscito per tre quarti. Regia eccezionale, cast azzeccato e atmosfere superbe, che cadono soltanto sotto i colpi di una musica non sempre adeguata. Non è di certo il miglior film del sempre fantastico Tim Burton, che riesce però, sempre e comunque, a fare in modo impeccabile il suo lavoro, lasciando la sua personalissima e indelebile impronta in ogni cosa che esce dal suo smisurato genio.
VOTO: 3,5/5

sabato 1 marzo 2008

Basquiat

Titolo originale: Basquiat
Regia: Julian Schanbel
Sceneggiatura: Julian Schnabel
Nazionalità: USA
Anno: 1996
Durata: 106'
Interpreti principali: Jeffrey Wright, David Bowie, Benicio Del Toro, Gary Oldman, Dennis Hooper, Willelm Dafoe, Christoper Walken, Tatum O'Neal, Courtney Love
Trama: Viene raccontata la breve vita di Jean Michelle Basquiat, pittore morto prematuramente per overdose all'età di 27 anni. La narrazione va dai momenti subito precedenti al successo, fino alla morte dell'amico Andy Warhol.
CONSIDERAZIONI: Il regista Julian Schnabel racconta la storia del pittore newyorkese Basquiat, che fu suo amico nella vita. La prospettiva data dal film racconta indirettamente la situazione artistica che investiva la città di New York durante gli anni '80. Dietro la fiorente produzione di opere d'arte e casa di numerosissimi artisti, si nasconde anche la base della divulgazione artistica ridotta a spietata commercializzazione. In quest'epoca di grandi artisti e mecenate, Basquiat si colloca come primo pittore di colore capace di ritagliarsi una discreta popolarità nella Grande Mela. Purtroppo però la condizione precedente di povertà e sregolatezza (era praticamente ridotto al vagabondaggio e prennemente drogato) non gli permetterà di entrare totalmente all'interno dell'ambiente. Non riuscirà mai ad avere un rapporto buono con i media e con chi cerca di adoperarsi per portarlo al successo, tranne che con l'amico Andy Warhol, suo mecenate e guida. La morte dell'amico infatti lo riporterà nell'abisso della droga dal quale uscirà solo con la morte per overdose.
Il film risulta spesso troppo didascalico e raccontato con un'eccessiva freddezza. Il ritmo a volte (soprattutto all'inizo) è davvero troppo trattenuto. Interessante lo scorcio storico artistico che sta alla base del film di Schnabel. Eccezionale David Bowie nell'interpretare il genio Warhol. Inoltre il cast è davvero stellare e i nomi importanti del cinema non si contano sulle dita della mani. Certamente si poteva fare di meglio, ma non è un film mal riuscito completamente. Bella anche la colonna sonora di John Cale.
VOTO: 2/5