giovedì 28 febbraio 2008

Lo Spaccacuori

Titolo originale: The Heartbreak Kid
Regia: Bobby e Peter Farrelly
Sceneggiatura: Scott Armstrong, Leslie Dixon, Bobby Farrelly, Peter Farrelly, Kevin Barnett
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 116'
Interpreti principali: Ben Stiller, Michelle Monaghan,Malin Akerman, Jerry Stiller, Rob Corddry, Carlos Mencia, Danny R.McBride
TRAMA: Lo scapolone Eddie Cantrow (Stiller) dopo le presisoni del padre e del migliore amico, sposa Lila (Akerman), ragazzo a conosciuta soltanto un mese e mezzo prima. I due si conoscono poco, ed Eddie, durante la luna di miele in Messico, scoprirà com'è veramente la donna che ha sposato. Intanto Eddie si finge single per corteggiare la bella Miranda, conosciuta al villaggio vacanze.
CONSIDERAZIONI: Il film, remake de Il Rompicuori (1972), non si può di certo considerare il massimo della moralità. La simpatia che spinge lo spettatore a parteggiare per Eddie/Stiller è del tutto fuori luogo. Non è lui, infatti la vittima all'interno della storia. Sebbene Lila si scopra essere un'isterica ninfomane, questo non giustifica il comportamento del marito, che senza nessun pudore, non ci pensa due volte a prendersi gioco della moglie e della bella Miranda. Non basta l'elemento "amore" a giustificarlo. La moglie infatti, fino a prova contraria, non si dimostra essere scorretta: paga, come lui, il fatto di avere affianco un partner che non conosce. Il problema nasce dalla poca conoscenza reciproca, causata da un periodo troppo breve passato prima del matrimonio. Il finale è quanto di più scontato si possa immaginare. Stiller, come al solito, riesce a strappare qualche risata, ma non è suficiente. I buchi nella sceneggiatura e la volgarità di alcune scene (vedi la cura per il morso di medusa!) non aiutano di certo il film a decollare. In Italia è passato con il divieto ai minori di 14 anni a causa della volgarità e di alcune scene abbastanza esplicite (comunque un'esagerazione irragionevole da parte della censura). Non c'è nessuna morale e nessun messaggio. Diverte, ma non troppo. Spesso dialoghi e scene sono deliranti e insensati. Stiller questa volta non se la cava con la battuta facile.
VOTO: 1,5/5

mercoledì 27 febbraio 2008

Easy Rider

Titolo orignale: Easy Rider
Regia: Dennis Hooper
Sceneggiatura: Peter Fonda, Dennis Hooper, Terry Southern
Nazionalità: USA
Anno: 1969
Durata: 94'
Interpreti principali: Peter Fonda, Dennis Hooper, Jack Nicholson, Phil Spector

TRAMA: Billy e Wyatt sono due motociclisti che vivono in totale libertà. Viaggeranno verso il profondo sud degli Stati Uniti per raggiungere il carnevale di New Orleans, facendo molti incontri e vivendo situazioni diverse.

CONSIDERAZIONI: Questo film è diventato il simbolo di una generazione. L'epoca in cui fu fatto aveva bisogno di qualcuno che parlasse dell'argomento in modo anche graffiante, talvolta. Il problema di fondo, denunciato nel film, è l'incapacità di un'America, ancora in parte troppo conservatrice soprattutto al sud, di accettare il diverso. Entra in gioco anche la non troppo velata accusa di invidia verso chi non parla soltanto di libertà, ma riesce anche a viverla. Le situazioni in cui in nostri due protagonisti si trovano sono diverse: giungeranno in una comune (guidati da un autosoppista raccolto lungo la strada), verranno arrestati per aver "partecipato" ad una parata senza il permesso (soltanto una scusa per incarcerarli), conosceranno Geroge, avvocato incapace di vivere serenamente nella società di cui si sente prigioniero e verranno bastonati (a morte per quanto riguarda il povero George) da un gruppo di razzisti sudisti. Infine ci sarà l'arrivo a New Orleans, dove conosceranno due prostitute che condivideranno con loro il carnevale e il viaggio allucinato attraverso l'LSD. L'epilogo sarà tragico.
Peter Fonda e Dennis Hooper sono a loro agio nelle vesti dei due giovani liberi, riuscendo a dare spessore ai protagonisti. Fantastica l'interpretazione (come sempre...d'altronde) di Jack Nicholson nei panni dell'avvocato George Hanson.
Il tema della droga viene trattato a 360°, individuando in ogni tipo uno scopo sociale preciso: la cocaina poterà ai due giovani un facile guadagno, la marijuana sarà la loro compagna di vita, mentre l'LSD li porterà ad un viaggio allucinato attraverso i propri incubi.
Ebbe 2 nomination all'oscar per miglior sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista. Vinse il premio opera prima al Festival di Cannes.
Oggi il film mostra tutti gli anni che porta, restando comunque punto fondamentale nel raccontare un perdiodo della storia americana non troppo lontano, fatto di razzismo e pregiudizi.

VOTO: 3,5/5

martedì 26 febbraio 2008

Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo

Titolo originale: One Flew Over The Cockoo's Nest
Regia: Milos Forman
Sceneggiatura: Bo Goldman, Lawrence Hauben
Nazionalita: USA
Anno: 1975
Durata: 133'
Interpreti principali: Jack Nicholson, Louise Fletcher, William Redfield, Michael Barryman, Dean R.Brooks, Danny DeVito, Christopher Lloyd, Philip Roth, Mews Small, Mwako Cumbuka

TRAMA: Arriva all'ospedale psichiatrico di Salem, Oregon, il detenuto Rendal Patrick McMurphy (Nicholson), del quale si sospetta l'infermità mentale. In realtà l'unico motivo per il quale si fa trasportare al manicomio è la poca attitudine alla prigionia. Teneterà di trasformare la vita dei pazienti dell'istituto andando contro alla ferrea disciplina imposta dalla capo infermiera Ratched (Fletcher).

CONSIDERAZIONI: Il film di Milos Forman è tratto dal romanzo di Ken Kesey. Il titolo italiano è un po' fuorviante, in quanto cuckoo (cuculo) in inglese significa anche "pazzo", riferimento che non fa invece parte della nostra lingua. I cinque oscar vinti sono tutti meritati: miglior film, miglior regia (Milos Forman), miglior sceneggiatura non originale, miglior attore protagonista (Nicholson) e miglior attrice protagonista (Fletcher). I temi affrontati dal film sono moltissimi. La dura panoramica sul manicomio viene (almeno nella prima parte) smorzata da un'adeguata e apprezzabile ironia, che vede un Nicholson eccezionale al comando del gruppo di disturbati. La critica verso il sistema psichiatrico dei manicomi è feroce: soprattutto nel finale si vede come l'ospedale psichiatrico non miri assolutamente alla guarigione del paziente, ma soltanto alla sua neutralizzazione. Le sedute di terapia non sono altro che inutili momenti in cui far scagliare i pazienti gli uni contro gli altri, umiliando e deprimendo pubblicamente chi manifesta un problema. Molte delle persone all'interno del manicomio, inoltre, si scoprono essere volontari, quindi non trattenuti con la forza, anche se ormai la permanenza all'interno dell'istituto ha solo peggiorato la situazione. Non può che commuovere il comportamento di McMurphy/Nicholson nel tentativo disperato di far reagire i suoi "amici mentecatti". Ancora una volta, però, la forza del singolo non è sufficiente a sovvertire l'ordine. Anzi, quel singolo lottatore disperato dinirà per essere a sua volta vittima del sistema malato. La morte finale, data a McMurphy dall'indiano che si fingeva sordomuto, è più un regalo che un torto, dopo essere stato ridotto a vegetale da un' inopportuna lobotomia. L'infermiera Fletcher è quanto di più malefico si possa immaginare: un lavoro non certamente facile la trasforma in un mostro senza cuore, che mira soltanto a far rispettare le sue regole mettendo in secondo piano il benessere del reparto.
L'argomento trattato è certamente molto spinoso. La critica al sistema d'igene mentale americano è chiara ed evidente, come è chiara la protesta contro il mancato rispetto dei diritti dell'individuo e verso chi è affetto da disturbi mentali, o più generalmente, il diverso. Forman riesce a confezionare un film efficace e tagliente, alternando momenti di divertente ironia e drammatica commozione.

VOTO: 4/5

SPECIALE OSCAR 2008


Si è tenuta nella notte del 24 febbraio la cerimonia di assegnazione degli Oscar 2008. Hanno trionfato (forse un po' a sorpresa) i fratelli Cohen che con il loro Non E' Un Paese Per Vecchi sono riusciti a portarsi a casa ben quattro statuette, per miglior regia, miglior film, miglior attore non protagonista (Javier Bardem) e miglior sceneggiatura non originale. E' rimasto deluso chi (come me, ad essere sincero) sperava di vedere Johnny Depp attribuirsi la statuetta come miglior attore protagonista, che invece è andata a Daniel Day-Lewis (come era da pronostico) per Il Petroliere, diretto dal giovane Paul Thomas Anderson che non è però riuscito ad aggidicarsi la statuetta di miglior regista e film. La statuetta di miglior attrice protagonista è finita nelle mani di Marion Cotillard (La vie En Rose), che è riuscita a superare così anche la connazionale Cate Blanchett. L'oscar per miglior attrice non protagonista è stato invece attribuito a Tilda Swinton per il ruolo dell'antagonista del buon Clooney nel film di Tony Gilroy, Micheal Clayton. Juno di Jason Reitman è riuscito a portare a casa soltanto l'oscar per miglior sceneggiatura originale, nonostante le quattro nomination, grazie all'ex spogliarellista Diablo Cody. Lo Sweeney Todd: Il Diabolico Barbiere Di Fleet Street di Burton è riuscito ad aggiudicarsi la statuetta per la miglior scenografia grazie al lavoro degli italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo , mentre miglior sonoro, miglior montaggio e miglior montaggio sonoro sono stati assegnati al terzo e ultimo capitolo della saga che vede protagonista Demon/Bourne, The Bourne Ultimatum: Il Ritorno Dello Sciacallo.

Un altro italiano che è riuscito a trionfare è Dario Marianelli, compositore della colonna sonora per il film Espiazione di Joe Wright. Ratatouille ha vinto come miglior film d'animazione, mentre il miglior corto animato è stato giudicato Peter & The Wolf di Suzie Templeton.
Hanno poi vinto Taxi To The Dark Side di Alex Gibney come miglior documentario e Freehed di Cynthia Wade per il miglior cortometraggio documentatio. La statuetta per il miglior trucco è stata vinta da Didier Lavergne e Jan Archibald per la Vie En Rose, mentre quella i migliori effetti speciali al team del film La Bussola D'oro di Chris Weitz. Si sono aggiudicati l'ambito riconoscimento anche Robert Elswit per miglior fotografia (Il Petroliere), Alexandra Byrne per i costumi di Elisabeth: The Golden Age, Philippe Pollet-Villard per miglior cortometraggio (Le Mozart Des Pickpockets) e Falling Slowly di Glen Hansard e Markéta Irglovàz come miglior canzone (Once).
Miglior film straniero è stato giudicato Il Falsario - Operazione Bernhard dell'austriaco Stefan Ruzowitzky. Premio alla carriera a Robert F.Boyle, figura fondamentale dell'art direction.

Resoconto risultati:

4/8 Non E' Un Paese Per Vecchi
3/3 The Bourne Ultimatum - Il Ritorno Dello Sciacallo
2/8 Il Petroliere
2/4 La Vie En Rose
1/7 Espiazione
1/7 Micheal Clayton
1/5 Ratatouille
1/4 Juno
1/3 Sweeney Todd: Il Diabolico Barbiere Di Fleet Street
1/2 Elisabeth: The Golden Age
1/2 La Bussola D'Oro
1/1 Taxi To The Dark Side
1/1 Once
1/1 Mozart Des Pickpockets
1/1 Freehed
1/1 Peter & The Wolf

Arthur E Il Popolo Dei Minimei

Titolo originale: Arthur And The Minimoys
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson
Nazionalità: USA, Francia
Anno: 2006
Durata: 102'
Interpreti principali: Freddie Highmore, Mia Farrow, Penny Balfour, Doug Rand, Madonna (doppiatrice originale), Robert DeNiro (doppiatore originale), Harvey Keitel (doppiatore originale)

TRAMA: Connecticut, 1960. Il piccolo Arthur (Highmore) passa l'estate dalla nonna (Farrow) a causa del continuo assenteismo dei genitori (Balfour e Rand). Quando i debiti dell'anziana signora stanno per portargli via la casa, il bambino decide di cercare il tesoro nascosto dal nonno anni prima. Per farlo dovrà chiedere aiuto al favolistico popolo dei Minimei, piccoli esserini di cui il nonno gli aveva tante volte parlato. Con un particolare incantesimo Arthur diventa un minimeo e inizia la ricerca al fianco della principessa Selenia e del buffo Miro.

CONSIDERAZIONI: Luc Besson porta sullo schermo la trasposizione cinematografica del ciclo letterario per l'infanzia scritto dallo stesso regista. La storia è quanto di più banale si possa immaginare e l'impianto infantile da cui proviene è evidente. Però il regista riesce ugualmente a divertire lo spettatore, con battute brillanti e trovate simpatiche. L'onnipresente Highmore interpreta ancora il ruolo che sembra ormai averlo identificato come bambino buono afflitto dai più disparati problemi esistenziali (ricordiamo il triste ragazzino protagonista di Charlie E La Fabbrica Di Cioccolato burtoniana o lo sfortunatissimo Peter di Neverland).
La prima parte scorre un po' lenta e i luoghi comuni si sprecano: la vecchina piena di debiti che sta per perdere tutto, il bambino coraggioso e tormentato da un'infanzia infelice, il tesoro nascosco e chi più ne ha più ne metta. Ma la seconda parte riesce a prendere lo slancio necessario, infarcendo l'ambientazione animata di spunti molto originali. L'azione non manca e alcuni pesonaggi sono decismanete azzeccati come divertente il simpatico Miro, l'affascinante (seppur odiosa) principessa Selenia, di cui, neanche a dirlo, il nostro Arthur diventa sposo o il re dei minimei che sale sulle spalle di un animaletto per sembrare più autoritario. Spassosa la scena all'interno del locale alternativo, con un simpatico rasta che regala a tutti la bevanda sballante (ovvio riferimento alla cannabis) per cui il posto è rinomato. Il cattivo è abbastanza efficace, anche se non terrible.
Guardando questo film è necesario sempre far presente il contesto dal quale viene. Visto da un adulto non ha certamente la stessa efficacia che può avere su un bambino, ma con un piccolo sforzo si può riuscire a ringiovanire per un paio d'ore, lasciandosi coinvolgere dall'atmosfera favolistica e volutamente piena di cliché di genere. Sono stati annunciati per il 2009 e 2010 due seguiti tratti dalla stessa saga: Arthur E La Vendetta Di Maldazard e Arthur E La Guerra Dei Due Mondi.

VOTO: 2,5/5

giovedì 21 febbraio 2008

Die Hard 4.0 - Vivere O Morire

Titolo originale: Live Free Or Die Hard
Regia: Len Wiseman
Sceneggiatura: Mark Bomback
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 130'
Interpreti principali: Bruce Willis, Timothy Olyphant, Maggie Q, Justin Long, Mary Elisabeth Winstead, Kevin Smith, Cliff Curtis, Jonathan Sadowski, Edoardo Costa

TRAMA: John McClane (Willis) questa volta dovrà vedersela con Thomas Gabriel (Olyphant), terrorista informatico che ha l'intenzione di mettere in ginocchio gli Stati Uniti. Potrà contare sull'aiuto di Matthew Farrell (Long), giovane hacker che ha inconsapevolmente aiutato il terrorista a minacciare il paese.

CONSIDERAZIONI: Il vecchio zio McClane (o forse sarebbe meglio dire nonno!) torna a far danni dopo dodici anni dall'ultimo Die Hard - Duri A Morire diretto da John McTiernan. Il regista di Underworld e Underworld: Evolution ripesca il personaggio del poliziotto newyorkese più duro e casinista d'America. E' abbastanza evidente che più di una reale ispirazione artistica, ha contato molto il fattore commerciale. La storia non è delle più originali: sfodera infatti un non troppo cattivo nemico-terrorista che tanto spaventa gli Stati Uniti nell'era post 11 settembre. Willis è sempre il duro un po' sfortunato che capita sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, come fu per il grattacielo della Nakatomi fin dal primo capitolo della serie, ormai datato 1988. Ma l'ironia e il modo di fare mi piego ma non mi spezzo di Willis-McClane riescono sempre ad essere efficaci. Certo l'episodio mostra le rughe di un protagonista non più giovanissimo e di una storia tutt'altro che fresca. Il fascino però resta indiscutibile per gli amanti della serie (di cui confesso fare parte): impagabili le funamboliche imprese impossibili del protagonista, che in questo episodio, tra le altre mille cose, riesce addirittura ad abbattere un elicottero con un'auto. L'adrenalina non manca, come il ritmo che riesce sempre ad essere serrato. Non brilla certo per innovazione ed inventiva, ma è un film che conserva la sua genuinità anche sopo vent'anni dall'inizio. Willis è sempre impeccabile quando si tratta di distruggere e scherzare; McClane sembra proprio il personaggio tagliato su misura per lui. E si vede.
Purtroppo però non riesce a staccarsi da quella che è la media (sotto l'aspetto della sceneggiatura) dei film d'azione. La tendenza è un po' quella di ubriacare lo spettatore con termini super-tecnologici e concetti incomprensibili per non dover spiegare e giustificare con troppa accuratezza quello che accade, salvando anche eventuali buchi di sceneggiatura. Ma come dire, sarà anche un discorso affettivo, però McCLane resta sempre McClane.

VOTO: 2,5/5

Wolf Creek

Titolo originale: Wolf Creek
Regia: Greg McLean
Sceneggiatura: Greg McLean
Nazionalità: Australia
Anno: 2004
Durata: 99'
Interpreti principali: John Jarratt, Cassandra Magrath, Andy McPhee, Kestie Morassi, Guy Petersen, Nathan Phillips, Gordon Poole, Jenny Starwall, Aaron Sterns

TRAMA: Un ragazzo australiano e due ragazze inglesi partono diretti al parco naturale di Wolf Creek, per vedere uncratere meteorico. Dopo aver visitato il posto, però, scoprono che la macchina non parte. Nella notte un uomo di passaggio con il suo furgone si offre di aiutarli, trainandoli in un posto dove potrà eseguire la riparazione. Ma l'uomo si rivelerà essere uno psicopatico.

CONSIDERAZIONI: Il film si ispira davvero ad una storia vera, come precisa la didascalia d'apertura. Il personaggio dello psicopatico si basa sulla figura di Ivan Milat, famoso assassino che negli anni novanta uccise in Australia molti turisti on the road. Contrariamente al finale del film, l'assassino fu catturato e condannato a scontare l'ergastolo.
La ricostruzione fatta dal regista è interessante (anche se ovviamente rimaneggiata) perchè mostra come una storia reale può davvero avere risvolti che sfociano nelle classiche atmosfere da film horror. La regia è volutamente un po' casereccia (tutta la prima parte è girata con videocamera digitale e luce naturale) e priva di quei filtri ideali che dividono lo spettatore dallo schermo. Il tutto risulta così più realistico. Gli attori non sono molto convincenti, fatta eccezione per John Jarratt, che veste i panni del pazzo Mick. La fotografia è stupenda e le ambientazioni australiane riescono veramente a trasmetterti un forte senso di smarrimento. Gli echi presenti in questo film sono parecchi, come ad esempio Non Aprite Quella Porta. La prima parte è lenta e un po' troppo tirata per le lunghe. Non c'è molta sorpresa nello scoprire che il buon Mick è in realtà un maniaco asassino; le telefonate infatti sono parecchie, come gli sguardi pieni di cattiveria e i modi di fare che nascondono chiaramente un comportamento disturbato. Anche i discorsi fatti dai ragazzi sembrano voler preparare lo spettatore a ciò che succederà in seguito. Il gore è presente ma non in modo predominante.
Ancora una volta la violenza gratuita torna ad essere protagonista di un cinema horror che ultimamente sembra non aver altri spunti.

VOTO: 2/5

mercoledì 20 febbraio 2008

Desperation

Titolo orignale: Desperation
Regia: Mick Garris
Sceneggiatura: Stephen King
Nazionalità: USA
Anno: 2006
Durata: 126'
Interpreti principali: Tom Skerritt, Ron Perlman, Steve Weber, Annabeth Gish

TRAMA: Lo sceriffo dello sperduto paesino Desperation, nel cuore del deserto del Nevada, amministra la giustizia a modo suo, fermando viaggiatori lungo la strada per imprigionarli o ucciderli. I malcapitati scopriranno, però, che tutta la popolazione del paesino è stata sterminata e che non tutto è come sembra. Infatti uno spirito maligno liberatosi anni prima dalle miniere è tornato per vendicarsi di un torto subito.

CONSIDERAZIONI: Basato sul romanzo omonimo di Stephen King del 1996, il è stato fatto in collaborazione tra lo scrittore e l'amico regista Mick Garris per il piccolo schermo. Il risultato non è dei migliori, tenendo comunque conto del bassissimo budget utilizzato, ammontante a soli 12 milioni di dollari. Il film, come spesso accade quando c'è di mezzo la trasposizione di un romanzo kingiano, presenta una prima parte d'effetto e una seconda un po' fiacca. Lo sceriffo Collie, interpretato da un sempre ottimo Perlman, gestisce la situazione per circa un'ora, creando un'atmosfera malata e tesa, dove i fatti fanno restare lo spettatore continuamente sull'attenti. Ma quando entra in gioco la storia dello spirito malvagio e soprattutto l'insopportabile bambino religiosissimo, le scene ridicole iniziano a sprecarsi. Continui riferimenti e insistenze sulla volontà di Dio e sugli aspetti esistenziali umani, appesantiscono ulteriormente una storia che già aveva preso una brutta piega. Con l'aumento dell'azione diminuisce l'interesse verso il film.
Peccato, perchè l'inizio era stato davvero accattivante. Ma, come successe in passato con L'Acchiappasogni di Kasdan, gli eventi e le dinamiche portano a perdere interesse con il passare dei minuti. Si può forse dare la colpa ad una regia troppo televisiva, con continue dissolvenze davvero insopportabili, ma la realtà è che, essendo tratto da un romanzo e sceneggiato dallo stesso autore, evidentemente anche la storia perde d'incisività con lo scorrere del tempo.

VOTO: 2/5

martedì 19 febbraio 2008

Espiazione

Titolo originale: Atonement
Regia: Joe Wright
Sceneggiatura: Christopher Hampton
Nazionalità: Gran Bretagna
Anno: 2007
Durata: 115'
Interpreti principali: Keira Knightley, James McAvoy, Saoirse Ronan, Romola Garai, Vanessa Redgrave, Brenda Blethyn

TRAMA: Inghilterra 1935. In una ricca famiglia inglese, il figlio della serva Robbie (McAvoy) e la figlia maggiore Cecilia si innamorano. Purtroppo però la sorella minore di Cecilia, Briony (Ronan), fraintendendo la situazione e lavorando di immaginazione, causerà danni irreparabili, facendo arrestare Robbie per aver fatto violenza sulla cugina ospite. Seguiranno le vicende dei tre protagonisti durante la seconda guerra mondiale: Robbie e Cecilia cercheranno di riavvicinarsi, mentre Briony cercherà di ricucire le ferite con la sorella e sé stessa.

CONSIDERAZIONI: Tratto dal romanzo di Ian McEwan, è candidato agli Oscar 2008 come miglior film. La prima parte del film è scorrevole e non fa trasparire l'atmosfera pesante che regnerà durante tutta la seconda parte. Lo scenario di guerra è dettagliato e duro. La regia riesce a coinvolgere lo spettatore con salti temporali e cambi di prospettiva. Non si riesce, per quanto Briony sia piccola, a non provare un forte senso di rabbia nei suoi confronti, quando la sua immaginazione troppo fervida e ingenua causa la distruzione dell'amore appena nato fra sua sorella e Robbie. Non è tutto chiaro e scontato. Infatti la storia riesce a svelare i particolari sulle dinamiche emotive di Briony soltanto con lo scorrere del tempo. Non si riesce, infatti, inizialmente a capire che cosa l'abbia realmente spinta a raccontare quella bugia. Fanno pensare ad una gelosia nei confronti della sorella, considerata la cotta che Briony si era presa per Robbie, scoprendo infine che la confessione era davvero stata fatta in buona fede, cosa che le fa riacquistare una sensibile simpatia da parte del pubblico. Voleva soltanto proteggere la sorella. La vera cattiva, se così si può dire, è la cugina, che vergognandosi per la passione provata e consumata con un ospite, reale colpevole del fatto, finisce con l'appoggiare la confessione di Briony. La distanza forzata che viene posta dalla seconda guerra mondiale tra i due amanti, Cecilia e Robbie, rompe le speranze di un pacifico riavvicinamento. Il finto finale dove i due riescono a tornare felici assieme è come una doccia fredda. Vedere nel finale Briony anziana raccontare come realmente sono andate le cose lascia un'amarezza profonda.
L'idea del romanzo come cammino di redenzione è efficace. L'interpretazione è buona e lo svolgimento non è mai troppo pesante. Non si riesce a restare impassibili davanti ai fatti che si susseguono con crudeltà.

VOTO: 3/5

Stardust

Titolo originale: Stardust
Regia: Matthew Vaughn
Sceneggiatura: Jane Goldman, Matthew Vaughn
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 128'
Interpreti principali: Charlie Cox, Claire Danes, Michelle Pfeiffer, Robert DeNiro, Sienna Miller, Ricky Gervais, Peter O'Toole, Nathaniel Parker, Mark Strong, Jason Flemyng
TRAMA: Tristan (Cox) per dimostrare all'amata Victoria (Miller) di essere alla sua altezza, parte alla ricerca della stella cadente vista con lei una notte e finita nel magico mondo di Faerie. Intanto la stella, scesa con le sembianze della bella Yvaine (Danes) indossa il medaglione che il Re di Strongold (O'Toole), in punto di morte, ha fatto perdere nel regno per poterne premiare il ritrovamento con la successione a re di uno dei suoi figli (rimasti soltanto in tre più una sorella di cui si è persa traccia). Anche la strega Lamia ha bisogno della stella Yvaine per poter rimanere giovane. Tutti, per diversi motivi, inizieranno a cercare la stella cadente.
CONSIDERAZIONI: Il film, tratto da un romanzo di Neil Gaiman, inizia fin da subito a mostrare il suo lato peggiore. La storia risulta essere pesante e fin troppo "effetto polpettone". Questo fantasy moderno conta un'innumerevole quantità di personaggi e situazioni che a volte mostrano le sembianze di una banale favola per bambini. I dialoghi sono per lo più assurdi e forzati. L'unico punto a favore di questo film si può riscontrare nell'ironia presente in moltissime situazioni. Bella l'idea dei fratelli fantasmi che stanno sempre assieme a quelli ancora in vita, dialogandoci e condividendo, nel momento della morte, la triste sorte. Ma tutto questo viene sempre fatto con una divertente ironia. Simpatico anche il personaggio interpretato da DeNiro, capitano pirata omosessuale che nasconde all'equipaggio il suo orientamento per paura di perdere la reputazione. Peccato che tutti i pirati lo sappiano e facciano finta di nulla continuando a trattarlo da uomo grezzo e pericoloso. Questo purtroppo non riesce però a dare spessore ad un film insufficiente in tutto il resto. Lo scontro finale con la strega Lamia risulta noioso e privo di verve. L'epilogo è quanto di più scontato si possa immaginare. Buone le ambientazioni e gli effetti speciali, davvero sprecati davanti ad un film di così basso livello. Non riesce mai a catturare con gli avvenimenti. Soltanto qualche risata impedisce di interrompere la visione.
VOTO: 1/5

lunedì 18 febbraio 2008

Le Colline Hanno Gli Occhi 2

Titolo orginale: The Hills Have Eyes
Regia: Martin Weisz
Sceneggiatura: Wes Craven
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 84'
Interpreti principali: Michelle McMillian, Jessica Stroup, Daniella Alonso, Jacob Vargas, Lee Thompson Young

TRAMA: Un gruppo di militari raggiunge il settore 16 nel deserto del Nevada per compiere una missione di rifornimento ad un accampamento scientifico dell'esercito. Una volta giunti sul posto non trovano nessuno. Dopo una trasmissione alquanto confusa via radio capiscono che la missione è ora di salvataggio e soccorso. Il gruppo di scienziati è, infatti, stato attaccato dalla comunità di mutanti che due anni prima aveva sterminato una famiglia.

CONSIDERAZIONI: Questo film, pur essendo scritto da Wes Craven, è totalmente scollegato all'originale The Hills Have Eyes II del 1985 (inedito in Italia) diretto dal regista americano. Martin Weisz non riesce ad eguagliare l'atmosfera del primo remake diretto da Aja. L'inserimento dell'esercito all'interno del film, banalizza ulteriormente quello che è uno schema già visto. Fatti e personaggi sono calchi di ciò che si è visto nel precedente film. Anche in questo caso infatti, è presente il pacifista (pur essendo un militare!), come era il personaggio interpretato da Stanford nel 2006, la donna stuprata nell'intendo di continuare la specie e il "mostro" buono che non concorda con ciò che la sua specie sta facendo a degli innocenti. Insomma, cambiano i protagonisti, ma le dinamiche restano analoghe. La storia, inoltre, perde quella graffiante polemica politica che si sentiva fortemente presente nel primo. L'unico elemento più inquietante in questo sequel è l'ambientazione claustrofobica: infatti i protagonisti passeranno la seconda parte del film a vagare tra le oscure miniere abitate dai mutanti cannibali, tra un combattimento e un raccapricciante ritrovamento (ovviamente dei colleghi ormai spirati). Le scene di gore aumentano e la violenza iventa davvero gratuita. Esagerata anche la resistenza alla morte attribuita a questi mostri dalla tempra quasi impeccabile. Le interpretazioni sono un po' fiacche e non si riesce a vedere nessun guizzo di originalità. Solo per chi ha amato la serie.

VOTO: 1,5/5

domenica 17 febbraio 2008

Dreamgirls

Titolo originale: Dreamgirls
Regia: Bill Condon
Sceneggiature: Bill Condon
Nazionalità: USA
Anno: 2006
Durata: 131'
Interpreti principali: Jamie Foxx, Eddie Murphy, Danny Glover, Jennifer Hudson, Beyoncè Knowels, Anika Noni Rose, Keith Robinson, Sharon Leal, Hinton Battle

TRAMA: Viene mostrato il percorso verso il successo delle Dreamettes, trio di cantanti afroamericane nel periodo che va dagli anni sessanta ai settanta, attraverso gloria, avidità e compromessi.

CONSIDERAZIONI: Il film si basa sull'omonimo musical di Broadway ispirato alla storia delle Supremes, gruppo nel quale cantava la famosa Diana Ross. Sono molte le considerazioni da fare. Innanzitutto viene mostrato con, purtroppo, triste realismo quelli che sono i meccanismi legati al business musicale, e a come questo è peggiorato con il passare degli anni e la commercializzazione di massa. Il personaggio interpretato dal bravissimo Foxx, innovativo talent manager con la volontà di deghettizzare la musica finirà per diventare un avido uomo d'affari pronto a sacrificare arte e moralità in nome del dio dollaro. Anche le dinamiche all'interno del trio cambiano cambiano quando i soldi e l'amore si intrometton per minare il loro rapporto. Effie, pur allontanata dal gruppo, riuscirà a riguadagnarsi la fama con un elemento insostituibile: la purezza; mentre il trio, ormai monopolizzato dall'avidissimo Curts, inizia a sfaldarsi, sprofondando in abisso senza ritorno. Simpatico e allo stesso tempo drammatico il personaggio di Jimmy Early, interpreatato magistralmente da uno strepitoso Murphy, che dopo aver avuto la gloria negli anni '50 non è più in grado di adattarsi ad un mondo musicale profondamente cambiato al quale non sente più di appartenere. Questo, purproppo lo porterà ad un fatale declino per mano della droga, unica consolazione rimasta.
Il cast è stellare. Le interpretazioni vocali sono di ottimo livello, Beyoncé e la Hudson su tutti. Due gli Oscar ottenuti: miglior sonoro e miglior attrice non protagonista (proprio la Hudson).
Il mondo della musica viene messo completamente a nudo, mostrando quelle che sono le dinamiche, tutt'ora in vigore, che portano al successo. Ogni punto debole dell'avversario viene usato per portare l'acqua al proprio mulino. Ogni occasione per guadagnare, anche se a spese altrui, diventa lecita. Fortunatamente, come si può vedere nel film, non sono tutti disposti a stare al gioco.
Un film di spessore che non ha paura di addentrarsi in uno dei mondi più sporchi dello spettacolo.

VOTO: 3,5/5

sabato 16 febbraio 2008

1997: Fuga Da New York

Titolo originale: Escape Form New York
Regia: John Carpenter
Sceneggiatura: John Carpenter, Nick Castle
Nazionalità: USA
Anno: 1981
Durata: 99'
Interpreti principali: Kurt Russell, Lee Van Cleef, Ernest Borgnine, Donald Pleasence, Isaac Hayes, Season Hubley, Harry Dean Stanton, Adrienne Barbeau, Tom Atkins, Charles Cyphers, Nancy Stephens

TRAMA: Nel 1988 l'alto tasso di criminalità negli Stati Uuiti spinge il governo a fare dell'intera città di New York un carcere di massima sicurezza, dove i reclusi vivono divisi in gruppi, rispondendo alla legge del più forte, pur essendo continuamente sorvegliati dalle forze di polizia. Nel 1997 l'AirForce One, che sta portando il presidente ad un importante riunione, viene fatto cadere su New York. Spetterà al detenuto Jena Plissken (Russell) riportare in salvo il presidente rapito da una banda di detenuti, per avere in cambio la libertà.

CONSIDERAZIONI: Carpenter riesce sempre a colpire nel segno. L'atmosfera del film è indovinata e originale. L'idea di far diventare New York un grosso quartiere penitenziario risulta essere efficace e gli attori scelti riescono a dar spessore ai loro ruoli. Kurt Russell interpreta magistralmente la parte del duro Plissken, chiamato Jena, rendendosi protagonista indiscusso del film. La cosa più interessante risulta essere la trasposizione delle meccaniche sociali all'interno del penitenziario. I detenuti si organizzano in bande, dove la legge torna ad essere un po' quella dello stato di natura, con il più forte in testa. Le dinamiche ricalcano l'idea del darwinismo sociale, dove chi è furbo, e quindi in grado di prevalere sugli altri, riesce ad avere la meglio e continuare la sua vita, mentre i deboli sono destinati ad essere schiavi o addirittura a morire. Il personaggio del Duca propone proprio quell'ideale di perfetto animale darwiniano, mentre quello di Mente rappresenta la parte assoggetta che riesce a fare di necessitèà virtù, pur covando dentro di sè il desiderio di rivolta.
Anche presentando delle evidenti (e necessarie) scene leggere, dove l'azione diventa motore principale, si può definire 1997: Fuga Da New York come uno dei film più adulti del regista americano, dove i contenuti apparentemente superficiali nascondono una feroce critica alla società, rea, troppo spesso, di rimettere in luce quella che è dinamica del darwinismo sociale, teoria che nel XX secolo dovrebbe essere ampiamente superata.
Carino anche il finale del film, che però non riesce ad avere un reale colpo di scena. In moltissimi, infatti, si aspettavano un colpo basso da Jena Plissken che, pur dovendo essere un detenuto, mostrava qualità morali maggiori rispetto a chi, in questo, avrebbe dovuto eccellere, come, ad esempio, il presidente degli Stati Uniti D'America.

VOTO: 3,5/5

giovedì 14 febbraio 2008

Un'Impresa Da Dio

Titolo originale: Evan Almighty
Regia: Tom Shadyac
Sceneggiatura: Steve Oedekerk
Nazionalità: USA
Anno: 2007
Durata: 90'
Interpreti principali: Steve Carell, Morgan Freeman, John Goodman, Lauren Graham

TRAMA: Evan Baxter (Carell), annunciatore televisivo appena nominato al congresso degli Stati Uniti, si trasferisce con moglie (Graham) e figli a New York. Un giorno riceve la visista di Dio (Freeman) che lo spinge a costruire un'arca, come fece Noè nella Genesi. Inizialmente incredulo si convincerà della sua missione.

CONSIDERAZIONI: Il titolo allude certamente all'impresa che lo spettatore deve riuscire a compiere arrivando al termine dei novanta minuti. Il film è totalmente delirante, i dialoghi sono vuoti e la coerenza di certo non è di casa. L'appena eletto deputato non fa più di tanta resistenza davanti alla richiesta assurda (quanti di voi avrebbero ceduto subito?) di un uomo che si spaccia per Dio. Infatti inizialmente non crede affatto che sia veramente Dio, ma questo non lo sembra colpire particolarmente nemmeno nel momento in cui si rende conto di chi ha realmente davanti. L'assurdità di alcune scene avrebbe tranquillamente potuto fare coppia con un buon film del rimpianto Fantozzi: uccelli che volano dentro un ufficio al Campidoglio (senza creare particolare scompiglio!), animali che aiutano il Noè di New York o un deputato al congresso che si presenta vestito da epoca greco-romana prendendosi soltanto una sospensione. Insomma, ce n'è per tutti i gusti. Però, bisogna riconoscergli la capacità di strappare qualche sorriso. E questo è certamente un merito.
Questo secondo capitolo che vede Morgan Freeman negli improbabili panni di Dio, non riesce ad essere all'altezza del primo. Jim Carry, nel precedente Una Settimana Da Dio (2003), era decisamente più brillante di un Carell addirittura ridicolo nei panni del salvatore di anime. La storia era molto più interessante e le scene più divertenti. Tom Shadyac, regista anche del primo capitolo, non riesce ad eguagliare quello che era stato un buon inizio.

VOTO: 1/5

martedì 12 febbraio 2008

Zucker... Come Diventare Ebreo In Sette Giorni

Titolo originale: Alles Auf Zucker!
Regia: Dani Levy
Sceneggiatura: Holger Franke, Dani Levy
Nazionalità: Germania
Anno: 2004
Durata: 90'
Interpreti principali: Henry Hubchen, Udo Samel, Hannelore Elsner, Golda Tencer

TRAMA: Jacob Zuckermann, chiamato Jaekie Zucker, è un giocatore d'azzardo fallito, con una famglia allo sfascio e un conto completamente in rosso, al punto di essere sul punto di finire in galera per debiti. Quando riesce ad iscriversi ad un prestigioso torneo di biliardo, arriva un telegramma del fratello, ebreo ortodosso che non vede da quarant'anni, che glia annuncia la morte della madre. L'intenzione della donna di essere sepolya a Berlino, dove Jacob abita, porta l'unione delle due famiglie, costrette ad una riappacificazione per ottenere la tanto ambita eredità. Non sarà affatto semplice.

CONSIDERAZIONI: Questa commedia nera firmata Devy, riesce a convincere ma non a coinvolgere completamente. L'idea è simpatica, ma il ritmo appare a volte davvero troppo lento. La simpatia del protagonista è la vera colonna portante del film, anche se i famigliari che lo affiancano, con le loro stranezze, non sono da meno. Belle le scene in cui si vedono le reazioni della famiglia ebrea ortodossa (soprattutto quelle di Joshua, il figlio più conservatore) davanti ai comportamenti della famiglia di Jacob, che, contrariamente alla tradizione, non ha mai voluto sapere nulla dell'ebraismo. La figura che entrambi i fratelli fanno non è delle migliori. Infatti pur non sopportandosi sono disposti a scendere a patti per ottenere l'eredità. Questo diventerà infine soltanto un espediente per riconciliare una famiglia divisa da troppo tempo.
Davy ironizza sull'ebraismo, argomento molto azzardato in terra tedesca. Infatti in alcuni momenti sembra non voler andare a fondo, quasi per paura di esagerare. Fantastici gli intercci che si scoprono nel corso del film. Ad esempio si scopre che la figlia di Jacob non solo è lesbica, ma ha una figlia avuta con Joshua, suo cugino, in passato. Ugualmente Thomas, l'altro figlio di Jacob, avrà una relazione con la figlia dello zio. Elementi davvero deliranti, che a tratti riescono a dare un tono simpatico alla commedia. Purtroppo non sempre sono sufficienti a tenere in piedi lo svolgimento.

VOTO: 2,5/5

Le Colline Hanno Gli Occhi

Titolo orignale: The Hills Have Eyes
Regia: Alexandre Aja
Sceneggiatura: Alexandre Aja, Gregory Lavasseur
Nazionalità: USA
Anno: 2006
Durata: 107'
Interpreti principali: Aaron Stanford, Ted Levine, Kathleen Quinlan, Vinessa Show, Emilie de Ravin, Dan Byrd

TRAMA: Una famiglia americana è in viaggio verso San Diego, California. Decidono di passare attraverso il deserto del Nevada per ammirare il paesaggio, ma sviati da uno strano benzinaio, finiranno tra le mani di un gruppo di uomini deformi e cannibali, frutto delle mutazioni genetiche dovute agli esperimenti nucleari compiuti dal governo americano negli anni '50.

CONSIDERAZIONI: Il film di Aja è il remake dell'omonimo film di Wes Craven del 1977. Craven qui si propone anche in veste di produttore. L'analisi sociale presente nel film è evidente. Il governo, come detto all'inizio, non si è preso la responsabilità delle mutazioni causate dagli esperimenti, ed ha, anzi, cercato di eliminare le prove, facendo saltare le miniere dove i "mutanti" si erano rintanati. La mutazione fisica ha portato questa società, abbandonata a sé stessa, a deviare anche sotto l'aspetto comportamentale, provando un odio profondo verso gli uomini cosidetti normali. L'abbandono e la necessità di sopravvivere li ha portati anche al cannibalismo, dovuto alla mancanza di risorse alimentari. La famiglia americana presa di mira, incarna gli Stati Uniti stessi, verso i quali il gruppo mutante prova rancore. Ma la reazione da parte dei perseguitati diventerà atroce, e si aprirà una vera e propria guerriglia tra i due gruppi. Così, anche la pura famiglia dell'american dream, nel momento in cui la lotta alla sopravvivenza diventa necessaria, finirà per diventare simile a coloro che li perseguitano. La ragazza mutante del finale, rappresenta l'eccezione che conferma la regola, dimostrando che non necessariamente tutti gli appartenenti allo stesso gruppo condividono gli stessi modi di operare.
Il film è molto violento e l'alto tasso di gore non manca di certo. Buone le interpretazioni principali, tra i quali spicca un ispirato Stanford, vero uomo immortale della situazione. La prima parte è forse eccessivamente rallentata, mentre nella secondà metà non lascia un attimo di tregua.
Con un seguito nel 2007, Le Colline Hanno Gli Occhi 2.

VOTO: 2,5/5

lunedì 11 febbraio 2008

La Casa Del Diavolo

Titolo originale: The Devil's Rejects
Regia: Rob Zombie
Sceneggiatura: Rob Zombie
Nazionalità: USA, Germania
Anno: 2005
Durata: 109'
Interpreti principali: Sid Haig, Bill Moseley, Sheri Moon Zombie, William Forsythe, Ken Foree, Leslie Easterbrook, Matthew McGrory

TRAMA: La fattoria dove vive la famiglia Firefly, soprannominata dai media locali "I Reietti Del Diavolo", viene assediata dalla polizia. Dopo una sanguinosa sparatoria, Otis (Moseley) e sua sorella Baby (Moon Zombie) riescono a fuggire, mentre madre Firefly viene catturata. I due inizieranno la fuga attraverso il Texas assieme al padre, il clown Captain Spaulding (Haig), inseguiti dal tenace sceriffo Wydell (Forsythe), fratello di una delle vittime della famiglia.

CONSIDERAZIONI: A due anni dal precedente La Casa Dei 1000 Corpi (2003), Rob Zombie riesce a confezionare un seguito per nulla inferiore al primo. Il genere cambia di molto: l'ambientazione claustrofobica di casa Firefly viene sostituita dalle deserte campagne texane, la regia a collage diventa lineare ma ugualmente efficace. Molti dei classici elementi del cinema horror vengono persi, lasciando spazio alla fuga on the road protagonisti. Si fondono così horror e thriller polizesco, dove il buon poliziotto è intento a inseguire gli spietat criminali. Ma dopo la prima metà del film i ruoli finiscono quasi per ribaltarsi. Lo sceriffo infatti cede alla parte sadica e vendicativa, animata dalla volontà di riscattare la morte del fratello, l'agente morto nel primo film per di madre Firefly. Le scene dure non mancano, anche se la dose di sadismo scende per lasciare più spazio alla caratterizzazione individuale dei pazzi protagonisti, che si riscoprono anche simpatici, con battute dal tono brillante e siparietti ironici molto divertenti, come la scena nel furgone, dove Baby e padre insistono per avere un gelato. Nel finale del film Zombie riesce addirttura a farti dispiacere per la morte della famiglia, con commoventi flashback che ricordano i momenti felici della loro vita.
Rob Zombie riesce ancora una volta a stupire, regalando un lavoro che davvero pochi registi di genere, in questo momento, riuscirebbero ad eguagliare. Molte le citazioni (palesi o non) anche in queto film. Come non ricordare il celebre inseguimento con tanto d'accetta operato da Jack Nicholson nel famosissimo Shining di Kubrick, quando lo sceriffo rincorre una Sheri Moon incastrata nel labirintico recinto di mucche? O il suicidio di Thelma e Louise con il salto nel vuoto in auto, accetazione del proprio destino, simile a quello che la famiglia Firefly decide di compiere facenosi crivellare di colpi dal blocco di polizia? Vengono espilicitati inoltre i riferimenti al cinema dei fratelli Marx, dai quali sono tratti i nomi dei membri della famglia.
Ancora una volta Haig appare saperbo nel'interpretazione del Capitano Spaulding, ma non è il solo. Tutto il cast in questo film appare particolarmente ispirato.
Giunge così il secondo ottimo lavoro compiuto dall'ex metallaro Rob Zombie, che avrebbe fatto, a mio parere, un torto al genere horror se non si fosse dato a questo mestiere.

VOTO: 3,5/5

domenica 10 febbraio 2008

Cloverfield

Titolo originale: Cloverfield
Regia: Matt Reeves
Sceneggiatura: Drew Goddard
Nazionalità: USA
Anno: 2008
Durata: 85'
Interpreti principali: Matthew Stahl-David, T.J. Miller, Jessica Lucas, Odette Yustman, Lizzy Caplan, Mike Vogel

TRAMA: Un gruppo di amici organizza una festa a sorpresa per Rob (Stahl-David), pronto a partire per il Giappone per motivi di lavoro. La festa viene interrotta da un'apparente scossa di terremoto, che causa un blackout nella città. Presto si renderanno conto che New York è stata presa di mira da un mostro che inizierà a distruggere ogni cosa.

CONSIDERAZIONI: La curiosità avrà spinto come me molte persone a vedere questo film. Il bombardamento mediatico e annunciato come fenomeno negli USA, non possono che portarti al cinema. Ma le considerazioni da fare sono molte. Innanzitutto, sapendo che in questo film c'era lo zampino dell'ormai onnipresente J.J. Abrams (produttore tra l'altro anche del guardatissimo LOST), ci si poteva aspettare qualcosa di più suggerito e meno esplicito. Da rimodernamento della celebre leggenda di Gozilla, mi aspettavo qualcosa di più celato, non pensavo, di certo, di vedermi davanti in dettaglio un mostro costruito, nemmeno troppo bene, dalla computer grafica. Speravo che la presenza del mostro fosse soltanto intravista, non palesata. Speravo che il terrore fosse dato dall'immaginazione, non dalla constatazione. Purtroppo non è stato così. L'idea poteva portare ad un buon risultato. La ripresa della regia amatoriale in soggettiva (tanto cara al famoso, e decisamente meglio riucito, The Blair Witch Project) poteva dare una marcia in più a questa fuga impazzita da un mostro non visibile. Invece in queste circostanze diventa un'assurdità. Ma poi, chi è che continuerebbe a filmare dopo che un mostro ti ha quasi ucciso affondando il ponte di Brooklyn, ha ucciso uno dei tuoi migliori amici, e continua a farti fuggire tra una pripezia e l'altra? Nessuno. Questa infatti è una delle tante contraddizioni del film. Brutta anche la strizzatina d'occhio ad Alien, con una ragazza che, dopo essere stata morsa da un piccolo di mostro (altra cosa deprimente), esplode letteralmente. Però, non si può soltanto guardare ciò che di negativo c'è stato. La prima parte del film, quando il mostro non si vedeva ancora, riusciva a coinvolgerti, rendendoti partecipe dell'ansia confusionale che i protagonisti e tutta la città stavano vivendo. E' riuscito in un certo senso a farti simpatizzare e solidarizzare con i giovani fuggitivi. Non si poteva non condividere il desiderio di Rob di cercare di salvare la sua amata intrappolata tra le macerie di un palazzo, pur rendendosi conto che poteva essere una follia. Questo, ovviamente, non è sufficiente a fare di questo film un buon film, ma permette anche di salvarlo da una brutta caduta (soltanto tecnicamente, comunque, considerati gli stratosferici incassi al botteghino). L'idea era buona e poteva esserlo anche il risultato finale, ma non ha saputo sfruttare quello che sapientemente era riuscito a fare The Blair Witch Project: terrorizzare senza esplicitare.

VOTO: 2/5

venerdì 8 febbraio 2008

La Casa Dei 1000 Corpi

Titolo originale: House Of 1000 Corpses
Regia: Rob Zombie
Sceneggiatura: Rob Zombie
Nazionalità: USA
Anno: 2003
Durata: 89'
Interpreti principali: Sid Haig, Bill Moseley, Sheri Moon, Chris Hardwick, Erin Daniels, Matthew McGrory, Karen Black

TRAMA: Un gruppo di ragazzi girovaga tra le campagne del Texas alla ricerca di posti bizzarri da recensire su una guida da loro progettata. Si imbattono nell' autogrill dell'eccentrico Capitan Spaulding (Haig), dove, dopo aver fatto un giro nel suo "Museum Of Monsters And Madmen" vengono a conscenza della leggenda del dottor Satana, pazzo scienziato assassino del passato, che, dopo essere stato impiccato, scomparve nel nulla. Incuriositi dalla storia, si fanno dire il punto preciso dove è stato impiccato, con l'intenzione di raggiungere il luogo. Lungo la strada troveranno una ragazza a fare l'autostop (Moon) che li condurrà dalla sua famiglia molto particolare.

CONSIDERAZIONI: Rob Zombie, ex leader del gruppo industrial metal White Zombie, esordisce qui come regista e sceneggatore. E lo fa con una classe invidiabile. Il film è deliante e malato, ma è proprio questo risultare punto forte de La Casa Dai 1000 Corpi. Il gore non si spreca e la situazione ricorda molto quella creata da Tobe Hooper nell'eccezionale Non Aprite Quella Porta del 1974. La famiglia protagonist è completamente pazza e sadica: non risparmia nessuno dei loro malaugurati ospiti. Otis ha la fissa della mutilazione creativa, mentre Baby appare totalmente squilibrata. Zombie riesce a ubriacare lo spettatore con un senso di inquietudine e squallore, curato da efficacissimi effetti visivi ottenuti con particolari filtri di luce e da una scenografa decisamente disturbante. La regia è innovativa e l'impatto visivo è devastante. Terribilmente inquietante la parte finale nel sottosuolo, dove il vecchissimo dottor Satana, ancora operativo, continua i suoi esperimenti in quella che ormai è dientata una fabbrica di esseri mostruosi.
Che dire: Zombie inizia e sfonda. Ma lo fa ad un livello decisamente alto, pur non trovando inizialmete molti cori d'approvazione da parte della critica. Travagliatissima la fase di distribuzione, che ha visto impegnato per tre anni il regista alla ricerca di un nulla osta dopo il ritiro all'ultmio momento della Universal he temeva il pesante divieto della MPAA.
Anche Sheri Moon, moglie del regita, appare al suo debutto come attrice. Ottima l'interpretazione di Haig che stupisce con il suo clown sadico. Il personaggio di Tiny ricorda, tolta la ferocia, al terribile Leatherface del film di Hooper.

VOTO: 3,5/5

Boogie Nights - L'Altra Hollywood

Titolo originale: Boogie Nights
Regia: Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Nazionalità: USA
Anno: 1997
Durata: 155'
Interpreti principali: Mark Walhberg, Julianne Moore, Burt Reynolds, John C. Reilly, Heather Graham, Don Cheadle, Luis Guzmàn, Philip Seymour Hoffman, William H. Macy, Thomas Jane, Alfred Molina
TRAMA: 1977. Eddie Addams (Walhberg) è un comune ragazzo di periferia, che come unica qualità ha quella di essere superdotato e bravo nell'arte amatoria. Insoddisfatto del rapporto con la famiglia e pieno di ambizioni, trova nel regista di film hard Jack Horner (Reynolds) il trampolino di lancio per il futuro. Come arriva il successo dei primi periodi, arriveranno i problemi e le crisi legate agli anni '80
CONSIDERAZIONI: Anderson ci propone in questo film un obiettivo super partes sulla Hollywood minore, guardando la vita che fa un gruppo di artisti, molto simili ad una famiglia, nel passaggio dalla hippie generation alla decadenza degli anni '80. Burt Reynolds interpreta magistralmente un regista di film porno che è riuscito a costruirsi una posizione in quello che è considerato il cinema di serie Z, e che continua lavoro dopo lavoro a cercare qualcosa che lo possa elevare a regista da icordare ai posteri senza rendersi realmente conto di quello che il suo genere produce. Sognatore e legato a certi valori artistici (rifiuterà inizilmente, infatti, di produrre in cassetta) riuscirà a mettere i piedi per terra soltanto verso la fine. Stesso discorso può essere fatto per il protagonista, troppo ambizioso e orgoglioso per poter fronteggiarela sua inevitabile caduta sopo anni di successo, sull'onda della droga e della dissipatezza mondana. Più teneri i personaggi femminili, dove Julianne Moore riece a dare spessore ad una madre, privata del figlio dall'ex marito, che per vivere recita in film hard di Honer (anche suo compagno), tra una pista di coca e l'altra. Oppure la giovane Rollergirl (così chiamata perchè non toglie mai i pattini), interpretata dalla Graham, che con chiari problemi relazionari, lascia il liceoper finire nella grande "famiglia" del porno regista. Il film vuole mostrare la differenza tra quelle che erano i meccanismi del cinema negli anni settanta (soprattutto quello hard... si intende) e il suo cambiamento negli anni '80, fatto di maggiore avidità e dissipatezza. Nella seconda parte il regista si focalizza sul decadimento delle star e sulla svalutazione del genere hard. Molto ironcche le scene in cui, abbandonato il regista, Eddie cerca di far successo come cantante, pur essendo stonato e inascoltabile, facendo così il veros alle migliaia di star che sono nate e morte negli stessi anni '80 dopo aver inciso una sola canzone.
Paul Thomas Anderson riesce così a mostrare le sue doti di regista e sceneggiatore, già prima di girare Magnolia, quello che è tutt'ora considerto il suo capolvoro.
VOTO: 3/5

giovedì 7 febbraio 2008

Non Aprite Quella Porta - L'Inizio

Titolo originale: The Texas Chainsaw Massacre: The Beginning
Regia: Jonathan Liebesman
Sceneggiatura: Sheldon Turner
Nazionaità: USA
Anno: 2006
Durata: 84'
Interpreti principali: Jordana Brewster, Taylor Hndley, Diora Baird, Matthew Bomer, Andrew Bryniarski, R. Lee Ermy, Lee Tergesen, Terrence Evans
TRAMA: 1969. Un neonato viene abbandonato in un cassonetto nelle campagne del Texas. Viene raccolto e cresciuto dagli Hewitt, una famiglia di squilibrati, che lo rende parte di quel nuceo malato. Quando il mattatoio che dava lavoro al paese (tra cui all stesso ragazzo ormai cresciuto)viene chiuso per ragioni sanitarie, tutti abbandonano il paese, tranne la famigia Hewitt, che inizia a rendersi protagonista di crudeli omicidi a sfondo cannibalesco. Un gruppo di malcapitati ragazzi, capiterà tra le loro mani.
CONSIDERAZIONI: Questo film si pone come il prequel del Non Aprite Quella Porta di Tobe Hooper, cult del 1974. Ma per le caratteristiche presentate è molto più vicino a quello che fu il remake del 2003 ad opera di Nispel, riproponendone anche parte del cast. Liebesman quindi si affianca alla linea del 2003, portando sullo schermo una violenza splatter quasi insostenibile. A differenza dello stile mostrato da Hooper, qui il filo conduttore si basa sulle carni macinate e sull'esplicito sadismo. Niespel, però, nel suo remake riuscì a giocarsi questa carta con più classe, non arrivando mai a raggiungere i risultati fin troppo esagerati di Liebsman. E' vero che i film horror devono, come dice il nome, far inorridire, ma questo non necessarimente deve essere fatto per mezzo di scene che potrebbero giornalmente vedersi se si lavorasse in una macelleria. La tensione riesce ad essere sostenuta, anche se in alcuni momenti sa troppo di già visto. Anche qui non poteva mancare l'inseguimento tra boschi e mattatoio con la motosega o i famosi ganci del mestiere che si piantano un po' ovunque. Ottima comunque l'interpretazione d R. Lee Ermey, pazzo e sadico capofamiglia ce si improvvisa sceriffo. Peccato che la parte riguardante la giovinezza di Leatherface sa sprecata in soli cinque minuti di titoli di testa. Poteva essere approfondita meglio, glissando invece sulle parti fotocopia dei suoi predecessori.
VOTO: 2/5

Vendetta Privata

Titolo originale: Licence To Kill
Regia: John Glen
Sceneggiatura: Richard Maibaum, Michael G. Wilson
Nazionalità: Gran Bretagna, Stati Uniti
Anno: 1989
Durata: 133'
Interpreti primcipali.: Timothy Dalton, Robert Davi, David Hedison, Carey Lowell, Talisa Soto, Desmond Llewelyn, Robert Brown, Anthony Zerbe

TRAMA: Nel giorno del suo mtrimonio, Felix Leiter (Hedison), agente dell DEA, viene brutalmente divorato da uno squalo, ad opera del narcotrafficante Sanchez (Davi), riuscendo miracolosamente a restare in vita. Il fidato amico James Bond, agente segreto dell'MI6, cercherà di vendicarlo, nonostante la revoca della licenza di uccidere. Sarà aiutato dall'agente della CIA, Pam Bouvier (Lowell), e dall bella fidanzata del criminale, Lupe (Soto).

CONSIDERAZIONI: Il sedicesimo capitolo della saga dedicata all'agente segreto 007, appare come uno dei migliori mi girati. Il film non risparmia dure scene di violenza e il cattivo è cattivo davvero, e non uno di quei nemici sempre patinti e megalomani conquistatori con i quali troppo spesso James Bond ha dvuto confrontarsi. Il personaggio di Robert Davi interpreta un narcotrafficante spietato, che non mira a mirabolanti conquiste del mondo, ma solo a poter gestire indisturbato il suo traffico di droga internazionale. Timothy Dalton, bisogna essere sinceri, non è proprio il miglior interprete passato per questo ruolo. Appare infatti più simile ad un detective americano grossolano, che ad un elegante agente segreto inglese. Ma anche il tono del film è più "americano" rispetto al solito. Molte scene d'azione funamboliche e spettacolari, come lo sci nautico attaccato ad aereo o l'inseguimento con autocisterne. Può infatti essere considerato il preambolo a quelli che diventeranno i film dell'agete 007 interpretati da Pierce Brosnan, dove l'azione è filo conduttore dello svolgimento. Bellissime le due bond girl Soto e Lowell. Simpaticisima la parte di Q, al quale Llewelyn riesce a ritagliare una presenza più importante all'interno del film. Da segnalare un giovanissimo Benicio Del Toro, nel ruolo di un sadico scagnozzo del trafficante.
Il James Bond che appare in questo film è molto simile a quello che Ian Fleming aveva creato. Dalton infatti elimina completamente la vena ironica, assente nei romanzi dello scrittore. La violenza diventa esplicità e i sentimenti hanno un ruolo importante, come fu per Al Servizio Di Sua Maestà La Regina (citato nel riferimento al passato matrimonio di Bond) e per l'ultimo Casinò Royale.
John Glen è ormai un veterano della serie: questo è infatti il suo ottavo e ultimo capitolo dell'agente segreto 007.
Il titolo Vendetta privata deriva dal fatto che Licenza di uccidere era gà stato usato per il primo film della serie, nel 1962 (in realtà era Dottor No).

VOTO: 3,5/5

martedì 5 febbraio 2008

Giardini In Autunno

Titolo originale: Jardins En Autumne
Regia: Otar Iosseliani
Sceneggiatura:
Nazionalità: Francia, Russia, Italia
Anno: 2006
Durata: 115'
Interpreti principali: Severin Blanchet, Michel Piccoli, Muriel Motte, Vincent Pascal, Lily Lavina, Denis Lambert, Jacynthe Jacquet

TRAMA: In seguito ad una rivolta popolare, il ministro francese Vincent, viene sostituito dal presuntuoso e avido Théodière. Trovandosi così senza il potere e il prestigio che lo aveva sempre contrassegnato, si ritrova a vivere la vita delle persone comuni, scoprendone la bellezza.

CONSIDERAZIONI: In qesto film Iosseliani vuole mettere a confronto la vita del potente uomo politico con quella della persona comune, dimostrando che, ovviamente, il potere non porta ad una vita migliore. Purtroppo però il risultato finale mostra molti più difetti che pregi. La noia colpisce lo spettatore fin dai primi minuti di visione, con silenzi troppo dilatati e una storia che non riesce ad avvincere. Tutti i personaggi presenti sono caricature, con comportamenti stereotipati ed eccessivamente enfatizzati. Chi direbbe infatti, che la vita di Vincent post potere sia quella di un uomo comune? Amici improbabili, un appartamento occupato da abusivi e feste alle quali difficilmente ci si potrebbe trovare facendo una vita normale. Questo è il difetto più grande del film, che, a mio parere, non riesce così a raggiungre il suo vero scopo. Unico punto favorevole la (anche se sarebbe più appropriato dire il) madre di Vincent, che appare simpaticamente caratterizzata da una demenziale ironia. Non necessariamente un film d'autore deve avere come fine quello di annoiare.

VOTO: 1/5

domenica 3 febbraio 2008

Mai Dire Mai

Titolo originale: Never Say Never Again
Regia: Irvin Kershner
Sceneggiatura: Lorenzo Semple jr.
Nazionalità: Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania
Anno: 1983
Durata: 137'
Interpeti principali: SeanConnery, Edward Fox, Kim Basinger, Klaus Maria Brandauer, Max Von Sydow, Bernie Casey, Barbara Carrera

TRAMA: Due testate nucleari dell'esercito americano vengono rubate dalla SPECTRE, da una base situata in Gran Bretagna. L'incarico di recuperarle viene affidato a James Bond (Connery), agente 007, dopo essere stato mandato in una clinica per rimettersi in forma. Persueguitato da Fatima (Carrera), killer dell'organizzazione criminale, e aiutato dalla bella Domino (Basinger), Bond cercherà così di far saltare i progetti di Maximilian Largo (Brandauer), mente criminale del piano.

CONSIDERAZIONI: Mai Dire Mai viene prodotto nel 1983 in aperto contrasto con la serie ufficiale di film che vede come protagonista l'agente 007. Questo film risulta essere una sorta di remake del precedente capitolo Agente 007 - Thunderball: Operazione Tuono, e occasione per rimettere un maturo (fin troppo) Sean Connery nei panni del famoso James Bond. La EON Production rispose all'uscita di Mai Dire Mai, con l'ufficiale 007 - Octopussy: Operazione Piovra interpretato dall'ormai stanco Roger Moore, che fu persuaso a vestire un'ultima volta i panni dell'agente 007 per poter fronteggiare il ritorno di Connery, che aveva dato l'addio al personaggio nel 1977. La trovata di un James Bond invecchiato e messo un po' da parte, risulta ironica e originale (calcolando il fatto che 007 solitamente non invecchia!), anche se non basta per tenere su un'impalcatura decismente troppo pesante. A volte vedere un Connery ormai cinquantatrenne saltare da una parte all'altra e atteggiarsi a quel che era il simbolo della sua giovinezza passata, fa tenerezza. La mancanza addirittura del celebre tema musicale originale sembra ricordarti in ogni momento che non stai guardando un capitolo ufficiale della serie. Carine alcune trovate, ma nel complesso nulla di memorabile. Solo per appassionati.

VOTO: 2/5

venerdì 1 febbraio 2008

Déjà Vù - Corsa Contro Il Tempo

Titolo originale: Déjà Vù
Regia: Tony Scott
Sceneggiatura: Terry Rossio, Bill Marsilli
Nazionalità: USA, Gran Bretagna
Anno: 2006
Durata: 128'
Interpreti principali: Danzel Washington, Val Kilmer, Paula Patton, James Caviezel

TRAMA: L'agente dell'ATF Doug Carlin (Washington) indaga su un attentato ad un traghetto e sulla morte di una ragazza (Patton), che sembra collegato alla strage. L'agente dell'FBI Andrew Pryzwarra (Kilmer) mette a conoscenza Carlin su un sistema inventato dal servizio federale per vedere il futuro. Iniziano così, con l'ausilio dello strumento tecnologico, le indagini per scoprire l'identità dell'attentatore (Caviezel).

CONSIDERAZIONI: Il film girato da Scott mostra diversi punti deboli. La storia è tutto sommato azzeccata, ma fin dal primo quarto d'ora c isi inizia a rendere conto che il film è fin troppo macchiavellico, ai limiti del comprensibile. Soltanto alla fine si riesce a recuperare il filo logico del discorso, continuando comunque ad avere dei discreti buchi di significato. Questo purtroppo è causa di uno svolgimento spiegato per capi sommari e tutt'altro che chiaro. Washington riesce bene nella parte. A volte, soprattutto nella parte in cui lui torna nel passato, appaiono tutti fin troppo creduloni. Nessuno ci pensa due volte prima di credere al discorso sulla doppia fascia temporale. In realtà sarebbe stato preso fin da subito per pazzo. Interessanti le scene d'azione che riescono ad essere sufficientemente convincenti. Molto inverosimile ed esagerata la scena dell'inseguimento in macchina su doppia linea di tempo, dove il protagonista non si cura minimamente del disastro combinato sulla strada.
Un film godibile, ma ben lontano da quello che avrebbero potuto realizzare con un soggetto così interessante,

VOTO: 2/5

Al Servizio Segreto Di Sua Maestà

Titolo Originale: On Her Majesty's Secret Service
Regia: Peter R. Hunt
Sceneggiatura: Richard Maibaum
Nazionalità: Gran Bretagna, USA
Anno: 1969
Durata: 135'
Interpreti principali: George Lazenby, Diana Rigg, Terry Savalas, Gabriele Ferzetti, Ilse Steppat

TRAMA: L'agente 007 (Lazenby) questa volta è alle prese con il capo (Savalas) della temibile organizzazione criminale SPECTRE, che minaccia di contagiare il mondo con il virus Omega, che renderebbe sterile ogni forma di vita sulla terra. James Bond, cercherà di fermarlo con l'aiuto di Tracy De Vincenzo (Rigg), figlia dei un noto boss criminale (Ferzetti) e sua promessa sposa.

CONSIDERAZIONI: Primo e unico film che vide Lazenby nei panni del mitico agente segreto creato dal genio di Ian Fleming. Dopo la dipartita di Connery (che in seguito interpreterà altri due film come 007 in Una Cascata Di Diamanti nel 1971 e Mai Dire Mai nel 1983) e l'indisponibilità di altri attori come Roger Moore e Timothy Dalton, venne scelto proprio l'attore australiano, che però non riuscì a caturare il pubblico con la sua interpretazione. Per film è il sesto della serie ricompare la SPECTRE come fidato nemico. Le magnifiche location tra le alpi svizzare creano un'atmosfera magica. Le scene d'azione sono di buon livello (sempre tenendo conto di quelli che erano i mezzi dell'epoca) e il ritmo è decisamente sostenuto. Il finale è agghiacciante, motivo per il quale (fatta eccezione per il recente Casinò Royale) il film si distacca dalla positività con cui terminano gli altri prodotti della serie.
Le considerazioni fatte all'epoca sul fatto che questo fosse il film peggiore della serie soprattutto per quanto riguardava il botteghino, furono infondate se si pensa che i successivi episodi con Roger Moore, non riuscirono mai a battere l'incasso di Al Servizio Segreto Di Sua Maestà. L'interpretazione di Lazenby non è affatto di basso livello, ma, purtroppo per lui, l'abitudine del pubblico a vedere il volto di Connery nei panni dell'agente segreto non gli conferì i meriti che avrebbe meritato. Bellissima Diana Rigg, unica attrice che può vantare di aver recitato il ruolo di futura moglie del dongiovanni James Bond.

VOTO: 3,5/5