Titolo originale: The Texas Chainsaw Massacre: The Beginning Regia: Jonathan Liebesman
Sceneggiatura: Sheldon Turner
Nazionaità: USA
Anno: 2006
Durata: 84'
Interpreti principali: Jordana Brewster, Taylor Hndley, Diora Baird, Matthew Bomer, Andrew Bryniarski, R. Lee Ermy, Lee Tergesen, Terrence Evans
TRAMA: 1969. Un neonato viene abbandonato in un cassonetto nelle campagne del Texas. Viene raccolto e cresciuto dagli Hewitt, una famiglia di squilibrati, che lo rende parte di quel nuceo malato. Quando il mattatoio che dava lavoro al paese (tra cui all stesso ragazzo ormai cresciuto)viene chiuso per ragioni sanitarie, tutti abbandonano il paese, tranne la famigia Hewitt, che inizia a rendersi protagonista di crudeli omicidi a sfondo cannibalesco. Un gruppo di malcapitati ragazzi, capiterà tra le loro mani.
CONSIDERAZIONI: Questo film si pone come il prequel del Non Aprite Quella Porta di Tobe Hooper, cult del 1974. Ma per le caratteristiche presentate è molto più vicino a quello che fu il remake del 2003 ad opera di Nispel, riproponendone anche parte del cast. Liebesman quindi si affianca alla linea del 2003, portando sullo schermo una violenza splatter quasi insostenibile. A differenza dello stile mostrato da Hooper, qui il filo conduttore si basa sulle carni macinate e sull'esplicito sadismo. Niespel, però, nel suo remake riuscì a giocarsi questa carta con più classe, non arrivando mai a raggiungere i risultati fin troppo esagerati di Liebsman. E' vero che i film horror devono, come dice il nome, far inorridire, ma questo non necessarimente deve essere fatto per mezzo di scene che potrebbero giornalmente vedersi se si lavorasse in una macelleria. La tensione riesce ad essere sostenuta, anche se in alcuni momenti sa troppo di già visto. Anche qui non poteva mancare l'inseguimento tra boschi e mattatoio con la motosega o i famosi ganci del mestiere che si piantano un po' ovunque. Ottima comunque l'interpretazione d R. Lee Ermey, pazzo e sadico capofamiglia ce si improvvisa sceriffo. Peccato che la parte riguardante la giovinezza di Leatherface sa sprecata in soli cinque minuti di titoli di testa. Poteva essere approfondita meglio, glissando invece sulle parti fotocopia dei suoi predecessori.
VOTO: 2/5
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