lunedì 19 maggio 2008

Klimt

Titolo originale: Klimt - Director's Cut
Regia: Raul Ruiz
Sceneggiatura: Raul Ruiz
Nazionalità: Austria, Francia, Gran Bretagna, Germania
Anno: 2006
Durata: 129'
Interpreti principali: John Malcovich, Veronica Ferres, Saffron Burrows, Stephen Dillane, Paul Hilton, Nikolai Kinski

TRAMA: Ormai prossimo alla morte in un letto d'ospedale, il famoso artista Gustav Klimt (Malcovich) viene assistito dall'amico Egon Schiele (Kinski). Un lungo flashback ripercorre la carriera del pittore austriaco attraverso storia, passioni e ossessioni.

CONSIDERAZIONI: Il film fu presentato fuori concorso al 26° Torino Film Festival e proiettato al Festival Di Berlino del 2006. Raul Ruiz confeziona una pellicola con alti e bassi; anzi, alti e bassissimi (che tra l'altro sono l'ampia maggioranza!). La storia di Klimt viene presentata dando il maggior peso alle sue ossessioni e (forse!) malattie: una forma particolare di schizofrenia gli fa vedere personaggi e vivere situazioni inesistenti; il sesso diventa ossessione-veicolo della sua controversa personalità, che lo spinge ad avere una quantità spaventosa dei figli (che ovviamente vivono solo con le madri) e intorbidire le sue opere di ampi riferimenti sessuali. Viene mostrato nei suoi momenti di crisi più profonda, quando, criticato da tutti, decide di non cambiare arte, ma pubblico. Passa da una donna all'altra senza mai essere soddisfatto di nessuna relazione. La parte migliore del film è senza dubbio quella centrale, dove moltissime situazioni riescono a strappare qualche sorriso, che nasce dalle geniali battute del sempre bravissimo Malcovich. La regia è l'elemento più originale, anche se non nasconde una certa pesantezza nell'eccessivo sperimentalismo. L'inizio e la fine del film risultano di una noia quasi angosciante, incapaci rispettivamente di avviare e concludere efficacemente una pellicola dalla stucchevole staticità. Interessante, sotto l'aspetto storico-artistico, l'inserimento di personaggi come il fidato Egon Schiele e il regista delle origini cinematografiche Georges Meliès. Molte volte si fatica a seguire il filo delle vicende, non riuscendo sempre a distinguere la narrazione dalle raffinatezze stilistiche spesso surreali.

VOTO: 1,5/5

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