Sceneggiatura: Ian Jeffers
Nazionalità: USAAnno: 2007
Durata: 110'Interpreti principali: Kevin Bacon, Garrett Hedlund, Kelly Preston, John Goodman, Yorgo Constantine, Aisha Tyler, Matt O'Leary, Leigh Whannell, Stuart Lafferty, Jordan Garrett
TRAMA: Nick (Bacon) è marito e padre in una famiglia felice e spensierata: premuroso con la m0glie Helen (Preston) e presente con i due figli Brendan (Lafferty) e Lucas (Garrett).Una sera, tornando con il figlio Brendan da una parita di hookey di quest'ultimo, Nick assiste all'omicidio del figlio perpetrato da una gang. Distrutto dal dolore e minacciato in tribunale dal ragazzo che gli ha assassinato il figlio, decide di non farlo condannare in tribunale per farsi giustizia da solo.Quando segue e uccide l'assassino, inizierà uno scontro senza esclusione di colpi tra la famiglia Hume e la gang di teppisti.
CONSIDERAZIONI: Il film è tratto da un libro di Brian Garfiled. Death Silence è aperto manifesto al motto violenza genera violenza. Nick Hume durante il film subisce una trasformazione radicale: da perfetto marito e padre diventerà indiretto distruttore della sua famiglia. La volontà di non accontentarsi davanti alla punizione (effettivamente irrisoria) della legge porta il protagonista in una spirale di violenza nella quale non pensava (almeno inizialmente) di finire. L'errore principale della sua vendetta sta nell'aver inconsapevolmente ucciso proprio il fratello di Billy, il capobanda, che non è disposto ad accettare l'uccisione del parente come un pareggio dei conti. Per la banda di malviventi la morte del figlio di Nick non rappresenta un conto aperto, ma soltanto prova d'iniziazione per l'ingresso nella gang. Le due visioni della perdita sono radicalmente diverse, anche se porteranno poi alle stesse conseguenze. Nick non è disposto ad accettare un patteggiamento in tribunale, perchè non vuole nessuno sconto per la morte di suo figlio. Legge inadeguata? Anche. Ma questo film è prova evidente di ciò che può succedere quando si vuole scavalcare la legge. Nella parte finale un grosso colpo di scena lascia lo spettatore completamente spiazzato: nessuno poteva immaginare che realemente la banda sarebbe riuscita a freddare i tre componenti della famiglia rimasti. Fortunatamente Nick e il figlio si salvano, nonstante il secondo sia in gravi condizioni. Per la moglie non c'è nulla da fare. Nemmeno in questo caso Nick lascia perdere: si arma e si trasforma (anche nel look) per sterminare una volta per tutte la banda, così da vendicare definitivamente la sua famiglia. Come si poteva immaginare il gioco non ha mai fine. Nick, diventato in tutto e per tutto come uno della gang, si improvvisa vendicatore. E' paradossale come un tranquillo colletto bianco possa diventare in un attimo uno sterminatore abilissimo nell'uso delle armi e nella freddezza d'esecuzione. Bella l'immagine finale in cui, sterminata praticamente tutta la banda, Nick e Billy, moribondi su una panchina eseguono i loro ultimi passi: Billy fa notare a Nick come ora sia somigliante ad uno dei loro, mentre il secondo si sente spinto fino alla fine dal dovere di completare la sua vendetta uccidendo il nemico. Il regista Wan (director del famoso Saw - L'enigmista) vuole mostrare come entrambe le situazioni, seppur diverse, possano portare agli stessi risultati: Nick, per quanto eroe tragico della situazione non mostra una completa integrità morale, così come Billy, da perfetto cattivo, mostra le cause della sua deviazione in una vita trascorsa nei bassifondi, abbandonato nell'educazione dal padre, moralemente peggiore del figlio. Purtroppo però il regista non riesce mai a far vedere il cattivo Billy sotto una luce migliore e meno colpevole; riesce invece a non far condividere completamente le azioni del protagonista, pur restando dalla sua parte nel momento in cui è necessaria una scelta. Un film riuscito a metà: dal regista dell'ottimo Saw ci si poteva aspettare di più, mentre non si resta delusi davanti alle scene di violenza, che riescono ad essere sempre efficaci e difficilmente sopportabili.
VOTO: 2,5/5
TRAMA: Nick (Bacon) è marito e padre in una famiglia felice e spensierata: premuroso con la m0glie Helen (Preston) e presente con i due figli Brendan (Lafferty) e Lucas (Garrett).Una sera, tornando con il figlio Brendan da una parita di hookey di quest'ultimo, Nick assiste all'omicidio del figlio perpetrato da una gang. Distrutto dal dolore e minacciato in tribunale dal ragazzo che gli ha assassinato il figlio, decide di non farlo condannare in tribunale per farsi giustizia da solo.Quando segue e uccide l'assassino, inizierà uno scontro senza esclusione di colpi tra la famiglia Hume e la gang di teppisti.
CONSIDERAZIONI: Il film è tratto da un libro di Brian Garfiled. Death Silence è aperto manifesto al motto violenza genera violenza. Nick Hume durante il film subisce una trasformazione radicale: da perfetto marito e padre diventerà indiretto distruttore della sua famiglia. La volontà di non accontentarsi davanti alla punizione (effettivamente irrisoria) della legge porta il protagonista in una spirale di violenza nella quale non pensava (almeno inizialmente) di finire. L'errore principale della sua vendetta sta nell'aver inconsapevolmente ucciso proprio il fratello di Billy, il capobanda, che non è disposto ad accettare l'uccisione del parente come un pareggio dei conti. Per la banda di malviventi la morte del figlio di Nick non rappresenta un conto aperto, ma soltanto prova d'iniziazione per l'ingresso nella gang. Le due visioni della perdita sono radicalmente diverse, anche se porteranno poi alle stesse conseguenze. Nick non è disposto ad accettare un patteggiamento in tribunale, perchè non vuole nessuno sconto per la morte di suo figlio. Legge inadeguata? Anche. Ma questo film è prova evidente di ciò che può succedere quando si vuole scavalcare la legge. Nella parte finale un grosso colpo di scena lascia lo spettatore completamente spiazzato: nessuno poteva immaginare che realemente la banda sarebbe riuscita a freddare i tre componenti della famiglia rimasti. Fortunatamente Nick e il figlio si salvano, nonstante il secondo sia in gravi condizioni. Per la moglie non c'è nulla da fare. Nemmeno in questo caso Nick lascia perdere: si arma e si trasforma (anche nel look) per sterminare una volta per tutte la banda, così da vendicare definitivamente la sua famiglia. Come si poteva immaginare il gioco non ha mai fine. Nick, diventato in tutto e per tutto come uno della gang, si improvvisa vendicatore. E' paradossale come un tranquillo colletto bianco possa diventare in un attimo uno sterminatore abilissimo nell'uso delle armi e nella freddezza d'esecuzione. Bella l'immagine finale in cui, sterminata praticamente tutta la banda, Nick e Billy, moribondi su una panchina eseguono i loro ultimi passi: Billy fa notare a Nick come ora sia somigliante ad uno dei loro, mentre il secondo si sente spinto fino alla fine dal dovere di completare la sua vendetta uccidendo il nemico. Il regista Wan (director del famoso Saw - L'enigmista) vuole mostrare come entrambe le situazioni, seppur diverse, possano portare agli stessi risultati: Nick, per quanto eroe tragico della situazione non mostra una completa integrità morale, così come Billy, da perfetto cattivo, mostra le cause della sua deviazione in una vita trascorsa nei bassifondi, abbandonato nell'educazione dal padre, moralemente peggiore del figlio. Purtroppo però il regista non riesce mai a far vedere il cattivo Billy sotto una luce migliore e meno colpevole; riesce invece a non far condividere completamente le azioni del protagonista, pur restando dalla sua parte nel momento in cui è necessaria una scelta. Un film riuscito a metà: dal regista dell'ottimo Saw ci si poteva aspettare di più, mentre non si resta delusi davanti alle scene di violenza, che riescono ad essere sempre efficaci e difficilmente sopportabili.
VOTO: 2,5/5

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