mercoledì 20 aprile 2011

Manhattan

Titolo originale: Manhattan
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen, Marshall Brickmann
Nazionalità: USA
Anno: 1979
Durata: 90'
Interpreti principali: Woody Allen, Diane Keaton, Michael Murphy, Mariel Heminghway, Maryl Streep, Anne Byrne

TRAMA: Isaac Davis (Allen) è uno sceneggiatore televisivo oltre i quaranta appena divorziato, che ha una relazione con Emily (Byrne), una ragazza di diciassette anni. Frequentando il suo amico Yale (Murphy) conosce la sua amante, Mary (Keaton), con la quale sente un particolare feeling.

CONSIDERAZIONI: Questo è forse considerato il film più famoso di Allen, che con questa pellicola era alla sua decima opera da regista. Celebrato da una romantica fotografia in bianco e nero di una Manhattan senza tempo, costruisce (assieme allo sceneggiatore Brickmann) un intellettuale intreccio riflessivo sull'amore e sui rapporti di coppia ai giorni nostri (che ormai han più di trent'anni e non sembrano affatto cambiati) già portato in scena con Io e Annie (1977). Sulla cornice della sua amata Manhattan, Allen rimette in scena il suo famoso (e forse un po' copia e incolla) personaggio nevrotico e cinico, diventato simbolo delle sue interpretazioni da attore. Un inconfondibile e logorroico fluire di discorsi con e senza senso allo stesso tempo, diventano funzionali ad una narrazione che non vuole nascondere la confusione e leggerezza spesso contraddittoria di rapporti che sembrano costruirsi su fitte reti di bugie e giochi di ruolo. La sfiducia sui rapporti fra uomini e donne dell'Allen di questo periodo rimbomba ossessiva nei continui cambi di direzione che contraddistinguono le relazioni nel film: lo stesso Ike salta in continuazione tra Emily e Mary, che a sua volta salta tra lui e Yale che a sua volta salta fra Mary e la moglie Tracy, unica che stoicamente accetta la scappatella del marito come un inevitabile compromesso per mandare avanti un matrimonio. D'effetto il finale dove l'unica persona a credere ancora nella necessità di fidarsi degli altri è proprio la giovane Emily, ancora vergine rispetto alle problematiche degli adulti e rappresentante di una generazione che forse avrebbe potuto cambiare la visione di una società in decadenza. In questo film spesso si sorride, ma difficilmente si riesce a ridere. Allen inserisce dialoghi e battute caratteristici del suo stile, con critiche sottili che toccano i classici temi cari alla comicità dell'attore, come religione, società e sessualità.
La regia risulta essere molto originale e sperimentale (come fu per Io e Annie), dove la scelta delle inquadrature e la fotografia carica spesso di poetici chiaroscuri poco convenzionali, danno un tocco decisamente artistico anche all'aspetto tecnico. Una pellicola che merita di essere vista, data anche l'importanza storica che riveste nella filmografia di un genio della settima arte che riesce sempre a sfruttare situazioni e spaccati di vita quotidiana per sviscerare e, molto più semplicemente, raccontare dinamiche che influenzano la società moderna.

VOTO: 3,5/5

1 commento:

Nico ha detto...

Questo film merita almeno 2 voti in più.
Non avendo voglia di spiegare nel dettaglio (potrei metterci delle ore) il perché la penso così, mi limiterò a riassumere dicendo: semplicemente sublime.