Titolo Originale: La Casa Dalle Finestre Che RidonoRegia: Pupi Avati
Sceneggiatura: Antonio Avati, Pupi Avavti, Gianni Cavina, Maurizio Costanzo
Nazionalità: Italia
Anno: 1976
Durata: 110'
Interpreti Principali: Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Giulio Pizzirani
TRAMA: Stefano (Capolicchio) è un talentuoso restauratore che giunge in un paesino della provincia di Ferrara per lavorare ad un affresco del pittore Bruno Legnani. Mentre svolge il suo lavoro nota delle cose molto strane legate al dipinto e al paesino dove si trova. Con il passare del tempo emergono nuove terrficanti verità sul pittore, al quale sembrano collegate diverse morti e sparizioni. Con l'aiuto della giovane nuova maestra del paese (Marciano), del quale si innamora, cercherà di mettere luce sui sinistri avvenimenti e sulla verità rigurado al Legnani, che tutti sembrano voler tenere nascosta.
CONSIDERAZIONI: Pupi Avati costruisce un film sull'orlo della perfezione. La storia è avvincente e l'alone di mistero che si crea sul personaggio di Bruno Legnani e della sua famiglia non può che coinvolgere lo spettatore. La caratterizzazione del protagonista è efficace come quella di tutti glia abitanti del paesino che riescono singolarmente a comunicare un senso di attesa che sembra non essere mai soddisfatto, se non nel finale a dir poco eccezionale. La sensazione che ci avvolge fin dal primo momento è quella di un paesino rurale malato, dove l'apparente calma e tranquillità non è altro che la maschera di una società corrotta dalla perversione e dall'ipocrisia.
Unica pecca, se proprio ne vogliamo trovare una, è la recitazione non sempre brillante degli interpreti.
VOTO: 4/5
1 commento:
"La casa dalle finestre che ridono" è un capolavoro assoluto, mai neppure avvicinato dallo stesso Avati (autore anche di "Zeder", l'altro dei suoi famosi "horror padani"). Il regista ha detto di voler dare corpo alle inquietudini che la campagna gli ha sempre suscitato. Ma il ruolo del prete e della claustrofobica presenza di una fede ottocentesca non gioca un ruolo secondario (proposta di un regista spesso sensibile a questi temi). Certo i dialoghi non sono eccezionali, ma è poca cosa tenendo conto la situazione italiana in generale (i film di Dario Argento non hammo mai brillato sotto questo aspetto...): mai nessuno è riuscito a realizzare un film così profondamente simile alle suggestioni malate evocate da Lovecraft. Voluto o no, questo è un particolare che risulta decisivo, specie nella seconda parte, quando il clima si fa letteralmente agghiacciante e mi regalò una pura notte di terrore qualche anno fa... Molti i particolari inquietanti: il cadavere conservato sotto formalina in armadio, le risate agghiaccianti delle vecchie, la sorpresa finale, la prospettiva dilatata e disorta dell'occhio del protagonista, la misteriosa mano che si appoggia all'albero nell'ultima celeberrima inquadratura... Mai come questa volta una sceneggiatura piena di buchi (come non ricordare "Regalo di Natale"?) è risultata funzionale al film: molti sono gli spunti e gli interrogativi, infinite le congetture (io per primo penso che si potrebbe trattare anche di un'orribile truffa organizzata e avvallata dal nano che vorrebbe "modernizzare" il paese). Un film fenomenale, che tutti dovrebbero vedere per capire cos'è veramente il cinema.
Voto: 4,5/5
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