martedì 8 febbraio 2011

Lady Vendetta

Titolo originale: 친절한 금자씨 - Chinjeolhan geumjassi
Regia: Park Chan-wook
Sceneggiatura: Jeong Seo-Gyeong, Park Chan-wook
Nazionalità: Corea del Sud
Anno: 2005
Durata: 112'
Interpreti principali: Lee Yeong-ae, Choi Min-sik, Lee Seung-Shin, Go Su-hee, Kim Byeong-ok, Kim Bu-seon, Nam Il-woo, Kim Shi-hoo

TRAMA: Lee Geum-ja (Yeong-ae) uscita di prigione dopo tredici anni di reclusione per l'omicidio di un bambino, cercherà vendetta su chi l'ha costretta ha prendersi la colpa per ciò che non ha commesso. I risvolti saranno più amari del previsto.

CONSIDERAZIONI: La pellicola è il terzo e ultimo capitolo della trilogia che il regista coreano dedica al tema della vendetta, dopo Mister Vendetta (2002) e Old Boy (2003). Il film si presenta come un complesso mosaico al quale si aggiungono alla narrazione principale innumerevoli flashback e collegamenti laterali a personaggi secondari, che ci accompagnano per mano dentro un affresco di sofferenza e violenza. Park Chan-wok ha sempre la capacità di investire i propri protagonisti di un'ambiguità difficile da scindere: pur cercando vendetta Geum-ja per una punizione ingiustamente scontata (almeno nella sua totalità), fino a che punto è giustificata per aver salvato la propria figlia a discapito di quella di altri numerosi bambini uccisi dal pervertito professor Baek? E' sufficiente la ricerca di redenzione nel terribile carcere femminile dove una prigioniera despota tiene psicologicamente (e fisicamente) in pugno le proprie compagne? O la penitenza davanti ai genitori del bambino pronta a privarsi di tutte le dita della mano? Uno degli aspetti interessanti del film, a mio avviso, è che ognuno è libero di dare il peso alla risposta a seconda di ciò che sente giusto. Davanti ad un personaggio palesemente negativo come il pedo-killer Mr.Baek, vengono a contrapporsi altri personaggi ai quali non è possibile dare una delineata connotazione morale. Ai parenti dei bambini a cui viene data la possibilità di vendicarsi (davanti ad un rifiuto d'esecuzione per mano della protagonista che forse non si sente così pienamente giustificata per compiere lei stessa il gesto) uccidendo il carnefice dei propri figli, non solo accettano di diventare (credo umanamente) a loro volta carnefici, ma fin da subito inizia ad aleggiare l'interesse e la volontà di recuperare i soldi del riscatto pagati in precedenza, portando così la reazione dal piano emotivo a quello materiale. Lo stesso ispettore Choi, spinto da una personale interpretazione della giustizia e dal senso di colpa per non aver portato le indagini sulla giusta strada, diventa complice del linciaggio, quasi a voler seppellire con il cadavere il suo fallimento. Toccante la storia legata alla figlia di Geum-ja, data in adozione dopo la reclusione della madre. Ancora una volta il cinema asiatico dimostra di trattare temi difficili senza tabù rappresentativi, inserendo scene e situazioni che la produzione occidentale avrebbe di certo smorzato nei toni. La trasposizione di Chan-wok della poesia in immagini viene supportata da un'impeccabile realizzazione tecnica: l'originalità del montaggio (Kim Jae-Beom, Kimm Sang Beom) e la splendida fotografia (Chung Chung-Hoon) trasformano in gioiello una sceneggiatura praticamente perfetta. La musica non potrebbe essere più suggestiva e ricercata. Vincitore nel 2005 del Leoncino D'Oro alla 62a Mostra Internazionale d'arte cinematografica di Venezia e premio al Miglior regista al Bangkok Festival del 2006.

VOTO: 4/5

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