martedì 8 aprile 2008

Metropolis

Titolo originale: Metropolis
Regia: Fritz Lang
Sceneggiatura: Thea Von Harbou, Fritz Lang
Nazionalità: Germania
Anno: 1926 (visionata versione 1984 di Giorgio Moroder)
Durata: 119' (versione 1984, 87')
Interpreti principali: Brigitte Helm, Gustav Frohlich, Alfred Abel, Rudolf Klein-Rogge,

TRAMA: Nella città di Metropolis, governata dal dispotico John Fredersen (Abel), le classi sociali sono ben distinte: i ricchi vivono spensierati nella città, ignorando completamente la classe operaia, che viene sfruttata (ai limiti della schiavitù) nel sottosuolo, per produrre l'energia necessaria alla metropoli. Il figlio del dittatore, Freder (Frohlich), venuto a contatto con gli operai e scoperta la loro condizione, soprattutto grazie alla loro bellisima guida spirituale Marie (Helm) di cui si innamora, decide di unirsi nel lavoro in fabbrica, diventando di fatto uno sfruttato per scelta. Il dittatore, spaventato dalla voglia di rivoluzione della classe operaia, decide di commissionare al mago-scienziato Rotwang (Klein-Rogge) la costruzione di un robot che assuma le sembianze di Marie, per sedare i tumulti.

CONSIDERAZIONI: Non posso esimermi dal concordare con Luis Bunuel quando affermava, in una nota recensione al film del 1927 "Quelli che considerano il cinema in quanto valido narratore di storie, patiranno con Metropolis una profonda delusione [...] Ma se all'aneddoto preferiamo lo sfondo plastico-fotogenico del film, allora Metropolis colmerà tutte le misure, ci stupirà come il più meraviglioso libro di immagini che sia mai stato composto." La scenografia, la fotografia e le immagini evocative sono gli elementi portanti di questo kolossal padre del cinema di fantascienza. La costruzione della città è magistrale, considerando l'epoca in cui viene prodotto, e gli effetti visivi non hanno niente da invidiare (anzi!) alle nostre moderne riproduzioni digitali. Il montaggio è molto particolare e unisce scene visionarie di un impatto non indifferente. Non si può dire lo stesso per quanto riguarda la sceneggiatura, che appare pesante e con numerose falle. La contrapposizione tra le due classi incarna tutti gli stereotipi del caso, con gli operai superstiziosi e ridotti in schiavitù, mentre i ricchi borghesi viziosi e snob considerano inferiori tutti quelli che non appatengono alla loro "categoria". Viene inserito il tema del doppio: quello cattivo e negativo incarnato dal robot, in contrasto con la bontà e correttezza della protagonista femminile. Anche il personaggio di Rotwang è interessante, in quanto mostra il punto d'incontro tra la società borghese e quella operaia, tra la scienza e la magia. Ma il vero nodo unificatore, nel finale, è proprio quel figlio del dittatore tanto vicino alla classe operaia, che porterà alla nascita del famoso ceto medio, portando la pace tra le due fazioni.
Sono state fatte numerose versioni del film, sia all'uscita negli anni '20 sia in seguito. Infatti negli Stati Uniti uscì una versione ridotta, rispetto a quella tedesca, di circa 2500 metri di pellicola, contro gli originali 4190. Lo storico del cinema Patalas editò una versione filologicamente corretta, recuperando ed unendo tutti i materiali provenienienti dalle varie versioni del film (spartiti originali, compresi), arrivando ad una durata di 147'. Nel 1984, il musicista Giorgio Moroder confezionò una versione di 87' accompagnata da una colonna sonora rock, che vedeva tra gli interpreti anche il rimpianto Freddy Mercury. Non sempre la musica di Moroder riesce a creare la giusta atmosfera e ad essere adeguata, ma ha il merito di aver riportato il film in auge nel corso degli anni '80. Ha contribuito a questo ringiovanimento della pellicola anche il colore: non un'accurata pintura della pellicola, ma delle monocromie variabili a seconda del sentimento trasmesso.
Il film di Fritz Lang è ormai un pezzo di storia, anche grazie alla sua importanza di padre fondatore di un genere, pur non nascondendo i punti deboli dovuti ad una sceneggiatura non perfettamente limata e coerente.

VOTO: 3,5/5

5 commenti:

Paolo Nardi ha detto...

Metropolis è la quintessenza del cinema inteso come arte spettacolare, completamente responsabile della sua missione e capace di incantare e giustificare l’esistenza stessa dell’esperienza cinematografica. La città di Lang, con i suoi giganteschi palazzi e la sua società stratificata, torna a dare un’immagine gerarchica della società secondo l’arcaico modello delle società faraoniche. Concordo sulla sceneggiatura, molto schematica e con tutti i temi degli anni in cui il film è stato realizzato (i problemi della classe operaia), ma bisogna pensare che su di essa grava la pesante ombra del nazismo (la moglie di Lang, Thea von Harbou, era nazista ed è la responsabile del messaggio finale di pacificazione tra le classi). Una visione di netta contrapposizione che può sfociare in tragedia oppure in alleanza: molto efficace, a questo proposito, la scelta di cambiare il colore dei capelli del protagonista: all’inizio è biondo, poi quando sostituisce l’operaio anche i suoi capelli diventano neri, e quando nel finale diventa mediatore, sono di colore grigio. Molti i riferimenti biblico-profetici (il pentimento e i peccati capitali, i bambini che vanno a raccolta dalla predicatrice Maria, bruciata a sua volta come Giovanna d’Arco), ma il finale sulla cattedrale ricorda il Gobbo di Notre Dame. Da segnalare che dal robot di Maria è nato l’androide C-3PO della trilogia di Star Wars ideata da Gorge Lucas.

Voto: 4/5

Anonimo ha detto...

3,5 a Metropolis???? Marco, sei uno scandalo! Metropolis è uno dei più grandi capolavori del cinema, a livello di regia, di sceneggiatura, di scenografia, di fotografia etc etc. A mio avviso merita un 5 pieno, non solo per il peso storico dell'opera, ma proprio perché in sé è un film stupendo.

Marco Dall'Ara ha detto...

Caro, Nicolò, in risposta al commento vorrei precisare che non sono affatto l'unico a trovare numerosissimi difetti al pur ottimo, storico, epocale, importante film di Lang. Prima di scrivere una recensione su film diciamo "di una certa importanza", cerco di documentarmi il più possibile sia sull'autore che sul film. Inizialmente, prima di informarmi, pensavo di essere l'unico a non aver visto il film come simbolo di perfezione. Invece, se ti interessa, potrai scoprire che sia Paolo Mereghetti nel suo dizionario critico, sia Giacomo Manzoli nel suo Trenta Passi Della Storia Del Cinema la pensano cme me (a dire il vero, anzi, sono io a pensarla come loro). Devo inoltre però sottolineare che ho visto la versione modificata (e abbndantemente tagliata) di Moroder, che a mio avviso non sempre è stata all'altezza. Mi riprometto, nel caso vedessi la versione originale di 119' o meglio ancora quella filologicamente corretta di 147' di fare nuova recensione e, nel caso lo meritasse, di esprimere un giudizio diverso. Poi, comunque, i voti vengono dati inserendolo in un genere e in un contesto storico ben preciso. Un 3,5 per Metropolis, non corrisponde esattamente ad un 3,5 dato magari ad una commedia.
Il mondo è bello perchè è vario e rispetto ugualmente i giudizi di tutti. In fondoil bello di un blog è proprio quello di confrontarsi... :-)

Anonimo ha detto...

Beh, intanto la versione anni '80 fa cagare, se non altro per la musica che non c'entra un cavolo; è veramente un insulto a Fritz Lang. E dato che hai visto quella, ti perdono. ;-)
Però ribatto che proprio perché siamo nel '27 che Metropolis vale un 5 pieno. Rifatto con i canoni dei giorni nostri sarebbe interpretato da Stallone, che, in un primissimo piano, punterebbe una pistola allo scienziato cattivo esclamando: "Tu sei il male, io sono la cura" e gli farebbe schizzare le cervella.

Paolo Nardi ha detto...

Mi permetto di dissentire. La versione di Moroder, per quanto tamarra ed esagerata (come era tipico degli anni Ottanta), ha avuto il merito di creare l'evento e di recuperare il fascino dell'originale, con una colonna sonora apposita, tra l'altro molto bella ed evocativa. Un buon metodo per rivalutare capolavori del passato senza snobismi intellettuali.