Titolo originale: Mein Fuhrer - Die Wirklich Wahrste Wahrheit Uber Adolf Hitler Regia: Dani Levy
Sceneggiatura: Dani Levy
Nazionalità: Germania
Anno: 2007
Durata: 91'
Interpreti principali: Helge Schneider, Ulrich Muhe, Sylvester Groth, Ulrich Noethen, Adriana Altaras
TRAMA: A pochi mesi dalla caduta del Terzo Reich, Goebbels (Groth) decide di affiancare al Fuhrer (Schneider) ormai demotivato, l'attore ebreo Adolf Grunbaum (Muhe) con lo scopo di rimetterlo in sesto e fargli tenere, con la sua passata verve di oratore, un trionfale discorso al popolo tedesco. In realtà è tutta una macchinazione per uccidere il Fuhrer durante la cerimonia e far passare così il potere nelle mani di Goebbels e Himmler.
CONSIDERAZIONI: Sommerso di polemiche ancora prima di uscire, questo film del regista svizzero Dani Levy dimostra un'originalità davvero rara. Trasformare tutti gli esponenti del regime nazista in pazzi al limite del ridolo, rilegge in chiave parodico-umoristica la vera follia storica del movimento. L'idea che Hitler accetti di imparare e, sopprattutto mostrarsi debole, con un ebreo è quanto di più astorico possa esserci. Ma guardare questo film con la pretesa di riconoscere la storia così com'è stata e sbagliatissimo. Infatti la storia è solo contorno e occasione di spunto. Il fulcro centrale del film è l'ambiguo rapporto tra il Fuhrer e Grunbaum: il primo ridiventa bambino accanto all'attore ebreo, mentre il secondo, fino alla scena finale, è ad un passo da diventare come un nazista. Ma forse è solo apparenza. Infatti più volte adolf Grunbaum cerca di fare qualcosa per il suo popolo, come far sgombrare (fallendo) un campo di concentramento(villaggio vacanze per i nazisti) o cercare (sempre vanamente) di assassinare Hitler. L'attore ha la capacità di far fare al Fuhrer tutto quello che vuole, sotto gli occhi increduli dello zoccolo più duro del regime. Himmler viene ritratto come una pazzo fondamentalista (come in realtà d'altronde) che, da metà film in poi, ha un braccio immobilizzato da una fasciatura che lo fa stare sempre in posizione di saluto nazista, con l'arto dritto proteso in avanti. Memorabile la scena in cui Hitler si mette a dormire come un bambino tra Grunbaum e la moglie che, prontamente cerca di ucciderlo non ricevendo alcun aiuto dal marito ormai deciso a vedere Hitler come una sorta di bambino maltrattato. Per non trasformare l'attore ebreo in una figura negativa, il finale con la sua morte è inevitabile.
Accusato di aver trasformato Hitler in una figura ridicola di cui aver pietà, il film dimostra invece di saper ironizzare anche su argomenti scottanti per il popolo tedesco. Dopo averci già provato, riuscendoci solo per metà, con Zucker!... Come Diventare Ebreo In Sette Giorni (2004), Dani Levy cerca nuovamente di superare i tabù imposti dalla cultura tedesca, timorosa di risvegliare cattive opinioni nei loro riguardi a causa del (purtroppo) indimenticabile passato storico. Questa volta però ci riesce meglio rispetto al primo tentativo. La caratterizzazione dei personaggi è ben riuscita e fa rimpiangere la bravura dello scomparso Ulrich Muhe, morto per un cancro allo stomaco pochi mesi dopo l'uscita del film. Le battute sono geniali, così come le ridicole situazioni che si creano a causa del codice comportamentale e burocratico nazista. Fa amaramente sorridere la scala valori delle perdite di guerra: quando a Goebbels viene comunicata la distruzione della sua villa di Berlino, la sua più grande indignazione era legata alla definitiva perdita della collezione di peluche del figlio. Insomma, un ritratto disimpegnato di un regime sulla via dell'autodistruzione.
VOTO: 3/5
1 commento:
Debbo dire, in realtà, che, a parte qualche scena, l'ho trovato un po' noioso per una commedia, come vuol essere.
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