venerdì 14 marzo 2008

Natural Born Killers

Titolo originale: Natural Born Killers
Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: David Veloz, Richard Rutowski, Oliver Stone
Nazionalità: USA
Anno: 1994
Durata: 122'
Interpreti principali: Woody Harrelson, Juliette Lewis, Robert Downey jr, Tommey Lee Jones, Tom Sizemore


TRAMA: Mickey e Mallory Knox sono due sadici assassini che terrorizzano (e affascinano) l'America con i loro folli omicidi completamente spontanei. Diventeranno gli "idoli del male" di una generazione anche dopo essere stati arrestati. L'epilogo sarà sanguinolento.


CONSIDERAZIONI: IL film è basato su un soggetto di Quentin Tarantino, che non ha risparmiato le polemiche sulla sua realizzazione. Oliver Stone osa, perdendo a tratti la strada. La grafica e il montaggio sono originali e molto particolari, e non nascondono l'influenza tarantiniana. Purtroppo, però, il soggetto è davvero troppo delirante. Dopo la prima metà del film si perde completamente la bussola: i dialoghi diventano pura follia e il plot assurdo e davvero esagerato. L'esplosione di violenza e degenerazione finale sembrano più frutto dell'ingenuità dello screenplay piuttosto che un effetto ricercato. Gli interpreti sono buoni e cercano in tutti i modi di dare un senso ad una sceneggiatura sconclusionata. Il sangue si spreca e le esagerazioni, sopratuttto quelle riguardanti la popolarità mediatica e quasi divina raggiunta, sono davvero troppe.

VOTO: 1,5/5

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Un film assolutamente privo di senso, senza nessuna logica apparente (ma anche se si ragiona e si ragiona non c'è scampo, non si trova proprio niente), senza nessun senso artistico (ok, ci sono alcune idee registiche che avrebbero potuto alzare le aspettative ma...), senza una sceneggiatura (il soggetto è di Tarantino, ma solo il soggetto, e comunque questo non da nessuna garanzia, dal momento che secondo me Tarantino potrebbe darsi all'ippica), senza attori decenti (i due protagonist si notano solo quando si baciano "appassionatamente").
E' tutto, mi sembra di avere detto già abbastanza.

Paolo Nardi ha detto...

Un film allucinante e frenetico, sopra le righe e ipertrofico, che sarebbe divertente se preso per ciò che effettivamente, ma che risulta pretenzioso per la velleità dell’integralista Stone di fare della sociologia spicciola: in pratica, i due criminali vengono quasi assolti in quanto prodotti di una società che produce solo odio, anzi, sono quasi i veri eroi mentre i veri mostri sono giornalisti e poliziotti (il poliziotto che strangola anche una donna e il giornalista che, per amore dello scoop, causa la rivolta nel carcere). Esemplare la scena del motel quando Michey e Mallory stanno facendo l’amore mentre alla tv si vedono film violenti con una donna legata in un angolo, gli insetti si mangiano tra loro e fuori dalla finestra scorrono immagini del XX secolo con Stalin, Hitler, l’Armenia e la devastazione ecologica. Ma è soprattutto la tv la vera ossessione del regista, sempre presente nella fuga dei due sbandati innamorati, una tv che condanna la violenza a parola ma la mostra ogni volta che può. Tutto il film è addirittura girato proprio come in televisione, un megavideoclip dove l’inquadratura, il colore e il tipo di pellicola cambiano ogni cinque secondi: Super-8, 16 e 35mm, bianco e nero, colore, blue screen, materiale d’archivio, immagini da telecamere di sorveglianza, effetti digitali, morphing, retro-proiezione, a velocità diverse, spesso rallentate o accelerate, frammentate, immobilizzate, sovrapposte, sghembe, disegni animati, brani di programmi televisivi, pezzi di film, spot pubblicitari, deformazioni che per un attimo disfano le facce, aloni abbaglianti che isolano un dettaglio, luci acide o rosse o dorate, esplosioni luminose, irruzioni d’immagini vegetali o animali (lupi, serpenti, scorpioni, pesci). Non mancano i tocchi di puro genio, come quello dell’infanzia di Mallory narrata come una sit-com perversa, con tanto di risate pre-registrate. Atroce invece l’episodio in cui i due killer si confrontano con la saggezza del vecchio indiano. In definitiva, un film moralista e fintamente scandalistico, sicuramente esagerato ma, negli esiti, innocuo.

Voto: 2,5/5

Anonimo ha detto...

Il film vuole condannare i media, che spettacolarizzano e sfruttano la violenza per fare audience, è quindi una metariflessione, visto che anche i film fanno parte del linguaggio mediatico. Peccato che Stone per lanciare il suo messaggio abbia usato gli stessi strumenti che voleva criticare: violenza, violenza, violenza. In ogni caso non mi sento di dare un giudizio negativo:si possono condividere o meno i modi in cui il regista ha scelto di parlare di media e violenza, ma il film riesce a far riflettere lo spettatore su questi temi, ed è questo l'importante! Oltretutto la qualità tecnica è notevole: dal montaggio, alla colonna sonora, ai paesaggi, agli attori (i protagonisti sono stati oggetto di cattive critiche..io li ho trovati molto bravi, sembrano davvero due psicopatici!), le scelte stilistiche..
voto: 3,5/ 5